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Visualizzazione post con etichetta Doni della Natura. Mostra tutti i post
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22 gennaio 2022

Proprietà del Rosmarino - Doni della Natura



In questo primo episodio analizziamo insieme tutte le proprietà di una pianta presente in tutte le nostre cucine e utilizzata spessissimo in moltissime delle ricette che consumiamo a tavola quotidianamente: il rosmarino.
La nomenclatura botanica è Rosmarinus Officinalis.
Il suo nome deriva, pare, dal colore delle infiorescenze, piccole e di un azzurro ceruleo, che ricorda il colore del mare. Il suo nome infatti significa "rugiada del mare".

03 aprile 2020

Semi di Lino (Linum Usitatissimum) - Doni della Natura




I semi di lino sono una delle più valide materie prime per la cura dei capelli e della pelle, si tratta dei semi della pianta di lino (Linum Usitatissimum), la stessa pianta da cui si ricava il filato per produrre i tessuti in lino.
Questi semi, infatti, sono ricchi di mucillagini dalle forti proprietà idratanti ed emollienti. Le mucillagini vengono liberate quando i semi vengono immersi in acqua che viene portata a ebollizione a fuoco medio, trasformando l'acqua in gel naturale.

21 marzo 2020

Kapoor Kachli (Hedychium Spicatum) - Doni della Natura


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Questo articolo è scritto in collaborazione con l'Erboristeria L'Ortensia.




La Kapoor Kachli  è un'altra delle innumerevoli erbe utilizzate nella medicina ayurvedica, ricca di proprietà mediche e cosmetiche che ogni capellona o aspirante tale farebbe bene a conoscere. La pianta è anche conosciuta col nome di Giglio di Zenzero Spinato, oppure col nome di Zenzero Profumato a causa del suo aroma fortemente speziato.

14 ottobre 2019

Proprietà della Shikakai (Acacia Concinna) - Doni della Natura

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Questo articolo è una collaborazione con l'Erboristeria L' Ortensia di Cava de' Tirreni che ha fornito la materia prima di cui analizziamo le proprietà.




La Shikakai è una polvere fine di colore beige scuro che si ricava dalla polverizzazione dei frutti, delle foglie e della corteccia dell' Acacia Concinna, la stessa pianta da cui si ricava la gomma arabica.
Originaria del sud dell'India, è da sempre utilizzata nella cosmesi tricologica delle donne indiane per le sue molteplici proprietà. Le parti utili della pianta vengono raccolte, essiccate e infine tritate in una polvere fine e impalpabile come cipria che viene reidratata al momento dell'uso.

16 febbraio 2019

Oleolito, quando l'olio ha i superpoteri - Doni della Natura



Gli oli hanno tantissime proprietà utili alla nostra cosmesi, sono nutrienti, protettivi, emollienti e lucidanti. Esiste però qualcosa di più potente degli oli: gli oleoliti, dei preparati molto facili da realizzare anche in casa e che è possibile creare in modo estremamente personalizzato a seconda delle proprie esigenze.

Che cos'è un oleolito


Con il termine oleolito si intende un olio in cui sono state lasciate macerare con varie metodologie parti vegetali, cosicché l'olio acquisisca alcune proprietà di queste piante, diventando ancora più efficace nei trattamenti cosmetici. Tutti gli oli possono essere utilizzati per realizzare un oleolito, ma solitamente si prediligono gli oli composti principalmente da trigliceridi (olio di semi di girasole, olio d'oliva, olio di palma, olio di cocco, olio di riso) e soprattutto quegli oli provenienti dalle prime spremiture (extravergini).
In queste preparazioni l'olio svolge un ruolo di solvente, andando a disciogliere alcune molecole presenti nelle piante e acquisendone così le proprietà.

Nel linguaggio comune questi oleoliti vengono semplicemente definiti oli, seguiti dal nome della pianta di cui hanno assunto le proprietà, e nell'antichità erano denominati oli medicinali oppure tinture oleose.

Cosa si usa per realizzare un oleolito


Nell'olio possono essere immesse varie parti di piante officinali o aromatiche. Nel primo caso avremo un oleolito con proprietà fitoterapeutiche e cosmetiche, nel secondo caso avremo un olio olfattivamente più gradevole, ma che di fatto non possiede caratteristiche officinali e cosmetiche così diverse dall'olio semplice.
Le parti vegetali utilizzate possono essere:
fiori
foglie (e piccoli rametti verdi)
corteccia
radici
bacche
frutti/ortaggi
semi
bucce
Per evitare contrasti chimici, è bene non preparare oleoliti immettendo più piante, salvo sia una ricetta collaudata da esperti in erboristica perché potreste incorrere in reazioni allergiche.


Preparare le erbe destinate agli oleoliti

Si consiglia sempre di essiccare parzialmente il vegetale scelto per la preparazione dell'oleolito così da non avere un'estrazione delle proprietà parziale e disomogenea a causa dell'acqua in eccesso, soprattutto quando abbiamo a che fare con parti della pianta molto acquose (fiori e frutti). Eccezione a questa raccomandazione sono i fiori di iperico, che vanno utilizzati freschi.
Se il vegetale scelto è stato raccolto personalmente da noi o acquistato fresco, laviamolo accuratamente con acqua corrente, sgoccioliamo per bene, se occorre eliminiamo l'acqua in eccesso asciugando sommariamente le parti con un canovaccio morbido.
Disponiamo le parti della pianta abbastanza sparse su una rastrelliera ricoperta da una garza o un canovaccio di tela in un ambiente ventilato e asciutto ma ombreggiato (la luce può distruggere molte delle sostanze benefiche contenute). Non occorrono grandi spazi e grandi spese per una rastrelliera per le erbe, va benissimo anche un metro quadrato di tela o garza da appendere per i 4 angoli allo stendino per i panni senza che faccia troppa conca. Lo stendino potrà essere posizionato nella stanza della casa che riceve meno luce diretta del sole (no bagno e no cucina, troppi vapori che originano umidità).
Lasciamo essiccare almeno mezza giornata (anche 24 ore se si tratta di parti di pianta molto acquose) e solo a quel punto possiamo procedere con la preparazione dell'oleolito.
Se invece la pianta è stata acquistata già essiccata non occorre lavare e si può procedere direttamente con l'estrazione.


Come si prepara un oleolito


Esistono vari metodi per realizzare un oleolito, e in genere il metodo viene determinato dalle caratteristiche dell'olio e della pianta coinvolti nel processo.
In tutti i casi la parte vegetale deve essere correttamente lavata, lasciata asciugare e spezzettata, anche grossolanamente.
Possiamo avere dei metodi a caldo, che sfruttano le fonti di calore (naturali o artificiali), oppure metodi a freddo.
Quando prepariamo un oleolito a freddo o sfruttando fonti di calore naturali, per migliorare la conservabilità dell'olio e nel contempo potenziarne il potere estrattivo, è bene cospargere la superficie dell'olio in cui è immersa la pianta con una piccola presa di sale grosso.

Macerazione


Si inserisce la parte di pianta scelta in un contenitore sterilizzato di vetro scuro e si versa l'olio selezionato fino a ricoprire il vegetale. Si sigilla il contenitore e si lascia riposare dai 20 ai 40 giorni in luogo fresco e asciutto, lontano da fonti di luce e di calore, agitando il contenitore quotidianamente per favorire "l'estrazione" delle sostanze dalla pianta.
Passato il periodo prestabilito, l'olio viene filtrato per eliminare la pianta etravasato in un contenitore di vetro scuro sterilizzato.
Questa metodologia è la più lunga, ma è anche quella che garantisce il risultato più sicuro se non abbiamo approfondite conoscenze di chimica e non conosciamo la termolabilità dell'olio e della pianta che abbiamo scelto, oppure se stiamo lavorando con oli particolarmente delicati dal punto di vista della termolabilità. Non può essere utilizzata con piante fresche, ma solo ed esclusivamente con parti essiccate del tutto o parzialmente.

