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Visualizzazione post con etichetta cosmesi naturale. Mostra tutti i post
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29 aprile 2020

Tipi di pelle - Cura della Pelle


Con l'articolo di oggi andiamo ad inaugurare una rubrica già presente da tempo sul canale, così da approfondire gli argomenti più nel dettaglio.
Partendo da principio, oggi vedremo insieme i diversi tipi di pelle. Le persone, infatti, non hanno tutte lo stesso tipo di pelle, esattamente come per i capelli il patrimonio genetico, rimescolando le caratteristiche ereditate dai nostri ascendenti biologici, danno risultati diversi, che possono essere classificati in tipologie in base alla similitudine della sintomatologia.

17 aprile 2020

Total natural, gli strumenti base per cominciare - Tutto Total Natural

 


Nello scorso articolo di questa rubrica abbiamo imparato la definizione specifica di Total Natural. Nell'articolo di oggi vedremo insieme quali sono gli strumenti indispensabili per praticare il Total Natural nel migliore dei modi.
Non è quindi un articolo che parla di ingredienti perché non potrebbe farlo in modo esaustivo, ma di quella strumentazione necessaria a lavorare al meglio.

21 marzo 2020

Kapoor Kachli (Hedychium Spicatum) - Doni della Natura


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Questo articolo è scritto in collaborazione con l'Erboristeria L'Ortensia.




La Kapoor Kachli  è un'altra delle innumerevoli erbe utilizzate nella medicina ayurvedica, ricca di proprietà mediche e cosmetiche che ogni capellona o aspirante tale farebbe bene a conoscere. La pianta è anche conosciuta col nome di Giglio di Zenzero Spinato, oppure col nome di Zenzero Profumato a causa del suo aroma fortemente speziato.

16 febbraio 2019

Oleolito, quando l'olio ha i superpoteri - Doni della Natura



Gli oli hanno tantissime proprietà utili alla nostra cosmesi, sono nutrienti, protettivi, emollienti e lucidanti. Esiste però qualcosa di più potente degli oli: gli oleoliti, dei preparati molto facili da realizzare anche in casa e che è possibile creare in modo estremamente personalizzato a seconda delle proprie esigenze.

Che cos'è un oleolito


Con il termine oleolito si intende un olio in cui sono state lasciate macerare con varie metodologie parti vegetali, cosicché l'olio acquisisca alcune proprietà di queste piante, diventando ancora più efficace nei trattamenti cosmetici. Tutti gli oli possono essere utilizzati per realizzare un oleolito, ma solitamente si prediligono gli oli composti principalmente da trigliceridi (olio di semi di girasole, olio d'oliva, olio di palma, olio di cocco, olio di riso) e soprattutto quegli oli provenienti dalle prime spremiture (extravergini).
In queste preparazioni l'olio svolge un ruolo di solvente, andando a disciogliere alcune molecole presenti nelle piante e acquisendone così le proprietà.

Nel linguaggio comune questi oleoliti vengono semplicemente definiti oli, seguiti dal nome della pianta di cui hanno assunto le proprietà, e nell'antichità erano denominati oli medicinali oppure tinture oleose.

Cosa si usa per realizzare un oleolito


Nell'olio possono essere immesse varie parti di piante officinali o aromatiche. Nel primo caso avremo un oleolito con proprietà fitoterapeutiche e cosmetiche, nel secondo caso avremo un olio olfattivamente più gradevole, ma che di fatto non possiede caratteristiche officinali e cosmetiche così diverse dall'olio semplice.
Le parti vegetali utilizzate possono essere:
fiori
foglie (e piccoli rametti verdi)
corteccia
radici
bacche
frutti/ortaggi
semi
bucce
Per evitare contrasti chimici, è bene non preparare oleoliti immettendo più piante, salvo sia una ricetta collaudata da esperti in erboristica perché potreste incorrere in reazioni allergiche.


