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16 luglio 2019

Sostanze follicolostimolanti (potenziare la crescita dei capelli) - Cura dei Capelli



La crescita dei capelli è fisiologicamente influenzata da molteplici fattori interni ed esterni.
In un altro articolo (che puoi recuperare QUI) abbiamo già visto quali sono le abitudini atte a migliorare la naturale crescita dei nostri capelli mantenendola al miglior regime genetico possibile.
In questo articolo, invece, vedremo insieme come dare uno sprint esterno ai capelli, utilizzando sostanze follicolostimolanti che vadano a potenziare ulteriormente l'attività dei follicoli e quindi la crescita mensile dei nostri capelli.
Come ho già spiegato, stimolare un potenziamento della crescita dei capelli è possibile, ma è bene farlo per periodi programmati, concedendo ai follicoli dei cicli di "riposo" in cui non vengono sovrastimolati, per evitare di stressarli troppo e causarne la stanchezza e lo spegnimento.

Come funzionano le sostanze follicolostimolanti


Alechka Nasirova

Le materie follicolostimolanti sono ricche di nutrienti che, applicati sulla cute, vengono assorbiti e utilizzati dai follicoli per la produzione dei capelli.
La nutrizione dei follicoli normalmente avviene dall'interno, mediante l'alimentazione, ma talvolta, quando abbiamo carenze alimentari o il corpo non assimila bene una determinata sostanza, l'applicazione topica permette di portare ai follicoli quel nutrimento che altrimenti verrebbe utilizzato in altre zone del corpo considerate più vitali dall'organismo.
Alcune di esse, poi, sono anche antiossidanti e vanno a ridurre l'azione del diidrotestosterone, l'ormone che pare sia responsabile del restringimento e della progressiva disattivazione dei follicoli, causando alopecia e calvizie.
Al fine di favorire l'azione delle sostanze applicate in cute, è bene praticare sempre uno o due minuti di stimolazione al momento dell'applicazione praticando un massaggio delicato con movimenti circolari, senza pressare (la pressione stimola l'escrezione di sebo da parte delle ghiandole sebacee e stressa la cute) ma sfiorando la cute quel tando da stimolare il circolo sanguigno cutaneo e aumentare la temperatura mediante una delicata frizione dei polpastrelli così da rendere la pelle più ricettiva all'impacco.

Gli oli




Gli oli sono molto nutritivi, ricci di acidi grassi, oligoelementi e vitamine. Apportano una vera e propria bomba di nutrienti ai capelli. Tutti gli oli hanno una leggera proprietà follicolostimolante, proprio per i nutrienti che apportano, ma gli oli che seguono sono i più follicolostimolanti in assoluto:

Olio di cocco: è l'olio follicolostimolante per eccellenza perché ha il 95% di diffusibilità e questo gli permette di penetrare molto rapidamente nella cute. Questo olio è, inoltre, l'olio con la più elevata concentrazione di acido laurico, che si è rivelato molto efficace nel contrastare la trasformazione del testosterone in diidrotestosterone.

Olio di ricino: è ricco di vitamina E e omega-9, si rivela quindi particolarmente antiossidante, mantiene le cellule giovani favorendone l'ossigenazione. E' ricco di acido ricinoleico, che è un antibatterico, antinfiammatorio e un seboregolatore e questo lo rende l'olio migliore da applicare in cute quando si soffre di seborrea, e con l'aggiunta di olio essenziale di tea tree è un fantastico rimedio contro la forfora e il prurito causato da dermatiti.

Olio d'oliva: è ricco di vitamina E, vitamina A e acido oleico e presenta un'alta percentuale di squalene, ha proprietà disciplinanti ed elasticizzanti oltre ad essere estremamente nutriente e antiossidante.