Decotto


Si immettono l'olio e la pianta scelta in un pentolino in acciaio con fondo rinforzato (mai utilizzare pentolini di alluminio perché durante la cottura si rischiano processi ossidativi che invalidano tutto il procedimento) e si cuoce il tutto a fuoco dolce, mescolando periodicamente, fino all'ebollizione dell'olio. L'ebollizione deve essere mantenuta per 3-4 minuti, dopodiché si spenge il fuoco, si lascia intiepidire e si versa l'olio filtrato in un contenitore sterilizzato di vetro scuro.
Questo metodo è molto rapido, ma va utilizzato solo quando abbiamo a che fare con un olio non termolabile.


Infuso



Si mette l'olio in un pentolino in acciaio con fondo rinforzato e si cuoce a fuoco dolce. Al momento dell'ebollizione, si spegne il fuoco e si aggiunge la pianta, lasciando riposare il preparato dai 5 ai 20 minuti, si lascia raffreddare e poi si filtra l'olio conservandolo in un contenitore sterilizzato di vetro scuro.
Come per la metodologia del decotto, anche questo metodo è destinato agli oli non termolabili.

Digestione solare


Questo metodo è una via di mezzo tra il primo e gli altri due già analizzati e sfrutta il calore naturale del sole. Immettiamo la pianta in un contenitore sterilizzato di vetro scuro, ricopriamola con l'olio scelto e poniamo il contenitore dove può essere raggiunto dalla luce solare. Lasciamo macerare per un periodo che va dai 6 ai 30 giorni, agitando il contenuto quotidianamente. Passato il periodo stabilito, filtriamo e conserviamo in un contenitore sterilizzato di vetro scuro.
Questo metodo è meno invasivo di quelli che fanno uso di fonti di calore molto elevato, ma è comunque sconsigliabile quando si sceglie un olio termolabile e/o vogliamo un oleolito che ci offra anche le proprietà di sostanze termolabili e più volatili (come alcuni aromi) presenti nella pianta che abbiamo scelto.
Anche questo metodo, come quello della macerazione, va evitato quando si utilizzano piante fresche come nel caso dell'iperico.

Come sterilizzare i contenitori in vetro per gli oleoliti


Per la sterilizzazione occorrono:
1 pentola capiente abbastanza da accogliere i nostri barattoli/bottiglie
1 canovaccio medio-grande
altri canovacci più piccoli
acqua
Prendiamo la nostra pentola e distendiamo al suo interno, in modo che vada a coprire anche i bordi, il canovaccio grande.
Mettiamo i contenitori nella pentola con l'imboccatura rivolta verso l'alto e poniamo tra essi gli altri canovacci cosicché i barattoli non si tocchino tra loro.
Riempiamo d'acqua fino a ricoprire (e riempire) completamente i barattoli e accendiamo il fuoco a fiamma media e portiamo a ebollizione.
Arrivati alla bollitura, abbassiamo la fiamma e lasciamo sobbollire per 20 minuti.
Dopo 20 minuti, aggiungiamo "alla cottura" anche i coperchi dei contenitori e facciamo cuocere altri 10 minuti.
Spegniamo il fuoco e lasciamo raffreddare.
Una volta che acqua (e barattoli) saranno raffreddati, estrarre i contenitori e i tappi e lasciar sgocciolare sottosopra fino alla completa asciugatura. Per sicurezza, prima di utilizzarli passiamo l'interno con un canovaccio per eliminare eventuali residui d'acqua.


Come si conserva un oleolito


L'oleolito è un preparato che ha una durata medio-lunga (6-8 mesi fino a 1 anno) a seconda della resistenza all'irrancidimento dell'olio base utilizzato.
Va conservato in contenitori perfettamente sterilizzati e asciugati, posti in ambiente fresco, asciutto, lontano dalla luce e dalle fonti di calore/freddo, questo perché sia luce che alterazioni delle temperature possono andare a denaturare determinati elementi (principalmente dei vegetali) e ridurre l'effetto officinale dell'oleolito stesso, invalidando tutto il processo di potenziamento.
Quando prepariamo un oleolito utilizzando un olio termolabile è bene moderarsi con le quantità (50 o 100 ml alla volta saranno sufficienti) così da non correre il rischio che irrancidisca ed essere costretti a buttare il frutto di tanto lavoro (nostro e di Madre Natura), perché una cosmesi consapevole passa anche dalla riduzione degli sprechi.

Come si usa un oleolito


L'oleolito può essere usato in tutti i trattamenti che prevedono l'uso di oli semplici, quindi come impacco nutriente pre-shampoo, come leave-in protettivo, come nutrimento per la pelle, per la pulizia profonda del viso, oppure per uso interno e/o aromatico per condire  le pietanze (ovviamente solo nel caso si sia utilizzata come sostanza potenziante una pianta o parte di essa che sia commestibile e non tossica).
Nei casi in cui l'oleolito debba essere utilizzato sull'epidermide (applicazioni in cute e sulla pelle di viso e corpo) è bene fare un test per eventuali reazioni allergiche (utilizzare una goccia di prodotto e applicarla in un punto del corpo mediamente delicato come ad esempio l'interno del polso, e attendere 24 ore. Se, trascorso il lasso di tempo, non ci sono state reazioni, allora si può procedere con l'uso del prodotto).
L'oleolito una volta applicato sulla pelle va massaggiato con cura, la frizione e la pressione delle mani sulla pelle, infatti, andranno a produrre calore e nel contempo stimolare il circolo sanguigno, favorendo l'assorbimento rapido del prodotto da parte della pelle.

Errori da non fare


Non sterilizzare i contenitori destinati agli oleoliti Lavare con acqua e sapone in questi casi non basta, occorre sterilizzare il contenitore (e il coperchio)

Non asciugare i contenitori destinati alla preparazione/conservazione dell'oleolito La presenza di residui di acqua darebbe origini a reazioni chimiche che portano all'alterazione prematura del preparato

Non filtrare l'oleolito alla fine del processo di cottura/macerazione Alla fine della preparazione la pianta che abbiamo utilizzato deve essere rimossa dall'olio per evitare che scarichi anche sostanze inutili che rischiano solo di ridurne l'efficacia.

Conservare gli oleoliti nel posto sbagliato Gli oleoliti hanno un equilibrio chimico più delicato degli oli semplici, per questo motivo è importantissimo conservarli lontani da fonti di luce e di calore.
Evitiamo di conservarli nei pressi di fornelli, forno, frigorifero, forno a microonde, lavastoviglie e altri strumenti che quando sono attivi tendono a surriscaldarsi.
Evitiamo di conservarli in dispense "a vista" con porte in vetro perché sì, saranno anche belli da vedere esposti in una sorta di vetrina del naturale, ma così se ne perdono le proprietà.
Evitiamo di conservarli in un mobile che durante la giornata viene colpito dalla luce diretta del sole
Evitiamo di conservarli nel bagno perché i vapori della doccia rendono l'ambiente umido, il calore della lavatrice causa piccoli sbalzi di temperatura (soprattutto se il bagno è molto piccolo) e questo può compromettere la conservazione dell'oleolito
Il posto ideale è un mobile che abbia le porte di legno (o di qualsiasi altro materiale impedisca il passaggio della luce) e che sia posizionato lontano dalle fonti di calore e irraggiungibile dalla luce solare.

Immergere le dita nel contenitore dell'oleolito quando lo usiamo A causa della carica batterica naturalmente presente sulle mani, è bene prelevare l'oleolito con un cucchiaio (meglio se di plastica) o con un contagocce così da non andare a contaminare l'olio presente nel contenitore col rischio di causare alterazioni del prodotto.

