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Visualizzazione post con etichetta Cosmesi Consapevole. Mostra tutti i post
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29 aprile 2020

Tipi di pelle - Cura della Pelle


Con l'articolo di oggi andiamo ad inaugurare una rubrica già presente da tempo sul canale, così da approfondire gli argomenti più nel dettaglio.
Partendo da principio, oggi vedremo insieme i diversi tipi di pelle. Le persone, infatti, non hanno tutte lo stesso tipo di pelle, esattamente come per i capelli il patrimonio genetico, rimescolando le caratteristiche ereditate dai nostri ascendenti biologici, danno risultati diversi, che possono essere classificati in tipologie in base alla similitudine della sintomatologia.

17 aprile 2020

Total natural, gli strumenti base per cominciare - Tutto Total Natural

 


Nello scorso articolo di questa rubrica abbiamo imparato la definizione specifica di Total Natural. Nell'articolo di oggi vedremo insieme quali sono gli strumenti indispensabili per praticare il Total Natural nel migliore dei modi.
Non è quindi un articolo che parla di ingredienti perché non potrebbe farlo in modo esaustivo, ma di quella strumentazione necessaria a lavorare al meglio.

21 marzo 2020

Kapoor Kachli (Hedychium Spicatum) - Doni della Natura


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Questo articolo è scritto in collaborazione con l'Erboristeria L'Ortensia.




La Kapoor Kachli  è un'altra delle innumerevoli erbe utilizzate nella medicina ayurvedica, ricca di proprietà mediche e cosmetiche che ogni capellona o aspirante tale farebbe bene a conoscere. La pianta è anche conosciuta col nome di Giglio di Zenzero Spinato, oppure col nome di Zenzero Profumato a causa del suo aroma fortemente speziato.

13 aprile 2019

I siliconi - INformiamoCi




Il silicone è un ingrediente presente in moltissimi prodotti destinati alla cosmesi, in particolar modo in quelli destinati alla cura dei capelli quali shampoo, balsamo, maschere e prodotti senza risciacquo (gocce di cristallo, maschere da leave-in, lacche).
Il silicone deriva dalla lavorazione del silicio, non è dunque, come si crede spesso, un derivato del petrolio (i derivati del petrolio sono i petrolati, detti anche idrocarburi), ma è semplicemente un prodotto di sintesi laboratoriale (ossia in natura non è reperibile nello stato di silicone) che è sostanzialmente materia inerte (ossia non interagisce con gli altri ingredienti della formulazione cosmetica), fotostabile (non subisce modifiche chimiche quando viene esposto alla luce) e per questo garantisce stabilità ai prodotti in cui è contenuto.
Ha proprietà idrorepellenti e filmanti, conferisce leggerezza ai cosmetici simulando l'azione degli oli ma senza ungere e appesantire come fanno questi ultimi. Viste le sue proprietà altamente performanti sull'aspetto visivo di pelle e capelli, il silicone viene spesso utilizzato per migliorare la resa su breve termine di prodotti che, di fatto, hanno una formulazione di scarsa qualità, permettendo la diffusione sul mercato di prodotti che sembrano agire in modo notevole sul nostro corpo, ma mantenendo i costi bassi che invece formulazioni più elaborate e di qualità non possono abbassare più di tanto.

Siliconi volatili e densi


I siliconi possono essere di tipo volatile (evaporano con il calore della pelle) o denso (non evaporano restando su pelle e capelli fino al lavaggio successivo).
I siliconi volatili vengono utilizzati principalmente nei prodotti per la pelle (creme, fondotinta, correttori, protezioni solari), andando a minimizzare l'effetto untuoso degli oli. In pratica i siliconi volatili vanno ad alleggerire una formulazione che si presenta piuttosto pesante e a lento assorbimento così da farla apparire più spalmabile, setosa e leggera sulla pelle. Un silicone volatile, paradossalmente, rischia di causare secchezza epidermica.
I siliconi densi sono quelli che propriamente tendono ad avere la proprietà filmante, e sono principalmente utilizzati nei prodotti cosmetici per capelli in quanto, resistendo fino allo shampoo successivo, garantiscono lucentezza, morbidezza e districabilità per tutto l'intervallo di shampoo.

Cosa fa il silicone ai capelli


L'azione del silicone è di ridurre la capacità del capello di trattenere l'acqua del risciacquo (quindi facilita e velocizza il processo di asciugatura) e filmare i fusti, esso infatti forma una pellicola "gommosa" sulla superficie dei capelli che ne migliora la lucentezza, l'elasticità, la districabilità e conferisce un aspetto nettamente migliore alla chioma.
La parola chiave, in questo caso è aspetto. Il silicone, infatti, non ha proprietà curative, per cui gli effetti sono solo temporanei e non vanno a risolvere il problema che sta alla base di questo o quell'inestetismo tricologico, limitandosi a nasconderlo fino allo shampoo successivo.


Cosa fa il silicone alla pelle


Anche sulla pelle l'effetto del silicone, sia che sia volatile, sia che sia denso è di tipo filmante (il film del volatile è temporaneo, ma comunque riduce la traspirazione per tre-quattro ore al giorno). In questo modo esso riduce la naturale evaporazione dell'acqua dalle cellule epidermiche, causando un'iniziale maggiorazione dell'idratazione cellulare.
Questo processo di idratazione forzata dall'interno interessa solo la pelle, in quanto i capelli sono materia morta e non ricevono apporti di acqua dall'interno.
D'altro canto, però, se i capelli non hanno bisogno di "respirare", la pelle sì, e la pellicola siliconica riduce la traspirabilità della pelle, rendendola asfittica e causando l'invecchiamento precoce delle cellule.
Se il prodotto contiene un silicone denso, poi, il rischio che si corre è di favorire l'insorgere di impurità e di rendere la pelle più grassa e unta.