Preparare le erbe destinate agli oleoliti

Si consiglia sempre di essiccare parzialmente il vegetale scelto per la preparazione dell'oleolito così da non avere un'estrazione delle proprietà parziale e disomogenea a causa dell'acqua in eccesso, soprattutto quando abbiamo a che fare con parti della pianta molto acquose (fiori e frutti). Eccezione a questa raccomandazione sono i fiori di iperico, che vanno utilizzati freschi.
Se il vegetale scelto è stato raccolto personalmente da noi o acquistato fresco, laviamolo accuratamente con acqua corrente, sgoccioliamo per bene, se occorre eliminiamo l'acqua in eccesso asciugando sommariamente le parti con un canovaccio morbido.
Disponiamo le parti della pianta abbastanza sparse su una rastrelliera ricoperta da una garza o un canovaccio di tela in un ambiente ventilato e asciutto ma ombreggiato (la luce può distruggere molte delle sostanze benefiche contenute). Non occorrono grandi spazi e grandi spese per una rastrelliera per le erbe, va benissimo anche un metro quadrato di tela o garza da appendere per i 4 angoli allo stendino per i panni senza che faccia troppa conca. Lo stendino potrà essere posizionato nella stanza della casa che riceve meno luce diretta del sole (no bagno e no cucina, troppi vapori che originano umidità).
Lasciamo essiccare almeno mezza giornata (anche 24 ore se si tratta di parti di pianta molto acquose) e solo a quel punto possiamo procedere con la preparazione dell'oleolito.
Se invece la pianta è stata acquistata già essiccata non occorre lavare e si può procedere direttamente con l'estrazione.


Come si prepara un oleolito


Esistono vari metodi per realizzare un oleolito, e in genere il metodo viene determinato dalle caratteristiche dell'olio e della pianta coinvolti nel processo.
In tutti i casi la parte vegetale deve essere correttamente lavata, lasciata asciugare e spezzettata, anche grossolanamente.
Possiamo avere dei metodi a caldo, che sfruttano le fonti di calore (naturali o artificiali), oppure metodi a freddo.
Quando prepariamo un oleolito a freddo o sfruttando fonti di calore naturali, per migliorare la conservabilità dell'olio e nel contempo potenziarne il potere estrattivo, è bene cospargere la superficie dell'olio in cui è immersa la pianta con una piccola presa di sale grosso.

Macerazione


Si inserisce la parte di pianta scelta in un contenitore sterilizzato di vetro scuro e si versa l'olio selezionato fino a ricoprire il vegetale. Si sigilla il contenitore e si lascia riposare dai 20 ai 40 giorni in luogo fresco e asciutto, lontano da fonti di luce e di calore, agitando il contenitore quotidianamente per favorire "l'estrazione" delle sostanze dalla pianta.
Passato il periodo prestabilito, l'olio viene filtrato per eliminare la pianta etravasato in un contenitore di vetro scuro sterilizzato.
Questa metodologia è la più lunga, ma è anche quella che garantisce il risultato più sicuro se non abbiamo approfondite conoscenze di chimica e non conosciamo la termolabilità dell'olio e della pianta che abbiamo scelto, oppure se stiamo lavorando con oli particolarmente delicati dal punto di vista della termolabilità. Non può essere utilizzata con piante fresche, ma solo ed esclusivamente con parti essiccate del tutto o parzialmente.

Decotto


Si immettono l'olio e la pianta scelta in un pentolino in acciaio con fondo rinforzato (mai utilizzare pentolini di alluminio perché durante la cottura si rischiano processi ossidativi che invalidano tutto il procedimento) e si cuoce il tutto a fuoco dolce, mescolando periodicamente, fino all'ebollizione dell'olio. L'ebollizione deve essere mantenuta per 3-4 minuti, dopodiché si spenge il fuoco, si lascia intiepidire e si versa l'olio filtrato in un contenitore sterilizzato di vetro scuro.
Questo metodo è molto rapido, ma va utilizzato solo quando abbiamo a che fare con un olio non termolabile.


Infuso



Si mette l'olio in un pentolino in acciaio con fondo rinforzato e si cuoce a fuoco dolce. Al momento dell'ebollizione, si spegne il fuoco e si aggiunge la pianta, lasciando riposare il preparato dai 5 ai 20 minuti, si lascia raffreddare e poi si filtra l'olio conservandolo in un contenitore sterilizzato di vetro scuro.
Come per la metodologia del decotto, anche questo metodo è destinato agli oli non termolabili.

Digestione solare


Questo metodo è una via di mezzo tra il primo e gli altri due già analizzati e sfrutta il calore naturale del sole. Immettiamo la pianta in un contenitore sterilizzato di vetro scuro, ricopriamola con l'olio scelto e poniamo il contenitore dove può essere raggiunto dalla luce solare. Lasciamo macerare per un periodo che va dai 6 ai 30 giorni, agitando il contenuto quotidianamente. Passato il periodo stabilito, filtriamo e conserviamo in un contenitore sterilizzato di vetro scuro.
Questo metodo è meno invasivo di quelli che fanno uso di fonti di calore molto elevato, ma è comunque sconsigliabile quando si sceglie un olio termolabile e/o vogliamo un oleolito che ci offra anche le proprietà di sostanze termolabili e più volatili (come alcuni aromi) presenti nella pianta che abbiamo scelto.
Anche questo metodo, come quello della macerazione, va evitato quando si utilizzano piante fresche come nel caso dell'iperico.