Immergere nel contenitore oggetti di metallo Se non abbiamo cucchiai o cucchiaini di plastica per prelevare il prodotto dal contenitore, possiamo utilizzare posate in metallo, ma a questo punto versiamo delicatamente l'olio dal contenitore alla conca del cucchiaio per evitare che il contatto col metallo possa causare l'ossidazione degli elementi più delicati del preparato.

Focus:
Routine Trifase: Nutrizione (link di prossima attivazione)
Leave-in
Oleoliti per stimolare la crescita dei capelli (link di prossima attivazione)

05 settembre 2018

La Birra - Doni della Natura


 La birra è una bevanda alcolica ottenuta dalla fermentazione del malto d'orzo (i semi d'orzo appena germinati ed essiccati) con l'aggiunta di altri cereali, generalmente del luppolo, oppure di frutta e altri semi atti a dare particolari aromi e retrogusti,
Si tratta di una delle bevande più antiche al mondo (si ipotizza che fosse prodotta già novemila anni fa). La sua esistenza è testimoniata da antichi documenti Egizi e persino dal codice di Hammurabi presso i Sumeri, in cui se ne regolamentavano la vendita e i criteri di produzione.
"Inventata" probabilmente per caso, in concomitanza con l'invenzione del pane (gli ingredienti sono sostanzialmente gli stessi per entrambi i prodotti, cambiano solo le proporzioni), la birra fu per moltissimo tempo una bevanda consumata in contesti religiosi: bevuta ai funerali per onorare il defunto e propiziarsi gli dei.

In tempi antichi era considerata un vero e proprio alimento, per non dire addirittura una medicina. Gli Egizi la somministravano ai neonati assieme ad acqua e miele qualora la madre avesse una scarsa montata lattea. Ancora nel medioevo, quando la birra era ormai diventata da tempo anche di produzione europea, monaci e monache producevano birra destinata agli ammalati e ai pellegrini.
Soltanto in tempi relativamente recenti la birra è divenuta semplice alimento di svago, e la società ne ha dimenticato le straordinarie proprietà.

Di cosa è fatta la birra


Gli ingredienti della birra sono, sostanzialmente, gli stessi del pane: acqua e malto d'orzo. A questi due ingredienti vengono aggiunti lieviti per avviare il processo fermentativo e il luppolo, responsabile di quell'aroma amaro tipico della birra. A seconda del tipo di birra che si vuole ottenere, si possono aggiungere altri cereali, frutta, e si eseguono variazioni di lavorazione durante il processo fermentativo.

Cosa contiene la birra

I componenti principali della birra sono:
Acqua, zuccheri, carboidrati (destrine), glicerina, acidi fenolici, albuminoidi, anidride carbonica, proteine

Vitamine: B1 B2 B3 B5 B6 B9 H C2 (flavoni)

Minerali *

Fosforo 28 mg
 Potassio 35 mg
 Magnesio 6 mg
Zolfo
Fluoro
Sodio 10 mg
Rame
Zinco
Alluminio 
Silicio 8mg
Calcio 1 mg
Ferro

* i minerali senza indicazioni sono contenuti in quantità inferiori a 1 mg

Acidi fenolici

feniletanolo, acido vanillico, acido caffeico, acido siringico, acido p-cumarico, acido ferulico, acido sinapico, acido4-idrossifenilacetico

Grazie al luppolo, la birra contiene anche un potente fitoestrogeno.


Proprietà Cosmetiche


La birra è una bevanda alcolica, per cui prima di utilizzarla è bene cuocerla così da far evaporare l'alcol che andrebbe a svolgere un'azione essiccante.

Antiossidante: Usare la birra sulla pelle migliora la condizione delle cellule epidermiche.
Emolliente: diluire una birra nell'acqua del bagno migliora lo stato generale della pelle che risulta più morbida e rimpolpata.
Fissativa: la birra è un'ottima sostituta naturale della lacca. Nebulizzata dopo la cottura sui capelli aiuta a mantenere la piega più a lungo, ma senza rovinare la chioma.
Lenitiva: tenere i piedi in ammollo per 15-20 minuti in un po' di birra fredda fornisce una sferzata di energia, allontana la stanchezza e garantisce un benessere generale ai piedi stanchi.
Lucidante: utilizzata nell'ultimo risciacquo dopo lo shampoo (quindi come risciacquo acido.
Nutriente: è una sostanza ricca di elementi nutritivi, tenerla in posa su pelle e capelli per qualche minuto fornisce una base nutritiva che viene assorbita da epidermide e cute, migliorando nel tempo la condizione generale dei tessuti.
Ristrutturante: Le proteine della birra possono aiutare una forma di "ristrutturazione" dei fusti. Il fusto non verrà effettivamente ristrutturato, ma le proteine della birra si depositeranno sui fusti fornendo una struttura aggiuntiva che vada a compensare le carenze proteiche causate dai danni subiti dai capelli.
Sgrassante: usare la birra su pelle e capelli riduce la produzione di sebo in eccesso, migliorando l'ossigenazione dei tessuti.


Proprietà terapeutiche


L'alcol è veleno per il corpo, sovraccarica l'attività di fegato e pancreas e mette sotto sforzo i reni. Eppure, consumare bevande alcoliche con moderazione può apportare tutta una serie di benefici.
Come sempre, le informazioni contenute in questa sezione dell'articolo sono a scopo puramente illustrativo e non vanno a costituire una sostituzione delle competenze mediche.

Antistress: il Luppolo ha proprietà antistress che aiutano il rilassamento corporeo e mentale.
Concilia il sonno: sempre grazie alle proprietà antistress del luppolo, consumare birra moderatamente aiuta a migliorare la qualità del sonno
Digestiva: la Birra contiene una piccola percentuale di fibre solubili le quali favoriscono una corretta digestione e aiutano l'intestino a mantenersi "giovane".
Diuretica: il consumo di birra favorisce la diuresi, ripulendo i reni e l'apparato urinario da eventuali accumuli batteri e virali, riduce altresì la formazione di calcoli renali.
Protezione cardiovascolare: la Birra, a differenza di altri alcolici, preserva il cosiddetto "colesterolo buono" prevenendo in  tal modo problemi cardiovascolari

Appunti aggiuntivi


Non bere alcolici prima di mettersi alla guida
Non superare i 25-30 ml di alcolici al giorno
Non bere a stomaco vuoto
Segui un'alimentazione sana e bilanciata
Bevi molta acqua per prevenire la disidratazione causata dal consumo di alcolici


Ricette cosmetiche a base di birra (link di prossima attivazione).

10 agosto 2018

La Curcuma (Curcuma Longa o Domestica) - Doni della Natura



La curcuma è una spezia di origine indiana molto utilizzata nella cucina mediorientale e in medicina ayurvedica per le sue straordinarie proprietà.
Si presenta sottoforme di finissima e impalpabile polvere color tuorlo d'uovo intenso dall'aroma gradevole e appunto speziato.
Questa spezia si ricava dalla radice rizomatosa della pianta Curcuma Longa, una pianta all'origine spontanea in Cina, in India e in Malesia, poi entrata a far parte delle produzioni agricole delle aree sub-tropicali (Asia e Africa in particolare) proprio per lo sfruttamento della sua radice.
A differenza di tutte le altre materie prime naturali analizzate in questa rubrica fino ad ora, la Curcuma è una spezia straordinaria per l'applicazione su viso e corpo in quanto è in grado di migliorare notevolmente le condizioni generali della pelle, ma, come vedremo in seguito nell'articolo, ha funzioni differenti se la applichiamo sul corpo o in cute.