Il silicone fa male?


Il silicone non è l'entità malefica contro cui scagliarsi come invece accade ultimamente. Il silicone non fa "male" al corpo, e di per sé non lo danneggia se usato in modo saltuario. L'uso continuato causa invecchiamento precoce della pelle, danni indiretti ai capelli e riduce il range di shampoo, favorendo l'insorgere della seborrea in quanto rende asfittica la cute.
Esso è comunque altamente inquinante e non biodegradabile, quindi fa male all'ambiente (che, ricordo, è la nostra unica casa, e danneggiare la nostra casa significa danneggiare noi stessi) e la scelta di acquistare prodotti senza silicone è una scelta ecologica, prima di essere una scelta salutistica.
Utilizzare un prodotto siliconico non danneggia propriamente i capelli, se la nostra routine non prevede il passaggio per mezzi di styling che fanno uso di calore (phon, piastra e ferro arricciacapaelli) e se non ci esponiamo al sole diretto.
Il problema subentra quando, appunto, all'uso di un prodotto siliconico andiamo ad affiancare trattamenti che facciano uso del calore.
Come abbiamo infatti detto nel paragrafo precedente, il silicone crea una pellicola di tipo gommoso intorno ai capelli, questo azzera totalmente il contatto con l'esterno, e quando il capello siliconato viene trattato con il calore (un calore innaturale, cui comunque già normalmente non potrebbe resistere senza riportare danni) il silicone fa effetto serra, amplificando gli effetti del calore che penetra il film siliconico e poi continua a "rimbalzare" sul capello intrappolato nella pellicola siliconica.
Questo significa che i danni da calore verranno triplicati, l'esplosione delle molecole di acqua (e la conseguente secchezza) sarà maggiorata e la denaturazione delle proteine sarà più profonda e intensa. Anche l'esposizione a una fonte di calore naturale causerà danni più consistenti proprio per questo effetto forno che il silicone tende a creare sui fusti.
Per cui dopo qualche mese di uso continuato di siliconi, i capelli si presenteranno ancora più danneggiati di prima, e poco a poco l'effetto di migliorarne l'apparenza del silicone sarà sempre meno efficace, in quanto andrà a lavorare su capelli sempre più danneggiati.
Un altro grave problema del silicone è che rende il capello totalmente refrattario a qualunque trattamento topico. Fare impacchi di qualsivoglia tipo su capelli trattati con siliconi è perfettamente inutile, in quanto la pellicola siliconica impedisce che i fusti possano assorbire anche solo minimamente i nutrienti dell'impacco, quindi è impossibile minimizzare i danni con trattamenti topici su capelli rivestiti dai siliconi.
Un'ultima problematica dell'uso di siliconi è che per rimuovere la vecchia pellicola siliconica per sostituirla con una nuova, gli shampoo devono contenere solfati, sostanze estremamente aggressive sul capello, che vanno a intaccare la cuticola e rimuovere le proteine (chi ha usato in passato shampoo con solfati ed è poi passato a prodotti più delicati o al total natural, ha infatti riscontrato uno scurimento dei capelli di mezzo tono o anche di un tono completo, questo perché la rimozione di proteine dai fusti ne causa lo schiarimento) causando un danno strutturale.


Come riconoscere i siliconi


In linea generale, i siliconi si riconoscono nell'INCI perché terminano con le sillabe ONE o ANE, o ancora SILANOIL

I siliconi volatili sono:


  • Cyclomethicone
  • Cyclopentasiloxane
  • Cycloesasiloxane

  • I siliconi densi sono:


  • Dimethicone: il più pesante dei siliconi (in realtà sotto la parola dimethicone vanno raggruppati anche siliconi più leggeri, ma la dicitura dell'INCI li classifica sotto la stessa parola, rendendo impossibile capire quale dei tanti sia).
  • Dimethiconol: si utilizza insieme ad altri siliconi per realizzare composti piuttosto pesanti e filmanti, in pratica si tratta di una gomma
  • Cetyl Dimethicone: si usa nei preparari waterproof, è una cera con un elevato potere occlusivo
  • Amodimethicone: come il dimethicone, sotto questa voce vengono classificati più siliconi
  • Emulsionanti siliconici: si tratta di preparati siliconici cui è stata emulsionata dell'acqua per rendere la formulazione spalmabile, asciutta e setosa.


  • Termoprotettori 


    Facciamo un discorso a parte sui termoprotettori per capelli. Molte persone che hanno una cosmesi attenta ai prodotti, fanno uso dei termoprotettori per proteggere i capelli dal calore dei mezzi di styling.
    Innanzitutto precisiamo una cosa fondamentale: i termoprotettori servono a poco e a niente in quanto le temperature raggiunte dai mezzi di styling sono troppo elevate per la salute del capello e comunque dei danni sopraggiungono comunque.
    In secondo luogo, non esiste in natura nulla che possa ridurre effettivamente l'impatto del calore sui capelli. Basta avere qualche competenza chimica per rendersi conto che le temperature dei mezzi di styling (anche le più basse) vanno a denaturare le formulazioni anche del miglior termoprotettore in commercio.
    Senza scendere nei dettagli sulle formulazioni dei termoprotettori (ne parleremo in un articolo specifico dedicato proprio a questi prodotti), è necessario ricordare che la maggior parte dei termoprotettori in commercio sono di fatto costituiti da mix di siliconi.
    Questo significa che quando applichiamo un termoprotettore e poi trattiamo i capelli con il calore, di fatto andiamo ad amplificare i danni del calore, ma la pellicola siliconica nasconde il danno, lasciando i capelli morbidi, lucenti e disciplinati, ma sotto la pellicola il capello è danneggiato.
    Paradossalmente, meglio utilizzare i mezzi di styling senza usare termoprotettori che non facendone uso, meglio ancora se l'uso di questi mezzi viene ridotto o eliminato quanto più possibile.
    Per quanto riguarda l'uso del phon, che non tutti possono permettersi il lusso di eliminare del tutto, è possibile imparare QUI (link di prossima attivazione) come asciugare correttamente i capelli minimizzando al massimo i potenziali danni.