Come sterilizzare i contenitori in vetro per gli oleoliti


Per la sterilizzazione occorrono:
1 pentola capiente abbastanza da accogliere i nostri barattoli/bottiglie
1 canovaccio medio-grande
altri canovacci più piccoli
acqua
Prendiamo la nostra pentola e distendiamo al suo interno, in modo che vada a coprire anche i bordi, il canovaccio grande.
Mettiamo i contenitori nella pentola con l'imboccatura rivolta verso l'alto e poniamo tra essi gli altri canovacci cosicché i barattoli non si tocchino tra loro.
Riempiamo d'acqua fino a ricoprire (e riempire) completamente i barattoli e accendiamo il fuoco a fiamma media e portiamo a ebollizione.
Arrivati alla bollitura, abbassiamo la fiamma e lasciamo sobbollire per 20 minuti.
Dopo 20 minuti, aggiungiamo "alla cottura" anche i coperchi dei contenitori e facciamo cuocere altri 10 minuti.
Spegniamo il fuoco e lasciamo raffreddare.
Una volta che acqua (e barattoli) saranno raffreddati, estrarre i contenitori e i tappi e lasciar sgocciolare sottosopra fino alla completa asciugatura. Per sicurezza, prima di utilizzarli passiamo l'interno con un canovaccio per eliminare eventuali residui d'acqua.


Come si conserva un oleolito


L'oleolito è un preparato che ha una durata medio-lunga (6-8 mesi fino a 1 anno) a seconda della resistenza all'irrancidimento dell'olio base utilizzato.
Va conservato in contenitori perfettamente sterilizzati e asciugati, posti in ambiente fresco, asciutto, lontano dalla luce e dalle fonti di calore/freddo, questo perché sia luce che alterazioni delle temperature possono andare a denaturare determinati elementi (principalmente dei vegetali) e ridurre l'effetto officinale dell'oleolito stesso, invalidando tutto il processo di potenziamento.
Quando prepariamo un oleolito utilizzando un olio termolabile è bene moderarsi con le quantità (50 o 100 ml alla volta saranno sufficienti) così da non correre il rischio che irrancidisca ed essere costretti a buttare il frutto di tanto lavoro (nostro e di Madre Natura), perché una cosmesi consapevole passa anche dalla riduzione degli sprechi.

Come si usa un oleolito


L'oleolito può essere usato in tutti i trattamenti che prevedono l'uso di oli semplici, quindi come impacco nutriente pre-shampoo, come leave-in protettivo, come nutrimento per la pelle, per la pulizia profonda del viso, oppure per uso interno e/o aromatico per condire  le pietanze (ovviamente solo nel caso si sia utilizzata come sostanza potenziante una pianta o parte di essa che sia commestibile e non tossica).
Nei casi in cui l'oleolito debba essere utilizzato sull'epidermide (applicazioni in cute e sulla pelle di viso e corpo) è bene fare un test per eventuali reazioni allergiche (utilizzare una goccia di prodotto e applicarla in un punto del corpo mediamente delicato come ad esempio l'interno del polso, e attendere 24 ore. Se, trascorso il lasso di tempo, non ci sono state reazioni, allora si può procedere con l'uso del prodotto).
L'oleolito una volta applicato sulla pelle va massaggiato con cura, la frizione e la pressione delle mani sulla pelle, infatti, andranno a produrre calore e nel contempo stimolare il circolo sanguigno, favorendo l'assorbimento rapido del prodotto da parte della pelle.

Errori da non fare


Non sterilizzare i contenitori destinati agli oleoliti Lavare con acqua e sapone in questi casi non basta, occorre sterilizzare il contenitore (e il coperchio)

Non asciugare i contenitori destinati alla preparazione/conservazione dell'oleolito La presenza di residui di acqua darebbe origini a reazioni chimiche che portano all'alterazione prematura del preparato

Non filtrare l'oleolito alla fine del processo di cottura/macerazione Alla fine della preparazione la pianta che abbiamo utilizzato deve essere rimossa dall'olio per evitare che scarichi anche sostanze inutili che rischiano solo di ridurne l'efficacia.