Composizione chimica

Il seguente elenco fa riferimento a 100 gr di prodotto, i dati sono recuperati QUI

Grassi g 9.88
Carboidrati g 64.93 Proteine g 7.83
Fibre g 21.1
Zuccheri g 3.21
Acqua g 11.36
Calcio mg 183
Sodio mg 38
Fosforo mg 268
Potassio mg 2525
Ferro mg 41.42
Magnesio mg 193
Zinco mg 4.35
Rame mg 0.603
Manganese mg 7.833
Selenio mcg 4.5
Betaina mg 9.7
Tiamina (Vit. B1) mg 0.152
Riboflavina (Vit. B2) mg 0.233
Niacina (Vit. B3) mg 5.14
Piridossina (Vit. B6) mg 1.8
Folato alimentare mcg 39
Folato, DFE mcg_DFE 39
Acido ascorbico (Vit. C) mg 25.9
Alpha-tocoferolo (Vit. E) mg 3.1
Fillochinone (Vit. K) mcg 13.4
Colina totale (Vit. J) mg 49.2
Tocoferolo beta mg 0.12
Tocoferolo gamma mg 0.47
Destrosio g 0.38
Fruttosio g 0.45
Saccarosio g 2.38
Acidi grassi, monoinsaturi g 1.66
Acidi grassi, polinsaturi g 2.18
Acidi grassi, saturi g 3.12
Fitosteroli mg 82

Proprietà Cosmetiche


  • Antiossidante: previene i danni da esposizione solare, coresponsabile, tra le altre cose, dell'invecchiamento cutaneo. Per questo motivo è importantissimo che le maschere antietà a base di curcuma siano realizzate al momento dell'applicazione, oppure che si utilizzino sostanze in grado nel contempo di conservare le capacità antiossidanti della polvere e di bloccare il naturale processo ossidativo. Trattandosi di una sostanza naturale, è importante che la curcuma sosti diversi minuti sulla pelle che così avrà il tempo di assorbire gli eccipienti necessari alla funzione antiossidante.
  • Antinfiammatoria: l'applicazione e la posa di una maschera a base o contenente curcuma riduce le infiammazioni epidermiche andando a sedare eventuali processi infiammatori a livello epidermico, eritemi, rosacea, morsi di insetti (in questo caso per un effetto rapido è meglio usare una fettina del rizoma fresco).
  • Cicatrizzante: favorendo il rinnovamento dei tessuti, velocizza i processi di guarigione in caso di abrasioni e lacerazioni.
  • Indebolimento dei peli superflui: una delle più utili e adorate proprietà della curcuma è quella di favorire la riduzione e il rallentamento della crescita dei peli superflui grazie all'azione dei fitosteroli, che inibiscono l'enzima alfa-reduttasi del testosterone a livello del bulbo pilifero.
  • Illuminante: per tutte le proprietà elencate sopra, l'azione della curcuma sulla pelle si rivela anche di tipo illuminante. Garantendo una condizione ottimale alle cellule epidermiche, prevenendone l'invecchiamento e la disidratazione, combattendo gli stati irritativi, favorisce anche un aspetto sano e bello alla pelle, che risulterà più luminosa e vitale.
  • Follicolostimolante: potrà sembrare un controsenso, dopo aver letto che riduce la crescita dei peli, scoprire che stimola la crescita dei capelli. La ragione di tale antitesi è da ricercarsi nella diversa azione effettuata dal DHT (ormone androgeno) su peli di corpo e capelli. Sui primi ne potenzia la crescita, sui secondi causa la miniaturizzazione dei follicoli. Inibendo l'azione dell'enzima che trasforma il testosterone in DHT, la curcuma si presenta nel contempo alleata alla lotta al pelo superfluo e amica della capellitudine.
  • Sbiancante dei denti: utilizzata in pasta come un dentifricio migliora la salute dei denti, li rende più forti e più bianchi.
  • Seboregolatrice: come molte polveri derivanti dalla triturazione delle radici, la curcuma aiuta le ghiandole sebacee a regolarizzare la propria produzione di sebo, andando a ridurre, attraverso un uso costante nel tempo, tutte le problematiche derivanti da eccessi di sebo (cute grassa, impurità, punti neri, brufoli, incarnato grigio e asfittico) e da carenze di sebo (cute secca, tendente a screpolarsi e irritarsi, rughette d'espressione e pelle dall'aspetto stanco e precocemente invecchiato).


Proprietà Tintorie


Tra le altre proprietà cosmetiche, la Curcuma ha anche un notevole potere tintorio, rilascia un colore giallo intenso che non si aggrappa a pelle e capelli e viene via in una passata di sapone o una o due shampoo.
Le donne indiane e arabe utilizzano la curcuma per dare tocchi dorati a porzioni dei loro mehndi (tipiche decorazioni temporanee realizzate disegnando figure floreali o geometriche sulla pelle con l'henné, principalmente sugli arti).




Proprietà terapeutiche


Questa sezione si occupa di trattare, a scopo puramente illustrativo, i risultati della medicina popolare e ayurvedica già parzialmente confermati dalla scienza medica (i cui studi sulla curcuma sono attualmente ancora in corso), assolutamente quanto è scritto qui non costituisce consiglio medico e non va a sostituire eventuali cure mediche.
Importante: l'assunzione di Curcuma ha come conseguenza una leggera fluidificazione del sangue, per cui è importantissimo eliminarla dall'alimentazione se si soffre di ulcere e nel momento in cui si segue una terapia di anticoagulanti.

  • Antibatterica: combatte le infezioni di tipo batterico, contrastando la riproduzione di batteri nocivi, svolgendo quindi un ruolo molto simile a quello dell'antibiotico.
  • Antidolorifica: grazie alle capacità antibatterica e antinfiammatoria, si rivela utilissima anche per ridurre i dolori originati da attacchi batterici o stati infiammatori.
  • Antinfiammatoria: riduce i processi infiammatori a carico dei tessuti molli e delle articolazioni.
  • Antiossidante: riduce il processo di invecchiamento delle cellule causato dai radicali liberi, ne migliora lo stato generale di salute e idratazione, favorisce il rinnovamento cellulare.
  • Antistaminica: l'assunzione quotidiana garantisce una migliore resistenza agli agenti allergizzanti.
  • Coleretica: migliora la produzione di bile, la quale ha il compito di regolare il pH all'interno dello stomaco, ripulisce l'organismo dalle scorie prodotte nella degradazione dell'emoglobulina e favorisce una corretta attività intestinale.
  • Digestiva: migliora e facilita i processi digestivi.
  • Immunostimolante: stimola l'attività dell'apparato immunitario, rendendolo più rapido ed efficiente.
  • Neurostimolante: l'assunzione regolare di curcuma migliora l'attività cerebrale e la rigenerazione dei neuroni, questo la rende un buon coadiuvante delle cure ai malati di Alzheimer, nei quali pare rallenti il processo degenerativo dei neuroni.
  • Stabilizzatrice glicemica: ha un'azione regolatrice della glicemia e riduce la sensibilità all'insulina, questo la rende un ottimo alimento pe prevenire il diabete nei soggetti a rischio o in fase pre-diabetica.
  • Protezione cardiovascolare: la sua leggera azione fluidificante del sangue migliora le attività circolatorie, favorendo una migliore attività del cuore e prevenendo danni a carico di questo sistema organico.

Come usare la Curcuma


Questa spezia va utilizzata in piccole dosi, l'uso massiccio, sia a livello cosmetico che alimentare, è superfluo e può addirittura rivelarsi dannoso.
Nell'alimentazione è consigliabile non superare un cucchiaio al giorno, mentre nella cosmesi le quantità sono ancora più esigue.
La Curcuma in cosmesi può essere utilizzata da sola (quindi con aggiunta di semplice acqua) oppure come addizionante ad altre sostanze con proprietà simili e/o complementari, siano farine, acque vegetali, oli.
Sconsiglio di utilizzarla in polvere semplice in quanto la Curcumina in essa contenuta viene metabolizzata con difficoltà dall'organismo, mentre si veicola più facilmente quando si utilizzano sostanze oleose.