Olio di Neem:  è antibatterico, antimicotico e antiparassitario, quindi è utilissimo soprattutto per prevenire o combattere nei bambini gli attacchi di pidocchi. La sua composizione stimola la circolazione sanguigna e nel contempo nutre notevolmente i tessuti cutanei e i follicoli, andando anche così, gradualmente, a ridurre il problema della forfora (che, tra le altre cose, riduce la traspirazione cutanea rallentando l'attività dei follicoli), queste due caratteristiche lo rendono un ottimo olio follicolostimolante.

Gli oli nutrono i follicoli solo se applicati in cute (è dunque inutile oleare tutta la chioma se il nostro scopo è fare un impacco follicolostimolante), l'olio di cocco può essere applicato puro, gli altri oli possono essere applicati puri solo se la posa non supera i trenta minuti, se intendiamo fare un impacco pre-shampoo a tutta la chioma e tenere in posa per più di questo tempo, è bene applicare l'olio dopo aver nebulizzato i capelli con dell'acqua o un estratto in succo follicolostimolante.

Gli oleoliti




Gli oleoliti altro non sono che oli in cui sono stati lasciati macerare per un certo periodo dei vegetali, affinché l'olio ne assorba le proprietà. Gli oleoliti sono di fatto degli oli potenziati che hanno l'effetto di un "doppio impacco".
A seconda dell'olio e dell'erba utilizzata per preparare l'oleolito, esso avrà delle proprietà specifiche.
Il grande vantaggio degli oleoliti è che possiamo preparare quello più adatto alle nostre esigenze così da rispondere perfettamente alle richieste dei nostri capelli.
QUI puoi recuperare l'articolo relativo alla preparazione dell'oleolito.
Gli oleoliti più utili a stimolare la crescita sono:

Oleolito di rosmarino: questo oleolito, in particolar modo se realizzato utilizzando olio di cocco o d'oliva, si rivela un toccasana per arrestare in brevissimo tempo una condizione di caduta massiva dei capelli, previene l'aumento di caduta durante i ricambi autunnali e favorisce un prolungamento della vita della chioma, in quanto stimola la continuità dell'attività follicolare, favorisce il microcircolo e la riproduzione cellulare permettendoci di regolarizzare la crescita e ridurre la perdita di capelli.

Oleolito di zenzero: la radice di zenzero ha proprietà follicolostimolanti, antisettiche e antinfiammatorie che si trasferiscono all'olio durante la preparazione dell'oleolito.


Gli oli essenziali




A differenza di oli e oleoliti, gli oli essenziali sono estratti estremamente concentrati delle piante, ricchissimi in termini di nutrimento e per questo non possono essere utilizzati puri, ma vanno aggiunti in dosi estremamente ridotte (2-4 gocce) all'interno di preparati costituiti principalmente da altri ingredienti. Tra gli oli essenziali quelli maggiormente follicolostimolanti sono:


  • Olio di Melaleuca/Tea Tree
  • Olio di Lavanda
  • Olio di Menta Piperita

Estratti in succo




Alcuni alimenti follicolostimolanti possono essere utili, oltre che assumendoli internamente attraverso l'alimentazione, in modo topico estraendone il succo con l'uso di una centrifuga, in tal modo possiamo applicare in cute le sostanze utili a stimolare i follicoli senza l'impedimento delle fibre.
Gli estratti in succo vanno applicati in pre-shampoo, puri, mixati tra loro oppure emulsionati a un olio che ne riduce l'evaporazione. Si tengono in posa dai trenta minuti alle due ore con la protezione di una cuffia, una busta o una pellicola e quindi si può procedere al normale shampoo.
  • Cipolla
  • Aglio
  • Zenzero
  • Patata
  • Latte di cocco

Il fieno greco



Il Fieno Greco, che può essere applicato come polvere dei semi idratata o come gel, è una pianta follicolostimolante che riduce la caduta, idrata i fusti e la cute e nel contempo stimola l'attività follicolare.
Se si utilizza la polvere si può realizzare un impacco idratante post-shampoo da risciacquare dopo un'ora circa di posa, se si utilizza il gel si può applicare dalle radici alle punte anche quotidianamente così da ottenere idratazione, stimolazione dei follicoli e nel contempo definizione del capello.