    Equivalenti naturali


    In natura non esiste un equivalente naturale che abbia tutte le capacità dei siliconi (motivo per cui molte persone sostengono di non poterne fare a meno), ma si possono creare preparati homemade composti da più ingredienti che singolarmente presentano alcune delle proprietà dei siliconi.
    In principal modo l'azione filmante e comedogena dei siliconi può essere sostituita dagli oli e dai burri. A differenza dei siliconi, questi ingredienti vanno a nutrire la pelle, apportando un bagaglio di nutrienti che nel tempo andrà a migliorare la condizione del tessuto epidermico. Questo ne garantisce un assorbimento rapido che evita il pericolo di asfissia della pelle.
    Sui capelli oli e burri hanno un'azione nutriente in cute con gli impacchi pre-shampoo, e un'azione protettiva con il leave-in, che va sempre praticato DOPO l'asciugatura dei capelli (anche gli oli causano effetto forno, in quanto friggono a una certa temperatura). A differenza dei siliconi, oli e burri ungono molto di più, questo problema può essere ovviato applicando queste sostanze in ridottissime quantità (parliamo di gocce vere e proprie, vi ricordo che per un metro e più di capelli io utilizzo come leave-in poco più di 3-4 gocce di olio).
    L'azione idratante (che in realtà i siliconi non svolgono attivamente, ma favoriscono l'idratazione passiva della pelle) è realizzabile attraverso l'applicazione di gel naturali, in particolar modo quelli derivanti dalle mucillagini (semi di fieno greco o di lino, aloe) che penetrano nei fusti e nelle cellule epidermiche migliorando l'idratazione e venendo rapidamente assorbiti senza appesantire e senza ungere.
    L'azione condizionante (che i siliconi forniscono solo come apparenza, in quanto filmando il capello lo rendono pèù viscoso e meno soggetto ai nodi e al crespo, ma non eliminano il problema che causa il sintomo) è sostituibile da sostanze come miele o sciroppi vegetali che vanno aggiunti in piccole quantità a impacchi idratanti post-shampoo (mai a preparati senza risciacquo perché queste sostanze naturali rendono il capello apppiccicoso).


    Disintossicare i capelli dai siliconi


    Cosa fare quando scopriamo di aver sempre usato prodotti siliconici e vogliamo cambiare routine scegliendo prodotti migliori o naturali?
    Innanzitutto suggerisco un passaggio graduale. Non eliminiamo tutto di colpo in quanto dopo poco verrebbe fuori il vero aspetto dei nostri capelli, che molto spesso è disastroso e i capelli ci risulterebbero ingestibili.
    Iniziamo un diradamento graduale dell'uso dei prodotti siliconici, alternandoli a prodotti non siliconici in maniera sempre più sporadica, e facendo nel contempo trattamenti atti a rimuovere la pellicola siliconica (erbe ayurvediche, ghassoul, che possiamo applicare come impacchi pre-shampoo o post-shampoo con un prodotto dal buon INCI), e quando avremo terminato il flacone siliconico prepariamoci a un lungo periodo di cure serrate, soprattutto idratanti e condizionanti e leave-in frequenti per proteggere il capello destrutturato.
    La disintossicazione dai siliconi richiede un tempo piuttosto breve (uno o due mesi al massimo, a seconda della frequenza con cui effettuiamo lo shampoo), ma gli effetti negativi dei siliconi sui capelli restano per un periodo molto più lungo, per cui prepariamoci a non riconoscere i nostri capelli, a trovarli peggiorati e ingestibili, per un po'. Non avviliamoci, comunque, perché i nostri capelli non sono peggiorati, semplicemente ora vediamo la loro reale condizione che prima era nascosta dai siliconi, e questa condizione era la causa della mancata crescita, delle continue doppie punte, del grasso in cute e delle lunghezze secche. Le problematiche che ora vediamo sono perfettamente risolvibili (tranne il deterioramento strutturale) con trattamenti topici e costanza.
    Nell'arco di 6-8 mesi ci accorgeremo che i nostri capelli non sono mai stati così belli e sani e dopo circa un anno inizieremo a vedere i primi segni della loro vera qualità, che il silicone ha sempre soffocato e nascosto.



    16 febbraio 2019

    Oleolito, quando l'olio ha i superpoteri - Doni della Natura



    Gli oli hanno tantissime proprietà utili alla nostra cosmesi, sono nutrienti, protettivi, emollienti e lucidanti. Esiste però qualcosa di più potente degli oli: gli oleoliti, dei preparati molto facili da realizzare anche in casa e che è possibile creare in modo estremamente personalizzato a seconda delle proprie esigenze.

    Che cos'è un oleolito


    Con il termine oleolito si intende un olio in cui sono state lasciate macerare con varie metodologie parti vegetali, cosicché l'olio acquisisca alcune proprietà di queste piante, diventando ancora più efficace nei trattamenti cosmetici. Tutti gli oli possono essere utilizzati per realizzare un oleolito, ma solitamente si prediligono gli oli composti principalmente da trigliceridi (olio di semi di girasole, olio d'oliva, olio di palma, olio di cocco, olio di riso) e soprattutto quegli oli provenienti dalle prime spremiture (extravergini).
    In queste preparazioni l'olio svolge un ruolo di solvente, andando a disciogliere alcune molecole presenti nelle piante e acquisendone così le proprietà.