Per le ricette cosmetiche a base di curcuma clicca QUI (Link di prossima attivazione)


20 marzo 2018

Acqua, come bere quotidianamente la quantità giusta



L'acqua è la base della vita. Senza di essa il mondo intero sarebbe una landa desolata. La sua importanza è essenziale per tutte le forme di vita, per la sopravvivenza e il benessere del nostro organismo e per la salute di pelle e capelli. Per questo motivo è importantissimo ed essenziale assicurarsi il giusto apporto di liquidi quotidiano.
La carenza di acqua è alla base di moltissimi problemi di salute ed estetici:
  • Capelli secchi
  • capelli grassi
  • rughe precoci
  • ritenzione idrica
  • stipsi
  • malfunzionamento dei reni
  • spossatezza generale
  • emicrania e cefalea
  • occhiaie e borse palpebrali
  • problemi articolari
  • cistiti e infezioni dell'apparato uro-genitale
  • accumulo di tossine
  • pelle spenta
La medicina odierna consiglia di bere almeno un litro e mezzo di acqua al giorno, ossia l'equivalente di otto bicchieri pieni, e di aumentare gradualmente la quantità in base a quanto sia attiva la nostra vita. Ovviamente, se siamo sportivi, berremo molto di più che se siamo impiegati in ufficio o studenti e facciamo una vita più sedentaria.
Molto probabilmente, pensiamo di bere la quantità giusta di acqua perché non sentiamo l'esigenza fisica di bere di più. Ancora più probabilmente, stiamo sbagliando. Perché il corpo è un organismo elastico, che riesce a garantirsi la sopravvivenza anche con mezzi minimi. Quando beviamo poco, il corpo riceve l'imput che l'ambiente non ci fornisce tutta l'acqua di cui ha bisogno ed entra in modalità risparmio, sfruttando al massimo l'acqua di cui può disporre. Meno beviamo, più il corpo si adatta, fino a ridursi al metabolismo basale, che è quello in cui i problemi non sono più estetici, ma di salute, perché l'organismo non ha risorse a sufficienza per garantirci il benessere.
Prima di ridurci a un tale stato, dunque, intraprendiamo un percorso di reidratazione del corpo e riabituiamoci a bere la giusta quantità di acqua.


Quantificare l'acqua quotidiana


Se troviamo difficoltà a quantificare l'acqua che beviamo in un giorno possiamo ricorrere a un pratico sistema Iattuabile sia dentro casa, sia quando siamo fuori. Procuriamoci una bottiglina da mezzo litro e riempiamola d'acqua prima di fare colazione. Beviamo esclusivamente dalla bottiglina, riempendola nuovamente non appena l'avremo svuotata, in questo modo riusciremo a conteggiare piuttosto velocemente quanta acqua abbiamo bevuto durante la giornata.


Come bere più acqua


Se facciamo fatica a bere più acqua del solito, ci sono delle piccole regole che possiamo utilizzare:
  • Beviamo una prima abbondante sorsata di acqua (l'equivalente di un bicchiere in una bottiglina da mezzo litro corrisponde a circa un terzo della bottiglina) appena svegli e a digiuno, così favoriamo la riattivazione del metabolismo dopo la fase notturna del sonno.
  • Se siamo funatori (specie se accaniti), beviamo un bicchiere d'acqua ogni volta che abbiamo voglia di una sigaretta (è un metodo che aiuta anche a ridurre il consumo di fumo e facilita un percorso di disintossicazione graduale), lo stesso discorso vale se siamo persone che mangiano più del dovuto, ogni volta che ci assale la fame fuori dai pasti o il desiderio di cibo spazzatura, beviamo un bicchiere d'acqua.
  • Beviamo un bicchiere mezz'ora prima di ogni pasto e un altro mezz'ora dopo.
  • Teniamo la bottiglina sempre con noi, quando siamo in giro, quando siamo seduti al pc, quando stiamo lavorando o studiando, e mettiamola a vista, guardandola ci ricorderemo di fare un sorso ogni tanto.
  • Beviamo un bicchiere un po' di tempo prima di andare a dormire (prima di struccarci, pettinarci e indossare il pigiama), così avremo il tempo anche di fare "l'ultima pipì" e non rischiamo di svegliarci in piena notte con la vescica che scoppia.
Già semplicemente seguendo queste piccole regole, beviamo tranquillamente gli otto bicchieri quotidiani consigliati come apporto necessario di liquidi. Ma se ancora non riusciamo a bere l'acqua necessaria, esistono moltissime app scaricabili gratuitamente sullo smartphone che, sotto forma di gioco, ci aiutano a incrementare l'apporto di acqua. Una app molto carina che ho provato io stessa è Plant Nanny, si presenta come un gioco di accudimento in cui dobbiamo far crescere una piantina e per farlo dobbiamo annaffiarla. Ogni bicchiere d'acqua che berremo andrà ad annaffiare la piantina. Se non beviamo la piantina appassisce e muore. Direi che sia un ottimo stimolo a bere correttamente, no?


Iniziare la giornata con un bicchiere d'acqua


Come ho già accennato più sopra, l'ideale è iniziare la giornata bevendo un bicchiere d'acqua dona al corpo lo sprint necessario per affrontare la giornata, ma vediamo insieme punto per punto quali benefici apporta:


  • Favorisce l'eliminazione delle tossine accumulatesi durante la notte: durante il ciclo del riposo il corpo è in metabolismo basale per la maggior parte delle attività metaboliche, in questa fase i reni filtrano tutte le sostanze di scarto ripulendo il sangue (per questo l'urina del mattino ha sempre un odore piuttosto acre e un colore molto intenso rispetto a quella del resto della giornata). Bevendo a digiuno forniamo al corpo un apporto di liquidi che favorisce lo smaltimento degli scarti accumulati durante la notte e impedisce l'affaticamento dei reni, che espelleranno le tossine più facilmente.
  • Idrata il sistema linfatico: la stasi del sonno origina un rallentamento del flusso dei fluidi, in particolar modo della linfa, la quale con l'apporto di idratazione fluidifica e riprende a scorrere meglio, raggiungendo più facilmente i tessuti interessati.
  • Migliora la digestione: l'acqua aiuta l'apparato digerente a prepararsi a svolgere al meglio la propria funzione, facilita il processo di digestione a partire dalla bocca (favorisce la salivazione eliminando la sensazione di bocca secca e/o impastata), passando per lo stomaco e facilitando l'assorbimento dei nutrienti a livello intestinale.
  • Migliora la lubrificazione delle articolazioni, dei muscoli e dei legamenti: in questo modo tutto l'apparato motorio funzionerà meglio evitando di incorrere in crampi, strappi muscolari, fitte e riducendo i dolori articolari.
  • Previene le infezioni dell'apparato uro-genitale: l'apporto di acqua mattutino aiuta la diuresi, e con l'espulsione dei liquidi ricchi di tossine e scarti notturni eliminiamo anche potenziali batteri e virus che, in caso di diuresi scarsa, finiscono invece col sostare nella vescica e nell'uretra, causando infezioni che possono espandersi anche alla vagina (questo non significa che bere acqua ci protegge dalle malattie sessualmente trasmissibili, per evitarle occorre sempre usare il preservativo).
  • Regola la temperatura del corpo: un corpo correttamente idratato mantiene una temperatura più costante perché il calore interno fluisce meglio da un tessuto all'altro.
  • Riduce i fastidi di molti disturbi cronici come cardiopatie, artiti; problemi dell'apparato respiratorio come asma, bronchite; riduce i problemi di stipsi (stitichezza), riduce le emicranie e i dolori mestruali e tanto altro ancora.