16 febbraio 2019

Oleolito, quando l'olio ha i superpoteri - Doni della Natura



Gli oli hanno tantissime proprietà utili alla nostra cosmesi, sono nutrienti, protettivi, emollienti e lucidanti. Esiste però qualcosa di più potente degli oli: gli oleoliti, dei preparati molto facili da realizzare anche in casa e che è possibile creare in modo estremamente personalizzato a seconda delle proprie esigenze.

Che cos'è un oleolito


Con il termine oleolito si intende un olio in cui sono state lasciate macerare con varie metodologie parti vegetali, cosicché l'olio acquisisca alcune proprietà di queste piante, diventando ancora più efficace nei trattamenti cosmetici. Tutti gli oli possono essere utilizzati per realizzare un oleolito, ma solitamente si prediligono gli oli composti principalmente da trigliceridi (olio di semi di girasole, olio d'oliva, olio di palma, olio di cocco, olio di riso) e soprattutto quegli oli provenienti dalle prime spremiture (extravergini).
In queste preparazioni l'olio svolge un ruolo di solvente, andando a disciogliere alcune molecole presenti nelle piante e acquisendone così le proprietà.

Nel linguaggio comune questi oleoliti vengono semplicemente definiti oli, seguiti dal nome della pianta di cui hanno assunto le proprietà, e nell'antichità erano denominati oli medicinali oppure tinture oleose.

Cosa si usa per realizzare un oleolito


Nell'olio possono essere immesse varie parti di piante officinali o aromatiche. Nel primo caso avremo un oleolito con proprietà fitoterapeutiche e cosmetiche, nel secondo caso avremo un olio olfattivamente più gradevole, ma che di fatto non possiede caratteristiche officinali e cosmetiche così diverse dall'olio semplice.
Le parti vegetali utilizzate possono essere:
fiori
foglie (e piccoli rametti verdi)
corteccia
radici
bacche
frutti/ortaggi
semi
bucce
Per evitare contrasti chimici, è bene non preparare oleoliti immettendo più piante, salvo sia una ricetta collaudata da esperti in erboristica perché potreste incorrere in reazioni allergiche.


Preparare le erbe destinate agli oleoliti

Si consiglia sempre di essiccare parzialmente il vegetale scelto per la preparazione dell'oleolito così da non avere un'estrazione delle proprietà parziale e disomogenea a causa dell'acqua in eccesso, soprattutto quando abbiamo a che fare con parti della pianta molto acquose (fiori e frutti). Eccezione a questa raccomandazione sono i fiori di iperico, che vanno utilizzati freschi.
Se il vegetale scelto è stato raccolto personalmente da noi o acquistato fresco, laviamolo accuratamente con acqua corrente, sgoccioliamo per bene, se occorre eliminiamo l'acqua in eccesso asciugando sommariamente le parti con un canovaccio morbido.
Disponiamo le parti della pianta abbastanza sparse su una rastrelliera ricoperta da una garza o un canovaccio di tela in un ambiente ventilato e asciutto ma ombreggiato (la luce può distruggere molte delle sostanze benefiche contenute). Non occorrono grandi spazi e grandi spese per una rastrelliera per le erbe, va benissimo anche un metro quadrato di tela o garza da appendere per i 4 angoli allo stendino per i panni senza che faccia troppa conca. Lo stendino potrà essere posizionato nella stanza della casa che riceve meno luce diretta del sole (no bagno e no cucina, troppi vapori che originano umidità).
Lasciamo essiccare almeno mezza giornata (anche 24 ore se si tratta di parti di pianta molto acquose) e solo a quel punto possiamo procedere con la preparazione dell'oleolito.
Se invece la pianta è stata acquistata già essiccata non occorre lavare e si può procedere direttamente con l'estrazione.