    Nel linguaggio comune questi oleoliti vengono semplicemente definiti oli, seguiti dal nome della pianta di cui hanno assunto le proprietà, e nell'antichità erano denominati oli medicinali oppure tinture oleose.

    Cosa si usa per realizzare un oleolito


    Nell'olio possono essere immesse varie parti di piante officinali o aromatiche. Nel primo caso avremo un oleolito con proprietà fitoterapeutiche e cosmetiche, nel secondo caso avremo un olio olfattivamente più gradevole, ma che di fatto non possiede caratteristiche officinali e cosmetiche così diverse dall'olio semplice.
    Le parti vegetali utilizzate possono essere:
    fiori
    foglie (e piccoli rametti verdi)
    corteccia
    radici
    bacche
    frutti/ortaggi
    semi
    bucce
    Per evitare contrasti chimici, è bene non preparare oleoliti immettendo più piante, salvo sia una ricetta collaudata da esperti in erboristica perché potreste incorrere in reazioni allergiche.


    Preparare le erbe destinate agli oleoliti

    Si consiglia sempre di essiccare parzialmente il vegetale scelto per la preparazione dell'oleolito così da non avere un'estrazione delle proprietà parziale e disomogenea a causa dell'acqua in eccesso, soprattutto quando abbiamo a che fare con parti della pianta molto acquose (fiori e frutti). Eccezione a questa raccomandazione sono i fiori di iperico, che vanno utilizzati freschi.
    Se il vegetale scelto è stato raccolto personalmente da noi o acquistato fresco, laviamolo accuratamente con acqua corrente, sgoccioliamo per bene, se occorre eliminiamo l'acqua in eccesso asciugando sommariamente le parti con un canovaccio morbido.
    Disponiamo le parti della pianta abbastanza sparse su una rastrelliera ricoperta da una garza o un canovaccio di tela in un ambiente ventilato e asciutto ma ombreggiato (la luce può distruggere molte delle sostanze benefiche contenute). Non occorrono grandi spazi e grandi spese per una rastrelliera per le erbe, va benissimo anche un metro quadrato di tela o garza da appendere per i 4 angoli allo stendino per i panni senza che faccia troppa conca. Lo stendino potrà essere posizionato nella stanza della casa che riceve meno luce diretta del sole (no bagno e no cucina, troppi vapori che originano umidità).
    Lasciamo essiccare almeno mezza giornata (anche 24 ore se si tratta di parti di pianta molto acquose) e solo a quel punto possiamo procedere con la preparazione dell'oleolito.
    Se invece la pianta è stata acquistata già essiccata non occorre lavare e si può procedere direttamente con l'estrazione.


    Come si prepara un oleolito


    Esistono vari metodi per realizzare un oleolito, e in genere il metodo viene determinato dalle caratteristiche dell'olio e della pianta coinvolti nel processo.
    In tutti i casi la parte vegetale deve essere correttamente lavata, lasciata asciugare e spezzettata, anche grossolanamente.
    Possiamo avere dei metodi a caldo, che sfruttano le fonti di calore (naturali o artificiali), oppure metodi a freddo.
    Quando prepariamo un oleolito a freddo o sfruttando fonti di calore naturali, per migliorare la conservabilità dell'olio e nel contempo potenziarne il potere estrattivo, è bene cospargere la superficie dell'olio in cui è immersa la pianta con una piccola presa di sale grosso.

    Macerazione


    Si inserisce la parte di pianta scelta in un contenitore sterilizzato di vetro scuro e si versa l'olio selezionato fino a ricoprire il vegetale. Si sigilla il contenitore e si lascia riposare dai 20 ai 40 giorni in luogo fresco e asciutto, lontano da fonti di luce e di calore, agitando il contenitore quotidianamente per favorire "l'estrazione" delle sostanze dalla pianta.
    Passato il periodo prestabilito, l'olio viene filtrato per eliminare la pianta etravasato in un contenitore di vetro scuro sterilizzato.
    Questa metodologia è la più lunga, ma è anche quella che garantisce il risultato più sicuro se non abbiamo approfondite conoscenze di chimica e non conosciamo la termolabilità dell'olio e della pianta che abbiamo scelto, oppure se stiamo lavorando con oli particolarmente delicati dal punto di vista della termolabilità. Non può essere utilizzata con piante fresche, ma solo ed esclusivamente con parti essiccate del tutto o parzialmente.

    Decotto


    Si immettono l'olio e la pianta scelta in un pentolino in acciaio con fondo rinforzato (mai utilizzare pentolini di alluminio perché durante la cottura si rischiano processi ossidativi che invalidano tutto il procedimento) e si cuoce il tutto a fuoco dolce, mescolando periodicamente, fino all'ebollizione dell'olio. L'ebollizione deve essere mantenuta per 3-4 minuti, dopodiché si spenge il fuoco, si lascia intiepidire e si versa l'olio filtrato in un contenitore sterilizzato di vetro scuro.
    Questo metodo è molto rapido, ma va utilizzato solo quando abbiamo a che fare con un olio non termolabile.


    Infuso



    Si mette l'olio in un pentolino in acciaio con fondo rinforzato e si cuoce a fuoco dolce. Al momento dell'ebollizione, si spegne il fuoco e si aggiunge la pianta, lasciando riposare il preparato dai 5 ai 20 minuti, si lascia raffreddare e poi si filtra l'olio conservandolo in un contenitore sterilizzato di vetro scuro.
    Come per la metodologia del decotto, anche questo metodo è destinato agli oli non termolabili.