15 novembre 2017

Il Fieno Greco (Trigonella Foenum Graecum) - Doni della Natura



Il Fieno Greco è una pianta di origine greca o probabilmente asiatica, fu importata in Italia in epoca romana grazie alle sue molteplici straordinarie proprietà benefiche, sia in ambito alimentare, sia in ambito cosmetico.
I semi sono la parte che in cosmesi viene utilizzata di più, perché ricchi di mucillagini dalla forte azione idratante e lenitiva.


Fieno Greco e capelli


In India il Fieno Greco è conosciuto col nome di Methi e viene utilizzato come base preparatoria per moltissime ricette cosmetiche, sia per i detergenti per capelli (famoso è lo shampoo realizzato mixando farina di ceci e gel o crema di Fieno Greco), sia per gli impacchi idratanti.
Il motivo principale per cui questa pianta è così famosa anche qui in Italia è appunto la sua capacità di idratare e disciplinare i capelli, capacità che la rende una sostituzione perfetta ai balsami di tipo commerciale, ma essa possiede moltissime altre doti:
- Idratante
- Lucidante
- Disciplinante
- Seboregolatrice
- Leggermente detergente
- Riduzione della caduta dei capelli
Il Fieno Greco infatti, idratando la cute, aiuta a regolarizzare la produzione di sebo (in particolar modo in casi di cute grassa) riducendo gli inestetismi dovuti alla scorretta produzione di sebo e migliorando conseguentemente la traspirazione dei fusti e la salute del capello stesso. Per lo stesso motivo, questa pianta aiuta tantissimo a combattere la forfora, il suo uso costante nel tempo elimina totalmente questo problema.
I suoi semi contengono una moderata quantità di saponine che svolgono un'azione detergente rimuovendo le polveri sottili e le impurità depositatesi sul capello.
Infine, questa pianta è ricchissima di elementi utili a rinforzare e rinvigorire i capelli a partire dai bulbi, fattore che, unito alle capacità idratanti e seboregolatrici, riduce sensibilmente la perdita di capelli e aiuta, soprattutto nel periodo autunnale, a limitare la perdita di massa a causa dell'aumento di caduta caratteristico di questa stagione.


In quali ricette si può usare il fieno greco?


Praticamente in tutte quelle che utilizziamo per la cura dei nostri capelli. Il gel può tranquillamente andare a costituire la fase acquosa dei nostri impacchi, mentre la polvere, precedentemente idratata, aiuta a migliorare nettamente la spalmabilità di impasti realizzati con erbe triturate non proprio finemente grazie alla capacità di coesione delle mucillagini.
Utilizzare il gel di Fieno Greco nell'hennè in sostituzione della normale acqua è un ottimo sistema per evitare la secchezza post-hennata, soprattutto se siamo all'inizio del percorso di recupero della chioma e abbiamo capelli particolarmente secchi e sfibrati.
Il gel può essere applicato anche puro sia come impacco idratante post-shampoo, sia usato come prodotto di styling.
La polvere di Fieno Greco reidratata, può essere aggiunta all'hennè e ad altri impasti erbacei per migliorarne la spalmabilità, oppure utilizzata per preparare il classico Methi indiano, aggiungendovi farina di ceci da utilizzare poi come shampoo.


Fieno Greco e pelle


Questa pianta si potrebbe definire quasi una panacea della pelle, ricchissima di vitamine, proteine e sali minerali, ha tantissime azioni benefiche:
- Idratante
- Elasticizzante
- Tonificante
- Purificante
- Drenante
- Antinfiammatorio
Esattamente come per i capelli, usare il Fieno Greco sulla pelle aiuta a idratarla in profondità, eliminando dunque secchezza e tutte le problematiche connesse a una condizione di disidratazione dell'epidermide.
L'uso costante favorisce il rinnovamento cellulare, aiutando le pelli mature a riacquistare luminosità e vigore.
Applicare e massaggiare l'impacco di Fieno Greco (polvere reidratata) nelle zone del corpo colpite dalla cellulite riduce questo inestetismo, contrastando la ritenzione idrica e migliorando conseguentemente la circolazione sanguigna, donando un senso di benessere e leggerezza alle gambe.
La proprietà elasticizzante del Fieno Greco restituisce tono alla pelle, rassodandola e attenuando le rughe d'espressione.
Sviluppare una routine di pulizia del viso che includa l'utilizzo del Fieno Greco (in gel o in polvere reidratata) è l'ideale per trattare le pelli impure soggette a problemi di acne e punti neri.
Il Fieno Greco ha anche proprietà antinfiammatorie, riduce quindi i rossori cui vanno spesso soggette le pelli sensibili.


Fieno Greco in semi o in polvere?


La scelta se acquistare il Fieno Greco in semi interi o in polvere è piuttosto relativa alle proprie abitudini e preferenze personali, in quanto la resa in effetti è sostanzialmente la stessa.
Mentre nell'utilizzo dei semi si ottiene un gel perché dopo la bollitura il composto viene filtrato e separato dai semi, nell'uso della polvere si ottiene una pastella che si applica senza nessun processo di filtrazione.

Ulteriori curiosità sul Fieno Greco


Questa pianta contiene fitoestrogeni (la versione vegetale degli ormoni femminili) e per questo consumare fieno greco favorisce lo sviluppo delle forme femminili. Stimola le ghiandole mammarie e conseguentemente il seno avrà un aspetto più voluminoso e pieno.
Per lo stesso motivo, il Fieno Greco aumenta la montata lattea durante l'allattamento, unica nota dolente a riguardo: dà al latte un sapore sgradevole quindi è bene non eccedere con le quantità di Fieno Greco.
Le sue proprietà antinfiammatorie lo rendono ideale per sedare i bruciori di stomaco e i problemi intestinali causati da coliti e irritazioni.
Coloro che soffrono di diabete possono consumare moderate quantità di Fieno Greco, così da favorire un abbassamento del tasso di zuccheri nel sangue, ovviamente il consumo va fatto con moderazione per non incorrere in attacchi di ipoglicemia, e soprattutto per evitare contrasti con eventuali medicine.

Acquista il fieno greco ai seguenti link:
Fieno Greco in polvere Salus in Erbis
Fieno Greco in polvere Top Op
Fieno Greco in semi TRS

25 aprile 2017

Conservazione degli oli - Doni della Natura

Come ben sappiamo, quanto più un prodotto è naturale, non raffinato e privo di conservanti, tanto più è soggetto al naturale fenomeno della degenerazione chimica, con conseguente alterazione e perdita delle sue proprietà nutritive e cosmetiche.
Di tutte le sostanze naturali che utilizziamo per la cura dei capelli e del corpo, quelle di cui ci preme più garantirne la corretta conservazione sono gli oli, questo perché innanzitutto sono le materie prime che costano più di tutte le altre, e in secondo luogo perché l'utilizzo di un olio ormai irrancidito può addirittura rivelarsi dannoso per la nostra cosmesi nel caso di applicazione sulla pelle (mentre non comporta particolari problematiche nell'uso sui capelli, se interessa esclusivamente le lunghezze, come ad esempio nel leave-in).
Molto spesso l'irrancidimento di un olio rischia di venire favorito da un uso scorretto dello stesso o da un metodo di conservazione sbagliato, in questo articolo andremo dunque ad analizzare tutti gli accorgimenti necessari per garantire lunga vita ai nostri oli.


Durata naturale degli oli


Ciascun olio ha una particolare composizione chimica che gli conferisce proprietà specifiche, dalla sua composizione si determinano pure una serie di fattori che ne influenzano la durata naturale (ossia senza contaminazioni o azioni esterne). Sappiamo che quanto più è delicato un olio, tanto più breve sarà la durata della sua vita e la suscettibilità agli agenti esterni.