Conservare gli oleoliti nel posto sbagliato Gli oleoliti hanno un equilibrio chimico più delicato degli oli semplici, per questo motivo è importantissimo conservarli lontani da fonti di luce e di calore.
Evitiamo di conservarli nei pressi di fornelli, forno, frigorifero, forno a microonde, lavastoviglie e altri strumenti che quando sono attivi tendono a surriscaldarsi.
Evitiamo di conservarli in dispense "a vista" con porte in vetro perché sì, saranno anche belli da vedere esposti in una sorta di vetrina del naturale, ma così se ne perdono le proprietà.
Evitiamo di conservarli in un mobile che durante la giornata viene colpito dalla luce diretta del sole
Evitiamo di conservarli nel bagno perché i vapori della doccia rendono l'ambiente umido, il calore della lavatrice causa piccoli sbalzi di temperatura (soprattutto se il bagno è molto piccolo) e questo può compromettere la conservazione dell'oleolito
Il posto ideale è un mobile che abbia le porte di legno (o di qualsiasi altro materiale impedisca il passaggio della luce) e che sia posizionato lontano dalle fonti di calore e irraggiungibile dalla luce solare.

Immergere le dita nel contenitore dell'oleolito quando lo usiamo A causa della carica batterica naturalmente presente sulle mani, è bene prelevare l'oleolito con un cucchiaio (meglio se di plastica) o con un contagocce così da non andare a contaminare l'olio presente nel contenitore col rischio di causare alterazioni del prodotto.

Immergere nel contenitore oggetti di metallo Se non abbiamo cucchiai o cucchiaini di plastica per prelevare il prodotto dal contenitore, possiamo utilizzare posate in metallo, ma a questo punto versiamo delicatamente l'olio dal contenitore alla conca del cucchiaio per evitare che il contatto col metallo possa causare l'ossidazione degli elementi più delicati del preparato.

Focus:
Routine Trifase: Nutrizione (link di prossima attivazione)
Leave-in
Oleoliti per stimolare la crescita dei capelli (link di prossima attivazione)

26 settembre 2018

Ottimizzare i tempi - Cura dei Capelli

Il più grande problema di chi sceglie di prendersi seriamente cura dei capelli, e in particolar modo di chi sceglie di seguire un percorso di cosmesi total natural, è la carenza di tempo.
Lo stile di vita occidentale è frenetico, richiede una velocità sempre più elevata e un'efficienza produttiva costante, talvolta ai limiti dell'umana possibilità. Come conciliare tutti i propri impegni con la cura dei capelli, soprattutto utilizzando materie prime e composti preparati al momento?


I capelli non hanno bisogno di tutto


Per prima cosa, è importante sapere che i capelli non hanno bisogno di tutte le ricette e tutti gli impacchi che sono reperibili in rete o nei manuali. Occorre capire quali siano le necessità dei nostri capelli, quali impacchi e trattamenti facciano loro più bene e ogni quanto tempo sia necessario operare per mantenere al meglio la loro salute.
Per capire di cosa hanno bisogno i nostri capelli dobbiamo prima di tutto conoscerne le problematiche. Sapere qual è la debolezza principale dei nostri capelli ci darà un punto di partenza su cui focalizzarci. Questo ci permette di distinguere i trattamenti per priorità.
I trattamenti ad alta priorità andranno ad includere tutti quegli impacchi che mirano a risolvere la debolezza primaria dei nostri capelli e sono quelli che è bene trovare il tempo di realizzare con regolarità.
I trattamenti a bassa priorità andranno ad includere tutti quegli interventi secondari, che contribuiscono a migliorare la salute del capello, ma che possono essere effettuati anche saltuariamente.
Esempio: io ho capelli ipercheratinici tendenti al secco, questo significa che la mia debolezza tricologica è la disidratazione.
Il mio trattamento ad alta priorità è dunque l'impacco idratante, che ripeto a ogni shampoo, per mantenimento pratico il leave-in tutti i giorni.
Il mio trattamento a bassa priorità è l'impacco nutriente che ripeto quando ho tempo, cercando di farne almeno due o tre al mese. Una volta al mese realizzo anche l'hennè.

Calendarizzare


Il passo più importante è calendarizzare la routine, ripetendo settimanalmente i trattamenti ad alta priorità e mensilmente quelli a bassa priorità.
In base al nostro lavoro/studio stile di vita scegliamo un giorno a settimana in cui sappiamo di poter dedicare più tempo ai capelli.
Esempio: io studio, quindi sono impegnata dal lunedì al venerdì, per cui dedico il sabato o la domenica alla cura dei capelli. Oppure suddivido le cure nei due giorni così da non passare tutta la giornata a fare la capellomane.

Frammentazione dei trattamenti


Se sappiamo già di non avere un giorno "speciale" per i capelli, l'ideale è frammentare i trattamenti in modo da poter "spalmare" il tempo totale in più giorni.
Esempio: quando sono molto impegnata con lo studio in genere faccio lo shampoo di sabato e l'impacco idratante il giorno dopo. Oppure, quando devo fare l'hennè, non lo faccio mai lo stesso giorno in cui ho fatto lo shampoo.