    Digestione solare


    Questo metodo è una via di mezzo tra il primo e gli altri due già analizzati e sfrutta il calore naturale del sole. Immettiamo la pianta in un contenitore sterilizzato di vetro scuro, ricopriamola con l'olio scelto e poniamo il contenitore dove può essere raggiunto dalla luce solare. Lasciamo macerare per un periodo che va dai 6 ai 30 giorni, agitando il contenuto quotidianamente. Passato il periodo stabilito, filtriamo e conserviamo in un contenitore sterilizzato di vetro scuro.
    Questo metodo è meno invasivo di quelli che fanno uso di fonti di calore molto elevato, ma è comunque sconsigliabile quando si sceglie un olio termolabile e/o vogliamo un oleolito che ci offra anche le proprietà di sostanze termolabili e più volatili (come alcuni aromi) presenti nella pianta che abbiamo scelto.
    Anche questo metodo, come quello della macerazione, va evitato quando si utilizzano piante fresche come nel caso dell'iperico.

    Come sterilizzare i contenitori in vetro per gli oleoliti


    Per la sterilizzazione occorrono:
    1 pentola capiente abbastanza da accogliere i nostri barattoli/bottiglie
    1 canovaccio medio-grande
    altri canovacci più piccoli
    acqua
    Prendiamo la nostra pentola e distendiamo al suo interno, in modo che vada a coprire anche i bordi, il canovaccio grande.
    Mettiamo i contenitori nella pentola con l'imboccatura rivolta verso l'alto e poniamo tra essi gli altri canovacci cosicché i barattoli non si tocchino tra loro.
    Riempiamo d'acqua fino a ricoprire (e riempire) completamente i barattoli e accendiamo il fuoco a fiamma media e portiamo a ebollizione.
    Arrivati alla bollitura, abbassiamo la fiamma e lasciamo sobbollire per 20 minuti.
    Dopo 20 minuti, aggiungiamo "alla cottura" anche i coperchi dei contenitori e facciamo cuocere altri 10 minuti.
    Spegniamo il fuoco e lasciamo raffreddare.
    Una volta che acqua (e barattoli) saranno raffreddati, estrarre i contenitori e i tappi e lasciar sgocciolare sottosopra fino alla completa asciugatura. Per sicurezza, prima di utilizzarli passiamo l'interno con un canovaccio per eliminare eventuali residui d'acqua.


    Come si conserva un oleolito


    L'oleolito è un preparato che ha una durata medio-lunga (6-8 mesi fino a 1 anno) a seconda della resistenza all'irrancidimento dell'olio base utilizzato.
    Va conservato in contenitori perfettamente sterilizzati e asciugati, posti in ambiente fresco, asciutto, lontano dalla luce e dalle fonti di calore/freddo, questo perché sia luce che alterazioni delle temperature possono andare a denaturare determinati elementi (principalmente dei vegetali) e ridurre l'effetto officinale dell'oleolito stesso, invalidando tutto il processo di potenziamento.
    Quando prepariamo un oleolito utilizzando un olio termolabile è bene moderarsi con le quantità (50 o 100 ml alla volta saranno sufficienti) così da non correre il rischio che irrancidisca ed essere costretti a buttare il frutto di tanto lavoro (nostro e di Madre Natura), perché una cosmesi consapevole passa anche dalla riduzione degli sprechi.

    Come si usa un oleolito


    L'oleolito può essere usato in tutti i trattamenti che prevedono l'uso di oli semplici, quindi come impacco nutriente pre-shampoo, come leave-in protettivo, come nutrimento per la pelle, per la pulizia profonda del viso, oppure per uso interno e/o aromatico per condire  le pietanze (ovviamente solo nel caso si sia utilizzata come sostanza potenziante una pianta o parte di essa che sia commestibile e non tossica).
    Nei casi in cui l'oleolito debba essere utilizzato sull'epidermide (applicazioni in cute e sulla pelle di viso e corpo) è bene fare un test per eventuali reazioni allergiche (utilizzare una goccia di prodotto e applicarla in un punto del corpo mediamente delicato come ad esempio l'interno del polso, e attendere 24 ore. Se, trascorso il lasso di tempo, non ci sono state reazioni, allora si può procedere con l'uso del prodotto).
    L'oleolito una volta applicato sulla pelle va massaggiato con cura, la frizione e la pressione delle mani sulla pelle, infatti, andranno a produrre calore e nel contempo stimolare il circolo sanguigno, favorendo l'assorbimento rapido del prodotto da parte della pelle.

    Errori da non fare


    Non sterilizzare i contenitori destinati agli oleoliti Lavare con acqua e sapone in questi casi non basta, occorre sterilizzare il contenitore (e il coperchio)

    Non asciugare i contenitori destinati alla preparazione/conservazione dell'oleolito La presenza di residui di acqua darebbe origini a reazioni chimiche che portano all'alterazione prematura del preparato

    Non filtrare l'oleolito alla fine del processo di cottura/macerazione Alla fine della preparazione la pianta che abbiamo utilizzato deve essere rimossa dall'olio per evitare che scarichi anche sostanze inutili che rischiano solo di ridurne l'efficacia.

    Conservare gli oleoliti nel posto sbagliato Gli oleoliti hanno un equilibrio chimico più delicato degli oli semplici, per questo motivo è importantissimo conservarli lontani da fonti di luce e di calore.
    Evitiamo di conservarli nei pressi di fornelli, forno, frigorifero, forno a microonde, lavastoviglie e altri strumenti che quando sono attivi tendono a surriscaldarsi.
    Evitiamo di conservarli in dispense "a vista" con porte in vetro perché sì, saranno anche belli da vedere esposti in una sorta di vetrina del naturale, ma così se ne perdono le proprietà.
    Evitiamo di conservarli in un mobile che durante la giornata viene colpito dalla luce diretta del sole
    Evitiamo di conservarli nel bagno perché i vapori della doccia rendono l'ambiente umido, il calore della lavatrice causa piccoli sbalzi di temperatura (soprattutto se il bagno è molto piccolo) e questo può compromettere la conservazione dell'oleolito
    Il posto ideale è un mobile che abbia le porte di legno (o di qualsiasi altro materiale impedisca il passaggio della luce) e che sia posizionato lontano dalle fonti di calore e irraggiungibile dalla luce solare.