CALORE

Il primo fattore che determina "la vita" di un olio è la termolabilità, ossia la sua resistenza al calore. Più un olio è termolabile, più breve sarà la sua vita.

Tra gli oli suscettibili al calore ricordiamo:

olio di anguria
olio di borragine
olio di camelia
olio di camelina
olio di canapa
olio di cannella
olio di carota
olio di cartamo
olio di cotone
olio di cumino
olio di enotera
olio di germe di grano
olio di lino
olio di mandorle dolci
olio di ribes nero
olio di rosa mosqueta
olio di semi di lino
olio di semi di zucca
tutti gli oleoliti
squalene

Gli oli non suscettibili al calore sono invece:

olio di albicocca
olio di arachidi
olio di argan
olio di jojoba
olio di andiroba
olio di avocado
olio di baobab
olio di broccolo
olio di cacao
olio di caprilico e sintetici
olio di cocco
olio di girasole
olio (o burro) di karité
olio di macadamia
olio di neem
olio di nocciola
ollio di nocciolo di pesca
olio di olys
olio d'oliva
olio di palma
olio di ricino
olio di riso
olio di sesamo
olio di squalene
olio di vinaccioli
tocoferolo
squalane

la fonte di entrambi gli elenchi è NaturaeBellezza


Conoscere la termolabilità dell'olio che utilizziamo per la nostra cosmesi ci permette di adottare quei piccoli accorgimenti per aiutarlo a sopravvivere al massimo delle sue possibilità. L'essenziale, quando utilizziamo un olio termolabile, è la conservazione in luoghi lontani dalle fonti di calore e poco soggetti agli sbalzi termici.
Via gli oli, quindi, da ambienti come la cucina o il bagno, due stanze in cui tendono ad accumularsi calore e umidità. Nella prima ogni qual volta si cucina, nel secondo ogni qual volta facciamo il bagno o la doccia o azioniamo la lavatrice e lo scaldabagno.
Conserviamo gli oli in credenze lontane dai caloriferi, lontano dalle finestre o dalle pareti esterne (soprattutto se avete pareti molto sottili e male isolate).

LUCE

Un secondo fattore che influenza la vita di un olio è la sua ossidabilità alla luce. Praticamente tutti gli oli ossidano con la luce, l'ossidazione fa perdere loro proprietà e li fa irrancidire.
Tenere gli oli lontani dalla luce è dunque il primo passo GENERALE per una corretta conservazione. Normalmente gli oli vengono contenuti in flaconi di vetro scuro (blu, verde, marrone), perché il colore scuro riduce la quantità di luce che entra in contatto con l'olio, riducendone conseguentemente l'effetto ossidativo.
Molti oli che si acquistano negli alimentari internazionali, però, sono conservati in flaconi di vetro trasparente, è necessario ovviare al problema "imbrunendo" le bottiglie.
Potete dipingere l'esterno delle bottiglie con un colore scuro per vetro, oppure optare per una più pratica applicazione, intorno alla boccetta, di uno o più strati di carta da pane, fermata con del nastro adesivo.
Sconsiglio il travaso dell'olio in un'altra bottiglia perché in casa è piuttosto difficile sterilizzare correttamente e rischieremmo di ottenere l'effetto opposto, ossia travasare un olio in una bottiglia non correttamente sterilizzata e contaminare l'olio, abbattendone drasticamente la durata.
Un secondo accorgimento è, ovviamente, quello di non esporre mai gli oli alla luce diretta del sole e di conservarli in un luogo dove batta poca luce, quindi lontano dalle finestre e in mobili con le ante piene (niente credenze a vetri, niente mensole aperte).


ARIA

Un terzo fattore (quasi inevitabile) è il contatto con l'aria. Ogni volta che apriamo il flacone d'olio, esso entra in contatto con l'aria e la parte superficiale del liquido subisce delle micro-ossidazioni. Per questo è IMPORTANTISSIMO chiudere bene il tappo e tenere i flaconi aperti il minimo indispensabile all'utilizzo degli stessi.
Se il tappo di un flacone dovesse rompersi o non chiudere bene, cercate una sostituzione o applicate una pellicola trasparente all'imboccatura della bottiglia e avvitate saldamente il tappo così da ridurre la penetrazione dell'aria all'interno.

BATTERI E CONTAMINAZIONI

I due seguenti fattori che distruggono la vita di un olio sono la carica batterica e le contaminazioni esterne. Li metto insieme perché questi sono fattori determinati non solo dalla conservazione scorretta, ma soprattutto dall'uso sbagliato che facciamo dei nostri oli.
Innanzitutto, per evitare le contaminazioni cosiddette "ambientali" è importante che il luogo di conservazione, oltre ad essere fresco e riparato dalla luce diretta, sia asciutto. Un luogo umido e tendente a formare la muffa potrebbe causare contaminazioni all'olio contenuto nel flacone o nel barattolo, perché dopo la prima apertura si perde l'ermeticità del contenitore.
In secondo luogo, è importantissimo maneggiare gli oli con le dovute cautele:

  • Mai mettere le mani nel barattolo dell'olio o versare l'olio in mano appoggiando il palmo all'imboccatura della bottiglia. L'olio si preleva col cucchiaio, o si versa nel palmo della mano senza creare contatto tra la pelle e l'olio contenuto nel flacone. Anche quando avete le mani perfettamente pulite e appena lavate, infatti, sulla pelle c'è una naturale carica batterica (protettiva per la nostra pelle dagli attacchi esterni, ma dannosa per gli oli).
  • Mai versare nuovamente nel flacone l'olio non utilizzato che sia già entrato in contatto con fattori e strumenti esterni. Se ve ne avanza un pochino, distribuitelo sulle mani come fosse una crema e massaggiate, oppure conservatelo in quei piccoli contenitori da tester che si trovano sia nei negozi di cosmetici sia in tutti i negozietti cinesi di cianfrusaglie varie a prezzi più che abbordabili
  • Utilizzare SEMPRE strumenti perfettamente puliti e di materiale non poroso, quindi evitiamo cucchiai e spatole in legno, nelle cui fibre possono annidarsi batteri e funghi
  • Evitare di prelevare gli oli con cucchiai di metallo, in quanto esso influisce accelerando il processo ossidativo a opera dell'aria. Prediligiamo strumenti in plastica o vetro che non sono porosi e non interagiscono chimicamente con gli oli.

Altri consigli generici:

  • Non aprire dieci tipi di oli alla volta, per non ritrovarci poi a dover eccedere con gli impacchi e l'uso in una corsa contro il tempo prima dell'irrancidimento naturale degli stessi.
  • Quanto più delicato è un olio, tanto più breve sarà la sua durata. Gli oli termolabili naturalmente durano intorno ai 6-7 mesi a causa dei naturali cambi di temperatura tra stagioni, quindi evitiamo di acquistarne grandi quantità da tenere come scorta, perché rischiamo solo di perdere soldi e sprecare importantissima materia prima. Gli oli non termolabili hanno una durata che varia dai 2 ai 4 anni, se correttamente conservati.
  • Non scaldare assolutamente gli oli termolabili, si perdono tutte le proprietà e diventano materia pressoché inerte, oltre a irrancidire molto prima. Gli oli non termolabili, per quanto possano essere scaldati, è bene scaldarli il meno possibile per aiutarli a durare più a lungo. Anche l'olio di cocco nel suo aspetto solido, ad esempio, è meglio prelevarlo con un cucchiaino dal barattolo e poi scaldarlo strofinandolo tra le mani fino a farlo sciogliere, in questo modo non andremo minimamente a toccare la parte contenuta nel flacone, che resterà il più inalterata possibile e durerà al massimo delle sue possibilità

Da cosa si capisce che un olio è irrancidito?