Mentre curiamo i capelli possiamo fare altro


Fare un impacco non significa doversene restare immobili come mummie per ore, ma possiamo ottimizzare i tempi tenendo su gli impacchi mentre facciamo altro, sia per quanto riguarda la cura del corpo, sia per quanto riguarda le più disparate attività.

Ottimizzare l'hennata

L'impacco di hennè va tenuto su parecchio tempo (almeno 2-3 ore), per cui durante la posa possiamo dedicarci ad attività lunghe come lo studio, la lettura di un libro, la visione di un film, le pulizie della casa, stirare o fare il bucato. Se la posa è davvero molto lunga, l'hennata può essere applicata la sera prima di andare a dormire e rimossa il mattino dopo (questo metodo è sconsigliato a chi soffre di cervicale e torcicollo frequenti).

Ottimizzare l'impacco oleoso pre-shampoo

Generalmente, io faccio l'impacco d'olio prima di scendere a fare la spesa in quanto l'olio aiuta a mantenere i capelli ben fermi nel raccolto, e quando torno dopo un'oretta o due posso tranquillamente fare lo shampoo. Oppure si può applicare l'olio ai capelli e raccoglierli prima di fare la doccia, così mentre ci laviamo, depiliamo, applichiamo la crema, e dopo la doccia ripuliamo i sanitari, sarà passato il tempo necessario.
Se abbiamo una routine total natural, il tempo dell'impacco può essere dedicato alla preparazione di decotti e infusi per il risciacquo acido a chiusura dello shampoo, alla preparazione dei gel o di maschere per il corpo e il viso.

Ottimizzare l'impacco idratante post-shampoo


Come per l'impacco pre-shampoo, l'ìmpacco post shampoo può essere dedicato alla preparazione di maschere per il corpo o il viso, oppure per studiare, occuparci dei bambini o pulire casa.

Ottimizzare le preparazioni


Una delle cose che scoraggia di più, soprattutto chi è all'inizio di un percorso total natural, è la necessità di preparare gli impasti al momento.
Premettiamo innanzitutto che buona parte degli impasti sono composti di due o tre ingredienti e si realizzano in meno di due minuti, per quei preparati che richiedono più tempo si può ottimizzare piuttosto facilmente.
Un gel può essere estratto in grandi quantità quando si ha tempo e congelato in monoporzioni da scongelare al momento della necessità.



Come ottimizzo i tempi


Dopo quattro anni di routine total natural, per me è diventato naturale seguire una calendarizzazione che mi garantisce di sfruttare tutti i tempi morti.

  1. - Preparo il gel di fieno greco una volta al mese (in genere di sabato, dopo aver lavato i capelli), ne estraggo un litro circa che congelo in monoporzioni utilizzando le forme per fare i cubetti di ghiaccio. Durante la preparazione del gel, che mi richiede ben 4 ore tra bollitura e filtratura, ascolto le registrazioni delle lezioni che ho seguito in aula, oppure quelle che ho fatto di me stessa mentre ripeto gli argomenti di studio, in questo modo mi garantisco 4 ore di studio non-stop mentre mi prendo cura dei miei capelli.
    Oltre a studiare, trovandomi in cucina, generalmente ne approfitto anche per cucinare il pranzo o la cena, oppure per fare una torta.
  2. - Il gel di amido di mais va preparato al momento, per cui lo preparo durante l'impacco pre-shampoo, prima di andare a fare la spesa. La sua preparazione richiede poco tempo, per cui in genere lo faccio cuocere mentre faccio colazione, girando ogni tanto per impedire la formazione di grumi.
  3. - Quando voglio hennarmi, lo faccio la domenica entro mezzogiorno, così tengo l'hennè in posa (la mia posa dura al massimo 3 ore) mentre cucino, pranzo e lavo i piatti. Molto spesso, visto che mi avanza altro tempo prima di rimuovere l'impacco, ne approfitto per fare maschere al viso e alle mani, poi intorno alle tre del pomeriggio posso lavarla via senza che mi abbia creato particolari impedimenti.
  4. - I decotti e gli infusi per il risciacquo acido richiedono tempo per raffreddarsi prima dell'uso, quindi li preparo al mattino prima di mettermi a pulire casa, mentre preparo e consumo la colazione.
  5. - Search and destroy lo faccio in genere ogni 7-10 giorni mentre guardo i video dei canali youtube a cui sono iscritta (ovviamente quelli in cui non occorre necessariamente vedere il video, come ad esempio Breaking Italy) o studio utilizzando contenuti multimediali.