    Immergere le dita nel contenitore dell'oleolito quando lo usiamo A causa della carica batterica naturalmente presente sulle mani, è bene prelevare l'oleolito con un cucchiaio (meglio se di plastica) o con un contagocce così da non andare a contaminare l'olio presente nel contenitore col rischio di causare alterazioni del prodotto.

    Immergere nel contenitore oggetti di metallo Se non abbiamo cucchiai o cucchiaini di plastica per prelevare il prodotto dal contenitore, possiamo utilizzare posate in metallo, ma a questo punto versiamo delicatamente l'olio dal contenitore alla conca del cucchiaio per evitare che il contatto col metallo possa causare l'ossidazione degli elementi più delicati del preparato.

    Focus:
    Routine Trifase: Nutrizione (link di prossima attivazione)
    Leave-in
    Oleoliti per stimolare la crescita dei capelli (link di prossima attivazione)

    05 settembre 2018

    La Birra - Doni della Natura


     La birra è una bevanda alcolica ottenuta dalla fermentazione del malto d'orzo (i semi d'orzo appena germinati ed essiccati) con l'aggiunta di altri cereali, generalmente del luppolo, oppure di frutta e altri semi atti a dare particolari aromi e retrogusti,
    Si tratta di una delle bevande più antiche al mondo (si ipotizza che fosse prodotta già novemila anni fa). La sua esistenza è testimoniata da antichi documenti Egizi e persino dal codice di Hammurabi presso i Sumeri, in cui se ne regolamentavano la vendita e i criteri di produzione.
    "Inventata" probabilmente per caso, in concomitanza con l'invenzione del pane (gli ingredienti sono sostanzialmente gli stessi per entrambi i prodotti, cambiano solo le proporzioni), la birra fu per moltissimo tempo una bevanda consumata in contesti religiosi: bevuta ai funerali per onorare il defunto e propiziarsi gli dei.

    In tempi antichi era considerata un vero e proprio alimento, per non dire addirittura una medicina. Gli Egizi la somministravano ai neonati assieme ad acqua e miele qualora la madre avesse una scarsa montata lattea. Ancora nel medioevo, quando la birra era ormai diventata da tempo anche di produzione europea, monaci e monache producevano birra destinata agli ammalati e ai pellegrini.
    Soltanto in tempi relativamente recenti la birra è divenuta semplice alimento di svago, e la società ne ha dimenticato le straordinarie proprietà.

    Di cosa è fatta la birra


    Gli ingredienti della birra sono, sostanzialmente, gli stessi del pane: acqua e malto d'orzo. A questi due ingredienti vengono aggiunti lieviti per avviare il processo fermentativo e il luppolo, responsabile di quell'aroma amaro tipico della birra. A seconda del tipo di birra che si vuole ottenere, si possono aggiungere altri cereali, frutta, e si eseguono variazioni di lavorazione durante il processo fermentativo.

    Cosa contiene la birra

    I componenti principali della birra sono:
    Acqua, zuccheri, carboidrati (destrine), glicerina, acidi fenolici, albuminoidi, anidride carbonica, proteine

    Vitamine: B1 B2 B3 B5 B6 B9 H C2 (flavoni)

    Minerali *

    Fosforo 28 mg
     Potassio 35 mg
     Magnesio 6 mg
    Zolfo
    Fluoro
    Sodio 10 mg
    Rame
    Zinco
    Alluminio 
    Silicio 8mg
    Calcio 1 mg
    Ferro

    * i minerali senza indicazioni sono contenuti in quantità inferiori a 1 mg

    Acidi fenolici

    feniletanolo, acido vanillico, acido caffeico, acido siringico, acido p-cumarico, acido ferulico, acido sinapico, acido4-idrossifenilacetico

    Grazie al luppolo, la birra contiene anche un potente fitoestrogeno.


    Proprietà Cosmetiche


    La birra è una bevanda alcolica, per cui prima di utilizzarla è bene cuocerla così da far evaporare l'alcol che andrebbe a svolgere un'azione essiccante.

    Antiossidante: Usare la birra sulla pelle migliora la condizione delle cellule epidermiche.
    Emolliente: diluire una birra nell'acqua del bagno migliora lo stato generale della pelle che risulta più morbida e rimpolpata.
    Fissativa: la birra è un'ottima sostituta naturale della lacca. Nebulizzata dopo la cottura sui capelli aiuta a mantenere la piega più a lungo, ma senza rovinare la chioma.
    Lenitiva: tenere i piedi in ammollo per 15-20 minuti in un po' di birra fredda fornisce una sferzata di energia, allontana la stanchezza e garantisce un benessere generale ai piedi stanchi.
    Lucidante: utilizzata nell'ultimo risciacquo dopo lo shampoo (quindi come risciacquo acido.
    Nutriente: è una sostanza ricca di elementi nutritivi, tenerla in posa su pelle e capelli per qualche minuto fornisce una base nutritiva che viene assorbita da epidermide e cute, migliorando nel tempo la condizione generale dei tessuti.
    Ristrutturante: Le proteine della birra possono aiutare una forma di "ristrutturazione" dei fusti. Il fusto non verrà effettivamente ristrutturato, ma le proteine della birra si depositeranno sui fusti fornendo una struttura aggiuntiva che vada a compensare le carenze proteiche causate dai danni subiti dai capelli.
    Sgrassante: usare la birra su pelle e capelli riduce la produzione di sebo in eccesso, migliorando l'ossigenazione dei tessuti.