Come si prepara un oleolito


Esistono vari metodi per realizzare un oleolito, e in genere il metodo viene determinato dalle caratteristiche dell'olio e della pianta coinvolti nel processo.
In tutti i casi la parte vegetale deve essere correttamente lavata, lasciata asciugare e spezzettata, anche grossolanamente.
Possiamo avere dei metodi a caldo, che sfruttano le fonti di calore (naturali o artificiali), oppure metodi a freddo.
Quando prepariamo un oleolito a freddo o sfruttando fonti di calore naturali, per migliorare la conservabilità dell'olio e nel contempo potenziarne il potere estrattivo, è bene cospargere la superficie dell'olio in cui è immersa la pianta con una piccola presa di sale grosso.

Macerazione


Si inserisce la parte di pianta scelta in un contenitore sterilizzato di vetro scuro e si versa l'olio selezionato fino a ricoprire il vegetale. Si sigilla il contenitore e si lascia riposare dai 20 ai 40 giorni in luogo fresco e asciutto, lontano da fonti di luce e di calore, agitando il contenitore quotidianamente per favorire "l'estrazione" delle sostanze dalla pianta.
Passato il periodo prestabilito, l'olio viene filtrato per eliminare la pianta etravasato in un contenitore di vetro scuro sterilizzato.
Questa metodologia è la più lunga, ma è anche quella che garantisce il risultato più sicuro se non abbiamo approfondite conoscenze di chimica e non conosciamo la termolabilità dell'olio e della pianta che abbiamo scelto, oppure se stiamo lavorando con oli particolarmente delicati dal punto di vista della termolabilità. Non può essere utilizzata con piante fresche, ma solo ed esclusivamente con parti essiccate del tutto o parzialmente.

Decotto


Si immettono l'olio e la pianta scelta in un pentolino in acciaio con fondo rinforzato (mai utilizzare pentolini di alluminio perché durante la cottura si rischiano processi ossidativi che invalidano tutto il procedimento) e si cuoce il tutto a fuoco dolce, mescolando periodicamente, fino all'ebollizione dell'olio. L'ebollizione deve essere mantenuta per 3-4 minuti, dopodiché si spenge il fuoco, si lascia intiepidire e si versa l'olio filtrato in un contenitore sterilizzato di vetro scuro.
Questo metodo è molto rapido, ma va utilizzato solo quando abbiamo a che fare con un olio non termolabile.


Infuso



Si mette l'olio in un pentolino in acciaio con fondo rinforzato e si cuoce a fuoco dolce. Al momento dell'ebollizione, si spegne il fuoco e si aggiunge la pianta, lasciando riposare il preparato dai 5 ai 20 minuti, si lascia raffreddare e poi si filtra l'olio conservandolo in un contenitore sterilizzato di vetro scuro.
Come per la metodologia del decotto, anche questo metodo è destinato agli oli non termolabili.

Digestione solare


Questo metodo è una via di mezzo tra il primo e gli altri due già analizzati e sfrutta il calore naturale del sole. Immettiamo la pianta in un contenitore sterilizzato di vetro scuro, ricopriamola con l'olio scelto e poniamo il contenitore dove può essere raggiunto dalla luce solare. Lasciamo macerare per un periodo che va dai 6 ai 30 giorni, agitando il contenuto quotidianamente. Passato il periodo stabilito, filtriamo e conserviamo in un contenitore sterilizzato di vetro scuro.
Questo metodo è meno invasivo di quelli che fanno uso di fonti di calore molto elevato, ma è comunque sconsigliabile quando si sceglie un olio termolabile e/o vogliamo un oleolito che ci offra anche le proprietà di sostanze termolabili e più volatili (come alcuni aromi) presenti nella pianta che abbiamo scelto.
Anche questo metodo, come quello della macerazione, va evitato quando si utilizzano piante fresche come nel caso dell'iperico.