Innanzitutto, cambia il suo odore, assume un sentore acidulo, sgradevole e "avariato". In secondo luogo tende ad opacizzare, non sarà limpido e trasparente, ma opaco e simile ad acqua sporca. In terzo luogo, spesso presenterà variazioni di colore o grumi che non dovrebbe avere (da questo è escluso l'olio di cocco, che opacizza e raggruma mano a mano che, col calo delle temperature, tende a solidificarsi, quindi non spaventatevi quando gli vedete prendere un aspetto strano e per diagnosticarne l'integrità basatevi sul suo odore).

03 aprile 2017

Farina di Ceci - Doni della Natura


La farina di ceci si ottiene tritando i semi essiccati della Cicer Arietinum.
Si presenta come una polvere fine color burro/giallo paglierino. Di solito si utilizza moltissimo in cucina per gustose ricette sia rustiche sia dolci. I vegetariani e i vegani la usano per l'apporto di proteine nella propria dieta; mentre i celiaci la sostituiscono alla farina di grano, in quanto la farina di ceci è priva di glutine; i diabetici invece la usano perché più povera di zuccheri rispetto alle altre farine ottenute dai cereali.
Oltretutto, la farina di ceci contiene saponine, le quali riducono fortemente l'assorbimento del colesterolo da parte dell'organismo. E sono proprio le saponine a rendere questa farina estremamente interessante dal punto di vista cosmetico.

Le saponine


I ceci sono semi ricchi di una sostanza chiamata Saponina, un glicoside terpenico costituito da una
parte di residui zuccherini (idrosolubile) e un aglicone (liposolubile) detto sapogenina.
L'aglicone può presentarsi a nucleo triterpenico (30 atomi di carbonio a catena pentaciclica), oppure steroideo (27 atomi di carbonio a struttura tetraciclica). Le saponine dei ceci, essendo i semi dicotiledoni, present
ano un nucleo triterpenico.
E, se non vi sono già esplosi tutti i neuroni dopo questa violenta immersione nei termini chimici e agrari, proprio come suggerisce il nome, le saponine sono appunto il sapone naturale che Madre Natura ci ha donato.
Questo rende la farina di ceci uno dei detergenti migliori di cui si possa fare uso perché è
ecologica e rispettosa della natura e del corpo.

Farina di Ceci e capelli


Questa farina è un'ottima sostituzione agli shampoo commerciali.

Sulla chioma ha azione:
  • detergente
  • disintossicante
  • leggermente proteinizzante
  • leggermente esfoliante
  • rinforzante
  • lucidante
  • seboregolatrice

La sua azione detergente è nel contempo efficace ma rispettosa della struttura del capello, depura il cuoio capelluto e i fusti dai residui di siliconi e parabeni, migliorando la traspirazione naturale della pelle e favorendo così la crescita dei capelli.
Treattandosi di una farina ricavata da un legume, è ricca di proteine che svolgono una leggera azione proteinizzante, rinforzando i capelli, soprattutto se destrutturati e fragili.
La farina non è una polvere impalpabile, si costituisce di piccolissimi granuli che si disciolgono solo parzialmente nell'acqua e quindi con il massaggio va ad esfoliare delicatamente la cute, rimuovendo il sottile strato di cellule morte e migliorando la traspirazione del cuoio capelluto, per potenziarne l'effetto esfoliante si può, di tanto in tanto, aggiungere all'impasto per lo shampoo un cucchiaino di zucchero.
Ha anche proprietà seboregolatrici, è quindi ideale per chi soffre di capelli grassi perché aiuta la cute a produrre sebo in quantità più regolari, riducendone l'eccesso e aiutando così ad allungare il range di shampoo. Chi invece soffre di capelli secchi non ha nulla da temere, la farina di ceci è sufficientemente delicata da non andare a peggiorare la situazione e, essendo un detergente privo di siliconi e parabeni, prepara il capello all'assorbimento massimo di leave-in e impacchi idratanti e protettivi.
In particolare è indicata per i seguenti tipi di chiome:
  • capelli grassi
  • capelli fragili
  • capelli destrutturati
  • capelli sottili


Farina di ceci e pelle


La farina di ceci è anche un'ottima sostituta del bagnoschiuma.
Sulla pelle ha azione:
  • detergente
  • disintossicante
  • leggermente esfoliante
  • illuminante/sbiancante
  • antietà
  • antifungine

Utilizzare la farina di ceci invece dei bagnoschiuma commerciali ha un forte impatto positivo sulla nostra pelle, perché la sua leggera azione esfoliante aiuta ad eliminare le cellule morte senza aggredire la pelle. La delicatezza con cui agisce nell'esfoliazione e nel rispetto dell'equilibrio della pelle la rende adatta a un uso frequente, anche quotidiano, che in breve tempo conferisce all'incarnato una luminosità impossibile da ottenere con sostanze di origine industriale, uniforma l'incarnato riducendo le discromie e i piccoli inestetismi.
Favorendo l'eliminazione delle cellule morte e quindi il ricambio cellulare, svolge anche un'azione antietà, assottiglia le piccole rughe d'espressione conferendo al volto un aspetto decisamente più giovane.
Le saponine presenti nella farina di ceci aiutano moltissimo a migliorare la condizione di quelle pelli soggette a micosi in quanto queste molecole riescono a sciogliere le ife dei funghi, distruggendone la struttura e quindi impedendone l'espansione.

Come prepararla


L'azione detergente della farina di ceci si attiva con l'acqua, meglio se tiepida o leggermente calda.
La consistenza deve essere quella di una crema morbida ma non troppo pastosa, tipo yogurt. Se viene un po' più fluida non è un problema, l'importante è che l'impasto non sia troppo solido altrimenti non si spalma bene e "sfarina" non svolgendo al meglio la propria funzione.
L'acqua può anche essere sostituita con un infuso.
Per non inficiare l'azione della farina, è importantissimo NON aggiungere all'impasto sostanze grasse quali olio, burro, balsamo.
Alcune persone lamentano che la farina di ceci abbia un odore piuttosto forte e che talvolta (se applicata in particolare su capelli non ancora disintossicati) l'odore sia persistente. Si può ovviare al problema aggiungendo all'impasto tre gocce al massimo di olio essenziale.
In realtà ho notato che quando i capelli sono disintossicati, se si risciacqua per bene l'odore non permane e i capelli hanno un odore neutro.
Di seguito ecco alcune ricette cosmetiche a base di farina di ceci:

Detergente sbiancante alla farina di ceci
Detergente "depilatorio" alla farina di ceci

Informazioni botaniche relative alla pianta:


Classificazione

Regno: PLANTAE
Divisione: MAGNOLIOPHYTA
Classe: MAGNOLIOPSIDA
Ordine: FABALES
Famiglia: FABACEE
Tribù: FABOIDEAE
Genere: CICER
Specie: CICER ARIETINUM


Origini


Provenienza: Turchia
La Cicer Arietinum è stata una delle prime piante entrate nella coltivazione agricola, già nell'età del bronzo ci sono testimonianze della coltivazione di questa pianta, che ben presto si diffuse in tutta l'Asia e in Europa e in alcune regioni dell'Africa.
Al giorno d'oggi la Cicer Arietinum è poco coltivata in Italia perché la resa economica è bassa e la richiesta nel nostro paese non è elevatissima, anche se negli ultimi anni sta gradualmente aumentando., i paesi in cui la coltivazione è più concentrata sono l'India e il Pakistan, paesi in cui c'è un elevatissimo consumo dei suoi semi sia in ambito alimentare, sia in ambito cosmetico.

Curiosità botanica


Le piante producono saponina perché quest'ultima funge da barriera naturale contro le aggressioni dei patogeni e in particolare dei funghi