    Proprietà terapeutiche


    L'alcol è veleno per il corpo, sovraccarica l'attività di fegato e pancreas e mette sotto sforzo i reni. Eppure, consumare bevande alcoliche con moderazione può apportare tutta una serie di benefici.
    Come sempre, le informazioni contenute in questa sezione dell'articolo sono a scopo puramente illustrativo e non vanno a costituire una sostituzione delle competenze mediche.

    Antistress: il Luppolo ha proprietà antistress che aiutano il rilassamento corporeo e mentale.
    Concilia il sonno: sempre grazie alle proprietà antistress del luppolo, consumare birra moderatamente aiuta a migliorare la qualità del sonno
    Digestiva: la Birra contiene una piccola percentuale di fibre solubili le quali favoriscono una corretta digestione e aiutano l'intestino a mantenersi "giovane".
    Diuretica: il consumo di birra favorisce la diuresi, ripulendo i reni e l'apparato urinario da eventuali accumuli batteri e virali, riduce altresì la formazione di calcoli renali.
    Protezione cardiovascolare: la Birra, a differenza di altri alcolici, preserva il cosiddetto "colesterolo buono" prevenendo in  tal modo problemi cardiovascolari

    Appunti aggiuntivi


    Non bere alcolici prima di mettersi alla guida
    Non superare i 25-30 ml di alcolici al giorno
    Non bere a stomaco vuoto
    Segui un'alimentazione sana e bilanciata
    Bevi molta acqua per prevenire la disidratazione causata dal consumo di alcolici


    Ricette cosmetiche a base di birra (link di prossima attivazione).

    25 aprile 2017

    Conservazione degli oli - Doni della Natura

    Come ben sappiamo, quanto più un prodotto è naturale, non raffinato e privo di conservanti, tanto più è soggetto al naturale fenomeno della degenerazione chimica, con conseguente alterazione e perdita delle sue proprietà nutritive e cosmetiche.
    Di tutte le sostanze naturali che utilizziamo per la cura dei capelli e del corpo, quelle di cui ci preme più garantirne la corretta conservazione sono gli oli, questo perché innanzitutto sono le materie prime che costano più di tutte le altre, e in secondo luogo perché l'utilizzo di un olio ormai irrancidito può addirittura rivelarsi dannoso per la nostra cosmesi nel caso di applicazione sulla pelle (mentre non comporta particolari problematiche nell'uso sui capelli, se interessa esclusivamente le lunghezze, come ad esempio nel leave-in).
    Molto spesso l'irrancidimento di un olio rischia di venire favorito da un uso scorretto dello stesso o da un metodo di conservazione sbagliato, in questo articolo andremo dunque ad analizzare tutti gli accorgimenti necessari per garantire lunga vita ai nostri oli.


    Durata naturale degli oli


    Ciascun olio ha una particolare composizione chimica che gli conferisce proprietà specifiche, dalla sua composizione si determinano pure una serie di fattori che ne influenzano la durata naturale (ossia senza contaminazioni o azioni esterne). Sappiamo che quanto più è delicato un olio, tanto più breve sarà la durata della sua vita e la suscettibilità agli agenti esterni.


    CALORE

    Il primo fattore che determina "la vita" di un olio è la termolabilità, ossia la sua resistenza al calore. Più un olio è termolabile, più breve sarà la sua vita.

    Tra gli oli suscettibili al calore ricordiamo:

    olio di anguria
    olio di borragine
    olio di camelia
    olio di camelina
    olio di canapa
    olio di cannella
    olio di carota
    olio di cartamo
    olio di cotone
    olio di cumino
    olio di enotera
    olio di germe di grano
    olio di lino
    olio di mandorle dolci
    olio di ribes nero
    olio di rosa mosqueta
    olio di semi di lino
    olio di semi di zucca
    tutti gli oleoliti
    squalene

    Gli oli non suscettibili al calore sono invece:

    olio di albicocca
    olio di arachidi
    olio di argan
    olio di jojoba
    olio di andiroba
    olio di avocado
    olio di baobab
    olio di broccolo
    olio di cacao
    olio di caprilico e sintetici
    olio di cocco
    olio di girasole
    olio (o burro) di karité
    olio di macadamia
    olio di neem
    olio di nocciola
    ollio di nocciolo di pesca
    olio di olys
    olio d'oliva
    olio di palma
    olio di ricino
    olio di riso
    olio di sesamo
    olio di squalene
    olio di vinaccioli
    tocoferolo
    squalane

    la fonte di entrambi gli elenchi è NaturaeBellezza


    Conoscere la termolabilità dell'olio che utilizziamo per la nostra cosmesi ci permette di adottare quei piccoli accorgimenti per aiutarlo a sopravvivere al massimo delle sue possibilità. L'essenziale, quando utilizziamo un olio termolabile, è la conservazione in luoghi lontani dalle fonti di calore e poco soggetti agli sbalzi termici.
    Via gli oli, quindi, da ambienti come la cucina o il bagno, due stanze in cui tendono ad accumularsi calore e umidità. Nella prima ogni qual volta si cucina, nel secondo ogni qual volta facciamo il bagno o la doccia o azioniamo la lavatrice e lo scaldabagno.
    Conserviamo gli oli in credenze lontane dai caloriferi, lontano dalle finestre o dalle pareti esterne (soprattutto se avete pareti molto sottili e male isolate).