Come sterilizzare i contenitori in vetro per gli oleoliti


Per la sterilizzazione occorrono:
1 pentola capiente abbastanza da accogliere i nostri barattoli/bottiglie
1 canovaccio medio-grande
altri canovacci più piccoli
acqua
Prendiamo la nostra pentola e distendiamo al suo interno, in modo che vada a coprire anche i bordi, il canovaccio grande.
Mettiamo i contenitori nella pentola con l'imboccatura rivolta verso l'alto e poniamo tra essi gli altri canovacci cosicché i barattoli non si tocchino tra loro.
Riempiamo d'acqua fino a ricoprire (e riempire) completamente i barattoli e accendiamo il fuoco a fiamma media e portiamo a ebollizione.
Arrivati alla bollitura, abbassiamo la fiamma e lasciamo sobbollire per 20 minuti.
Dopo 20 minuti, aggiungiamo "alla cottura" anche i coperchi dei contenitori e facciamo cuocere altri 10 minuti.
Spegniamo il fuoco e lasciamo raffreddare.
Una volta che acqua (e barattoli) saranno raffreddati, estrarre i contenitori e i tappi e lasciar sgocciolare sottosopra fino alla completa asciugatura. Per sicurezza, prima di utilizzarli passiamo l'interno con un canovaccio per eliminare eventuali residui d'acqua.


Come si conserva un oleolito


L'oleolito è un preparato che ha una durata medio-lunga (6-8 mesi fino a 1 anno) a seconda della resistenza all'irrancidimento dell'olio base utilizzato.
Va conservato in contenitori perfettamente sterilizzati e asciugati, posti in ambiente fresco, asciutto, lontano dalla luce e dalle fonti di calore/freddo, questo perché sia luce che alterazioni delle temperature possono andare a denaturare determinati elementi (principalmente dei vegetali) e ridurre l'effetto officinale dell'oleolito stesso, invalidando tutto il processo di potenziamento.
Quando prepariamo un oleolito utilizzando un olio termolabile è bene moderarsi con le quantità (50 o 100 ml alla volta saranno sufficienti) così da non correre il rischio che irrancidisca ed essere costretti a buttare il frutto di tanto lavoro (nostro e di Madre Natura), perché una cosmesi consapevole passa anche dalla riduzione degli sprechi.

Come si usa un oleolito


L'oleolito può essere usato in tutti i trattamenti che prevedono l'uso di oli semplici, quindi come impacco nutriente pre-shampoo, come leave-in protettivo, come nutrimento per la pelle, per la pulizia profonda del viso, oppure per uso interno e/o aromatico per condire  le pietanze (ovviamente solo nel caso si sia utilizzata come sostanza potenziante una pianta o parte di essa che sia commestibile e non tossica).
Nei casi in cui l'oleolito debba essere utilizzato sull'epidermide (applicazioni in cute e sulla pelle di viso e corpo) è bene fare un test per eventuali reazioni allergiche (utilizzare una goccia di prodotto e applicarla in un punto del corpo mediamente delicato come ad esempio l'interno del polso, e attendere 24 ore. Se, trascorso il lasso di tempo, non ci sono state reazioni, allora si può procedere con l'uso del prodotto).
L'oleolito una volta applicato sulla pelle va massaggiato con cura, la frizione e la pressione delle mani sulla pelle, infatti, andranno a produrre calore e nel contempo stimolare il circolo sanguigno, favorendo l'assorbimento rapido del prodotto da parte della pelle.

Errori da non fare


Non sterilizzare i contenitori destinati agli oleoliti Lavare con acqua e sapone in questi casi non basta, occorre sterilizzare il contenitore (e il coperchio)

Non asciugare i contenitori destinati alla preparazione/conservazione dell'oleolito La presenza di residui di acqua darebbe origini a reazioni chimiche che portano all'alterazione prematura del preparato

Non filtrare l'oleolito alla fine del processo di cottura/macerazione Alla fine della preparazione la pianta che abbiamo utilizzato deve essere rimossa dall'olio per evitare che scarichi anche sostanze inutili che rischiano solo di ridurne l'efficacia.