La mia scaletta shampoo ottimizzata



  1.  Ore 9.00 Preparazione del decotto alla buccia di cipolla e del gel all'amido di mais mentre faccio colazione. Nel frattempo metto a scongelare anche una o due cialde di gel di fieno greco in una ciotolina.
  2. Ore 9.30 Applicazione dell'impacco oleoso sui capelli perfettamente districati, posa 2 ore circa con i capelli raccolti in japanese o spock bun, e sono pronta per andare a fare la spesa, per andare a correre o fare un circuito di aerobica. Di ritorno, preparo l'impasto di farina di ceci e gel di fieno greco e metto le spazzole a bagno nell'acqua e detergente per far ammorbidire lo sporco prima di lavarle.
  3. Ore 11.30 lavo i capelli, operazione che mi richiede circa 10-15 minuti tra applicazione, massaggio e risciacquo.
  4. Ore 11.40-45 Avvolgo i capelli nell'asciugamani e lavo le spazzole, mettendole ad asciugare in un luogo ventilato ma asciutto.
  5. Ore 12.00 Svolgo l'asciugamani e applico il gel di amido di mais dalle radici alle punte, quindi raccolgo i capelli e lascio in posa almeno 1 ora. Se cucina mio padre, occupo l'ora studiando, scrivendo, preparando i contenuti per il canale. Se invece mio padre è impegnato allora preparo io il pranzo.
  6. Ore 13.00 Preparo la bottiglia per il risciacquo acido aggiungendo infusi, acqua e aceto e vado a risciacquare i capelli (prima risciacqui normali, infine risciacquo acido)
  7. Ore 13.05 Avvolgo i capelli in un secondo asciugamani e apparecchio la tavola per il pranzo.
  8. Ore 13.30 ho terminato di pranzare e posso rimuovere l'asciugamani, i capelli sono praticamente quasi asciutti, quindi lascio che si asciughino completamente all'aria mentre lavo i piatti.
  9. Ore 13.45 i capelli sono perfettamente asciugati e posso nebulizzarli con l'acqua di rose e passare l'olio per il leave-in.
Se il giorno dopo devo hennare, salto l'impacco idratante (che in genere pratico dopo l'hennata e concludo lo shampoo col risciacquo acido senza leave-in).

So che qualcuno di voi si starà domandando quando mi occupo della casa e dei miei nove gatti. Semplice, la mia sveglia è sempre alle sei e mezza del mattino, per cui dalle sei e mezza alle nove pulisco casa e le lettiere. Ovviamente se avete tempi diversi e volete dormire un po' di più senza svegliarvi col gallo, invece di andare a correre o fare sport durante l'impacco oleoso, potete tranquillamente impiegare quel tempo per pulire casa.


Consigli supplementari

  • Se avete dei bambini piccoli, provate a coccolarvi quando loro dormono o sono all'asilo, quindi al mattino presto appena sveglie, nel pomeriggio quando fanno il sonnellino oppure la sera dopo la pappa.
  • Se avete un lavoro a turnazioni che vi impedisce di avere un giorno fisso alla settimana da dedicare ai capelli, ricordate che per fortuna i capelli sono flessibili e non si offendono se spostate il giorno di cura a un giorno prima o dopo quello stabilito.
  • Alcuni preparati possono essere realizzati il giorno prima e conservati in frigo (un esempio è la farina di ceci o i gel), per cui potete prepararli la sera prima di andare a dormire, così da averli pronti all'uso al mattino dopo appena svegli.


05 settembre 2018

La Birra - Doni della Natura


 La birra è una bevanda alcolica ottenuta dalla fermentazione del malto d'orzo (i semi d'orzo appena germinati ed essiccati) con l'aggiunta di altri cereali, generalmente del luppolo, oppure di frutta e altri semi atti a dare particolari aromi e retrogusti,
Si tratta di una delle bevande più antiche al mondo (si ipotizza che fosse prodotta già novemila anni fa). La sua esistenza è testimoniata da antichi documenti Egizi e persino dal codice di Hammurabi presso i Sumeri, in cui se ne regolamentavano la vendita e i criteri di produzione.
"Inventata" probabilmente per caso, in concomitanza con l'invenzione del pane (gli ingredienti sono sostanzialmente gli stessi per entrambi i prodotti, cambiano solo le proporzioni), la birra fu per moltissimo tempo una bevanda consumata in contesti religiosi: bevuta ai funerali per onorare il defunto e propiziarsi gli dei.