    LUCE

    Un secondo fattore che influenza la vita di un olio è la sua ossidabilità alla luce. Praticamente tutti gli oli ossidano con la luce, l'ossidazione fa perdere loro proprietà e li fa irrancidire.
    Tenere gli oli lontani dalla luce è dunque il primo passo GENERALE per una corretta conservazione. Normalmente gli oli vengono contenuti in flaconi di vetro scuro (blu, verde, marrone), perché il colore scuro riduce la quantità di luce che entra in contatto con l'olio, riducendone conseguentemente l'effetto ossidativo.
    Molti oli che si acquistano negli alimentari internazionali, però, sono conservati in flaconi di vetro trasparente, è necessario ovviare al problema "imbrunendo" le bottiglie.
    Potete dipingere l'esterno delle bottiglie con un colore scuro per vetro, oppure optare per una più pratica applicazione, intorno alla boccetta, di uno o più strati di carta da pane, fermata con del nastro adesivo.
    Sconsiglio il travaso dell'olio in un'altra bottiglia perché in casa è piuttosto difficile sterilizzare correttamente e rischieremmo di ottenere l'effetto opposto, ossia travasare un olio in una bottiglia non correttamente sterilizzata e contaminare l'olio, abbattendone drasticamente la durata.
    Un secondo accorgimento è, ovviamente, quello di non esporre mai gli oli alla luce diretta del sole e di conservarli in un luogo dove batta poca luce, quindi lontano dalle finestre e in mobili con le ante piene (niente credenze a vetri, niente mensole aperte).


    ARIA

    Un terzo fattore (quasi inevitabile) è il contatto con l'aria. Ogni volta che apriamo il flacone d'olio, esso entra in contatto con l'aria e la parte superficiale del liquido subisce delle micro-ossidazioni. Per questo è IMPORTANTISSIMO chiudere bene il tappo e tenere i flaconi aperti il minimo indispensabile all'utilizzo degli stessi.
    Se il tappo di un flacone dovesse rompersi o non chiudere bene, cercate una sostituzione o applicate una pellicola trasparente all'imboccatura della bottiglia e avvitate saldamente il tappo così da ridurre la penetrazione dell'aria all'interno.

    BATTERI E CONTAMINAZIONI

    I due seguenti fattori che distruggono la vita di un olio sono la carica batterica e le contaminazioni esterne. Li metto insieme perché questi sono fattori determinati non solo dalla conservazione scorretta, ma soprattutto dall'uso sbagliato che facciamo dei nostri oli.
    Innanzitutto, per evitare le contaminazioni cosiddette "ambientali" è importante che il luogo di conservazione, oltre ad essere fresco e riparato dalla luce diretta, sia asciutto. Un luogo umido e tendente a formare la muffa potrebbe causare contaminazioni all'olio contenuto nel flacone o nel barattolo, perché dopo la prima apertura si perde l'ermeticità del contenitore.
    In secondo luogo, è importantissimo maneggiare gli oli con le dovute cautele:

    • Mai mettere le mani nel barattolo dell'olio o versare l'olio in mano appoggiando il palmo all'imboccatura della bottiglia. L'olio si preleva col cucchiaio, o si versa nel palmo della mano senza creare contatto tra la pelle e l'olio contenuto nel flacone. Anche quando avete le mani perfettamente pulite e appena lavate, infatti, sulla pelle c'è una naturale carica batterica (protettiva per la nostra pelle dagli attacchi esterni, ma dannosa per gli oli).
    • Mai versare nuovamente nel flacone l'olio non utilizzato che sia già entrato in contatto con fattori e strumenti esterni. Se ve ne avanza un pochino, distribuitelo sulle mani come fosse una crema e massaggiate, oppure conservatelo in quei piccoli contenitori da tester che si trovano sia nei negozi di cosmetici sia in tutti i negozietti cinesi di cianfrusaglie varie a prezzi più che abbordabili
    • Utilizzare SEMPRE strumenti perfettamente puliti e di materiale non poroso, quindi evitiamo cucchiai e spatole in legno, nelle cui fibre possono annidarsi batteri e funghi
    • Evitare di prelevare gli oli con cucchiai di metallo, in quanto esso influisce accelerando il processo ossidativo a opera dell'aria. Prediligiamo strumenti in plastica o vetro che non sono porosi e non interagiscono chimicamente con gli oli.

    Altri consigli generici:

    • Non aprire dieci tipi di oli alla volta, per non ritrovarci poi a dover eccedere con gli impacchi e l'uso in una corsa contro il tempo prima dell'irrancidimento naturale degli stessi.
    • Quanto più delicato è un olio, tanto più breve sarà la sua durata. Gli oli termolabili naturalmente durano intorno ai 6-7 mesi a causa dei naturali cambi di temperatura tra stagioni, quindi evitiamo di acquistarne grandi quantità da tenere come scorta, perché rischiamo solo di perdere soldi e sprecare importantissima materia prima. Gli oli non termolabili hanno una durata che varia dai 2 ai 4 anni, se correttamente conservati.
    • Non scaldare assolutamente gli oli termolabili, si perdono tutte le proprietà e diventano materia pressoché inerte, oltre a irrancidire molto prima. Gli oli non termolabili, per quanto possano essere scaldati, è bene scaldarli il meno possibile per aiutarli a durare più a lungo. Anche l'olio di cocco nel suo aspetto solido, ad esempio, è meglio prelevarlo con un cucchiaino dal barattolo e poi scaldarlo strofinandolo tra le mani fino a farlo sciogliere, in questo modo non andremo minimamente a toccare la parte contenuta nel flacone, che resterà il più inalterata possibile e durerà al massimo delle sue possibilità

    Da cosa si capisce che un olio è irrancidito?

    Innanzitutto, cambia il suo odore, assume un sentore acidulo, sgradevole e "avariato". In secondo luogo tende ad opacizzare, non sarà limpido e trasparente, ma opaco e simile ad acqua sporca. In terzo luogo, spesso presenterà variazioni di colore o grumi che non dovrebbe avere (da questo è escluso l'olio di cocco, che opacizza e raggruma mano a mano che, col calo delle temperature, tende a solidificarsi, quindi non spaventatevi quando gli vedete prendere un aspetto strano e per diagnosticarne l'integrità basatevi sul suo odore).