Conservare gli oleoliti nel posto sbagliato Gli oleoliti hanno un equilibrio chimico più delicato degli oli semplici, per questo motivo è importantissimo conservarli lontani da fonti di luce e di calore.
Evitiamo di conservarli nei pressi di fornelli, forno, frigorifero, forno a microonde, lavastoviglie e altri strumenti che quando sono attivi tendono a surriscaldarsi.
Evitiamo di conservarli in dispense "a vista" con porte in vetro perché sì, saranno anche belli da vedere esposti in una sorta di vetrina del naturale, ma così se ne perdono le proprietà.
Evitiamo di conservarli in un mobile che durante la giornata viene colpito dalla luce diretta del sole
Evitiamo di conservarli nel bagno perché i vapori della doccia rendono l'ambiente umido, il calore della lavatrice causa piccoli sbalzi di temperatura (soprattutto se il bagno è molto piccolo) e questo può compromettere la conservazione dell'oleolito
Il posto ideale è un mobile che abbia le porte di legno (o di qualsiasi altro materiale impedisca il passaggio della luce) e che sia posizionato lontano dalle fonti di calore e irraggiungibile dalla luce solare.

Immergere le dita nel contenitore dell'oleolito quando lo usiamo A causa della carica batterica naturalmente presente sulle mani, è bene prelevare l'oleolito con un cucchiaio (meglio se di plastica) o con un contagocce così da non andare a contaminare l'olio presente nel contenitore col rischio di causare alterazioni del prodotto.

Immergere nel contenitore oggetti di metallo Se non abbiamo cucchiai o cucchiaini di plastica per prelevare il prodotto dal contenitore, possiamo utilizzare posate in metallo, ma a questo punto versiamo delicatamente l'olio dal contenitore alla conca del cucchiaio per evitare che il contatto col metallo possa causare l'ossidazione degli elementi più delicati del preparato.

Focus:
Routine Trifase: Nutrizione (link di prossima attivazione)
Leave-in
Oleoliti per stimolare la crescita dei capelli (link di prossima attivazione)

25 aprile 2017

Conservazione degli oli - Doni della Natura

Come ben sappiamo, quanto più un prodotto è naturale, non raffinato e privo di conservanti, tanto più è soggetto al naturale fenomeno della degenerazione chimica, con conseguente alterazione e perdita delle sue proprietà nutritive e cosmetiche.
Di tutte le sostanze naturali che utilizziamo per la cura dei capelli e del corpo, quelle di cui ci preme più garantirne la corretta conservazione sono gli oli, questo perché innanzitutto sono le materie prime che costano più di tutte le altre, e in secondo luogo perché l'utilizzo di un olio ormai irrancidito può addirittura rivelarsi dannoso per la nostra cosmesi nel caso di applicazione sulla pelle (mentre non comporta particolari problematiche nell'uso sui capelli, se interessa esclusivamente le lunghezze, come ad esempio nel leave-in).
Molto spesso l'irrancidimento di un olio rischia di venire favorito da un uso scorretto dello stesso o da un metodo di conservazione sbagliato, in questo articolo andremo dunque ad analizzare tutti gli accorgimenti necessari per garantire lunga vita ai nostri oli.


Durata naturale degli oli


Ciascun olio ha una particolare composizione chimica che gli conferisce proprietà specifiche, dalla sua composizione si determinano pure una serie di fattori che ne influenzano la durata naturale (ossia senza contaminazioni o azioni esterne). Sappiamo che quanto più è delicato un olio, tanto più breve sarà la durata della sua vita e la suscettibilità agli agenti esterni.


CALORE

Il primo fattore che determina "la vita" di un olio è la termolabilità, ossia la sua resistenza al calore. Più un olio è termolabile, più breve sarà la sua vita.