In tempi antichi era considerata un vero e proprio alimento, per non dire addirittura una medicina. Gli Egizi la somministravano ai neonati assieme ad acqua e miele qualora la madre avesse una scarsa montata lattea. Ancora nel medioevo, quando la birra era ormai diventata da tempo anche di produzione europea, monaci e monache producevano birra destinata agli ammalati e ai pellegrini.
Soltanto in tempi relativamente recenti la birra è divenuta semplice alimento di svago, e la società ne ha dimenticato le straordinarie proprietà.

Di cosa è fatta la birra


Gli ingredienti della birra sono, sostanzialmente, gli stessi del pane: acqua e malto d'orzo. A questi due ingredienti vengono aggiunti lieviti per avviare il processo fermentativo e il luppolo, responsabile di quell'aroma amaro tipico della birra. A seconda del tipo di birra che si vuole ottenere, si possono aggiungere altri cereali, frutta, e si eseguono variazioni di lavorazione durante il processo fermentativo.

Cosa contiene la birra

I componenti principali della birra sono:
Acqua, zuccheri, carboidrati (destrine), glicerina, acidi fenolici, albuminoidi, anidride carbonica, proteine

Vitamine: B1 B2 B3 B5 B6 B9 H C2 (flavoni)

Minerali *

Fosforo 28 mg
 Potassio 35 mg
 Magnesio 6 mg
Zolfo
Fluoro
Sodio 10 mg
Rame
Zinco
Alluminio 
Silicio 8mg
Calcio 1 mg
Ferro

* i minerali senza indicazioni sono contenuti in quantità inferiori a 1 mg

Acidi fenolici

feniletanolo, acido vanillico, acido caffeico, acido siringico, acido p-cumarico, acido ferulico, acido sinapico, acido4-idrossifenilacetico

Grazie al luppolo, la birra contiene anche un potente fitoestrogeno.


Proprietà Cosmetiche


La birra è una bevanda alcolica, per cui prima di utilizzarla è bene cuocerla così da far evaporare l'alcol che andrebbe a svolgere un'azione essiccante.

Antiossidante: Usare la birra sulla pelle migliora la condizione delle cellule epidermiche.
Emolliente: diluire una birra nell'acqua del bagno migliora lo stato generale della pelle che risulta più morbida e rimpolpata.
Fissativa: la birra è un'ottima sostituta naturale della lacca. Nebulizzata dopo la cottura sui capelli aiuta a mantenere la piega più a lungo, ma senza rovinare la chioma.
Lenitiva: tenere i piedi in ammollo per 15-20 minuti in un po' di birra fredda fornisce una sferzata di energia, allontana la stanchezza e garantisce un benessere generale ai piedi stanchi.
Lucidante: utilizzata nell'ultimo risciacquo dopo lo shampoo (quindi come risciacquo acido.
Nutriente: è una sostanza ricca di elementi nutritivi, tenerla in posa su pelle e capelli per qualche minuto fornisce una base nutritiva che viene assorbita da epidermide e cute, migliorando nel tempo la condizione generale dei tessuti.
Ristrutturante: Le proteine della birra possono aiutare una forma di "ristrutturazione" dei fusti. Il fusto non verrà effettivamente ristrutturato, ma le proteine della birra si depositeranno sui fusti fornendo una struttura aggiuntiva che vada a compensare le carenze proteiche causate dai danni subiti dai capelli.
Sgrassante: usare la birra su pelle e capelli riduce la produzione di sebo in eccesso, migliorando l'ossigenazione dei tessuti.


Proprietà terapeutiche


L'alcol è veleno per il corpo, sovraccarica l'attività di fegato e pancreas e mette sotto sforzo i reni. Eppure, consumare bevande alcoliche con moderazione può apportare tutta una serie di benefici.
Come sempre, le informazioni contenute in questa sezione dell'articolo sono a scopo puramente illustrativo e non vanno a costituire una sostituzione delle competenze mediche.

Antistress: il Luppolo ha proprietà antistress che aiutano il rilassamento corporeo e mentale.
Concilia il sonno: sempre grazie alle proprietà antistress del luppolo, consumare birra moderatamente aiuta a migliorare la qualità del sonno
Digestiva: la Birra contiene una piccola percentuale di fibre solubili le quali favoriscono una corretta digestione e aiutano l'intestino a mantenersi "giovane".
Diuretica: il consumo di birra favorisce la diuresi, ripulendo i reni e l'apparato urinario da eventuali accumuli batteri e virali, riduce altresì la formazione di calcoli renali.
Protezione cardiovascolare: la Birra, a differenza di altri alcolici, preserva il cosiddetto "colesterolo buono" prevenendo in  tal modo problemi cardiovascolari

Appunti aggiuntivi


Non bere alcolici prima di mettersi alla guida
Non superare i 25-30 ml di alcolici al giorno
Non bere a stomaco vuoto
Segui un'alimentazione sana e bilanciata
Bevi molta acqua per prevenire la disidratazione causata dal consumo di alcolici


Ricette cosmetiche a base di birra (link di prossima attivazione).