Tra gli oli suscettibili al calore ricordiamo:

olio di anguria
olio di borragine
olio di camelia
olio di camelina
olio di canapa
olio di cannella
olio di carota
olio di cartamo
olio di cotone
olio di cumino
olio di enotera
olio di germe di grano
olio di lino
olio di mandorle dolci
olio di ribes nero
olio di rosa mosqueta
olio di semi di lino
olio di semi di zucca
tutti gli oleoliti
squalene

Gli oli non suscettibili al calore sono invece:

olio di albicocca
olio di arachidi
olio di argan
olio di jojoba
olio di andiroba
olio di avocado
olio di baobab
olio di broccolo
olio di cacao
olio di caprilico e sintetici
olio di cocco
olio di girasole
olio (o burro) di karité
olio di macadamia
olio di neem
olio di nocciola
ollio di nocciolo di pesca
olio di olys
olio d'oliva
olio di palma
olio di ricino
olio di riso
olio di sesamo
olio di squalene
olio di vinaccioli
tocoferolo
squalane

la fonte di entrambi gli elenchi è NaturaeBellezza


Conoscere la termolabilità dell'olio che utilizziamo per la nostra cosmesi ci permette di adottare quei piccoli accorgimenti per aiutarlo a sopravvivere al massimo delle sue possibilità. L'essenziale, quando utilizziamo un olio termolabile, è la conservazione in luoghi lontani dalle fonti di calore e poco soggetti agli sbalzi termici.
Via gli oli, quindi, da ambienti come la cucina o il bagno, due stanze in cui tendono ad accumularsi calore e umidità. Nella prima ogni qual volta si cucina, nel secondo ogni qual volta facciamo il bagno o la doccia o azioniamo la lavatrice e lo scaldabagno.
Conserviamo gli oli in credenze lontane dai caloriferi, lontano dalle finestre o dalle pareti esterne (soprattutto se avete pareti molto sottili e male isolate).

LUCE

Un secondo fattore che influenza la vita di un olio è la sua ossidabilità alla luce. Praticamente tutti gli oli ossidano con la luce, l'ossidazione fa perdere loro proprietà e li fa irrancidire.
Tenere gli oli lontani dalla luce è dunque il primo passo GENERALE per una corretta conservazione. Normalmente gli oli vengono contenuti in flaconi di vetro scuro (blu, verde, marrone), perché il colore scuro riduce la quantità di luce che entra in contatto con l'olio, riducendone conseguentemente l'effetto ossidativo.
Molti oli che si acquistano negli alimentari internazionali, però, sono conservati in flaconi di vetro trasparente, è necessario ovviare al problema "imbrunendo" le bottiglie.
Potete dipingere l'esterno delle bottiglie con un colore scuro per vetro, oppure optare per una più pratica applicazione, intorno alla boccetta, di uno o più strati di carta da pane, fermata con del nastro adesivo.
Sconsiglio il travaso dell'olio in un'altra bottiglia perché in casa è piuttosto difficile sterilizzare correttamente e rischieremmo di ottenere l'effetto opposto, ossia travasare un olio in una bottiglia non correttamente sterilizzata e contaminare l'olio, abbattendone drasticamente la durata.
Un secondo accorgimento è, ovviamente, quello di non esporre mai gli oli alla luce diretta del sole e di conservarli in un luogo dove batta poca luce, quindi lontano dalle finestre e in mobili con le ante piene (niente credenze a vetri, niente mensole aperte).


ARIA

Un terzo fattore (quasi inevitabile) è il contatto con l'aria. Ogni volta che apriamo il flacone d'olio, esso entra in contatto con l'aria e la parte superficiale del liquido subisce delle micro-ossidazioni. Per questo è IMPORTANTISSIMO chiudere bene il tappo e tenere i flaconi aperti il minimo indispensabile all'utilizzo degli stessi.
Se il tappo di un flacone dovesse rompersi o non chiudere bene, cercate una sostituzione o applicate una pellicola trasparente all'imboccatura della bottiglia e avvitate saldamente il tappo così da ridurre la penetrazione dell'aria all'interno.

BATTERI E CONTAMINAZIONI

I due seguenti fattori che distruggono la vita di un olio sono la carica batterica e le contaminazioni esterne. Li metto insieme perché questi sono fattori determinati non solo dalla conservazione scorretta, ma soprattutto dall'uso sbagliato che facciamo dei nostri oli.
Innanzitutto, per evitare le contaminazioni cosiddette "ambientali" è importante che il luogo di conservazione, oltre ad essere fresco e riparato dalla luce diretta, sia asciutto. Un luogo umido e tendente a formare la muffa potrebbe causare contaminazioni all'olio contenuto nel flacone o nel barattolo, perché dopo la prima apertura si perde l'ermeticità del contenitore.
In secondo luogo, è importantissimo maneggiare gli oli con le dovute cautele:

  • Mai mettere le mani nel barattolo dell'olio o versare l'olio in mano appoggiando il palmo all'imboccatura della bottiglia. L'olio si preleva col cucchiaio, o si versa nel palmo della mano senza creare contatto tra la pelle e l'olio contenuto nel flacone. Anche quando avete le mani perfettamente pulite e appena lavate, infatti, sulla pelle c'è una naturale carica batterica (protettiva per la nostra pelle dagli attacchi esterni, ma dannosa per gli oli).
  • Mai versare nuovamente nel flacone l'olio non utilizzato che sia già entrato in contatto con fattori e strumenti esterni. Se ve ne avanza un pochino, distribuitelo sulle mani come fosse una crema e massaggiate, oppure conservatelo in quei piccoli contenitori da tester che si trovano sia nei negozi di cosmetici sia in tutti i negozietti cinesi di cianfrusaglie varie a prezzi più che abbordabili
  • Utilizzare SEMPRE strumenti perfettamente puliti e di materiale non poroso, quindi evitiamo cucchiai e spatole in legno, nelle cui fibre possono annidarsi batteri e funghi
  • Evitare di prelevare gli oli con cucchiai di metallo, in quanto esso influisce accelerando il processo ossidativo a opera dell'aria. Prediligiamo strumenti in plastica o vetro che non sono porosi e non interagiscono chimicamente con gli oli.

Altri consigli generici:

  • Non aprire dieci tipi di oli alla volta, per non ritrovarci poi a dover eccedere con gli impacchi e l'uso in una corsa contro il tempo prima dell'irrancidimento naturale degli stessi.
  • Quanto più delicato è un olio, tanto più breve sarà la sua durata. Gli oli termolabili naturalmente durano intorno ai 6-7 mesi a causa dei naturali cambi di temperatura tra stagioni, quindi evitiamo di acquistarne grandi quantità da tenere come scorta, perché rischiamo solo di perdere soldi e sprecare importantissima materia prima. Gli oli non termolabili hanno una durata che varia dai 2 ai 4 anni, se correttamente conservati.
  • Non scaldare assolutamente gli oli termolabili, si perdono tutte le proprietà e diventano materia pressoché inerte, oltre a irrancidire molto prima. Gli oli non termolabili, per quanto possano essere scaldati, è bene scaldarli il meno possibile per aiutarli a durare più a lungo. Anche l'olio di cocco nel suo aspetto solido, ad esempio, è meglio prelevarlo con un cucchiaino dal barattolo e poi scaldarlo strofinandolo tra le mani fino a farlo sciogliere, in questo modo non andremo minimamente a toccare la parte contenuta nel flacone, che resterà il più inalterata possibile e durerà al massimo delle sue possibilità

Da cosa si capisce che un olio è irrancidito?

Innanzitutto, cambia il suo odore, assume un sentore acidulo, sgradevole e "avariato". In secondo luogo tende ad opacizzare, non sarà limpido e trasparente, ma opaco e simile ad acqua sporca. In terzo luogo, spesso presenterà variazioni di colore o grumi che non dovrebbe avere (da questo è escluso l'olio di cocco, che opacizza e raggruma mano a mano che, col calo delle temperature, tende a solidificarsi, quindi non spaventatevi quando gli vedete prendere un aspetto strano e per diagnosticarne l'integrità basatevi sul suo odore).