25 aprile 2017

Conservazione degli oli - Doni della Natura

Come ben sappiamo, quanto più un prodotto è naturale, non raffinato e privo di conservanti, tanto più è soggetto al naturale fenomeno della degenerazione chimica, con conseguente alterazione e perdita delle sue proprietà nutritive e cosmetiche.
Di tutte le sostanze naturali che utilizziamo per la cura dei capelli e del corpo, quelle di cui ci preme più garantirne la corretta conservazione sono gli oli, questo perché innanzitutto sono le materie prime che costano più di tutte le altre, e in secondo luogo perché l'utilizzo di un olio ormai irrancidito può addirittura rivelarsi dannoso per la nostra cosmesi nel caso di applicazione sulla pelle (mentre non comporta particolari problematiche nell'uso sui capelli, se interessa esclusivamente le lunghezze, come ad esempio nel leave-in).
Molto spesso l'irrancidimento di un olio rischia di venire favorito da un uso scorretto dello stesso o da un metodo di conservazione sbagliato, in questo articolo andremo dunque ad analizzare tutti gli accorgimenti necessari per garantire lunga vita ai nostri oli.


Durata naturale degli oli


Ciascun olio ha una particolare composizione chimica che gli conferisce proprietà specifiche, dalla sua composizione si determinano pure una serie di fattori che ne influenzano la durata naturale (ossia senza contaminazioni o azioni esterne). Sappiamo che quanto più è delicato un olio, tanto più breve sarà la durata della sua vita e la suscettibilità agli agenti esterni.


CALORE

Il primo fattore che determina "la vita" di un olio è la termolabilità, ossia la sua resistenza al calore. Più un olio è termolabile, più breve sarà la sua vita.

Tra gli oli suscettibili al calore ricordiamo:

olio di anguria
olio di borragine
olio di camelia
olio di camelina
olio di canapa
olio di cannella
olio di carota
olio di cartamo
olio di cotone
olio di cumino
olio di enotera
olio di germe di grano
olio di lino
olio di mandorle dolci
olio di ribes nero
olio di rosa mosqueta
olio di semi di lino
olio di semi di zucca
tutti gli oleoliti
squalene

Gli oli non suscettibili al calore sono invece:

olio di albicocca
olio di arachidi
olio di argan
olio di jojoba
olio di andiroba
olio di avocado
olio di baobab
olio di broccolo
olio di cacao
olio di caprilico e sintetici
olio di cocco
olio di girasole
olio (o burro) di karité
olio di macadamia
olio di neem
olio di nocciola
ollio di nocciolo di pesca
olio di olys
olio d'oliva
olio di palma
olio di ricino
olio di riso
olio di sesamo
olio di squalene
olio di vinaccioli
tocoferolo
squalane

la fonte di entrambi gli elenchi è NaturaeBellezza


Conoscere la termolabilità dell'olio che utilizziamo per la nostra cosmesi ci permette di adottare quei piccoli accorgimenti per aiutarlo a sopravvivere al massimo delle sue possibilità. L'essenziale, quando utilizziamo un olio termolabile, è la conservazione in luoghi lontani dalle fonti di calore e poco soggetti agli sbalzi termici.
Via gli oli, quindi, da ambienti come la cucina o il bagno, due stanze in cui tendono ad accumularsi calore e umidità. Nella prima ogni qual volta si cucina, nel secondo ogni qual volta facciamo il bagno o la doccia o azioniamo la lavatrice e lo scaldabagno.
Conserviamo gli oli in credenze lontane dai caloriferi, lontano dalle finestre o dalle pareti esterne (soprattutto se avete pareti molto sottili e male isolate).

LUCE

Un secondo fattore che influenza la vita di un olio è la sua ossidabilità alla luce. Praticamente tutti gli oli ossidano con la luce, l'ossidazione fa perdere loro proprietà e li fa irrancidire.
Tenere gli oli lontani dalla luce è dunque il primo passo GENERALE per una corretta conservazione. Normalmente gli oli vengono contenuti in flaconi di vetro scuro (blu, verde, marrone), perché il colore scuro riduce la quantità di luce che entra in contatto con l'olio, riducendone conseguentemente l'effetto ossidativo.
Molti oli che si acquistano negli alimentari internazionali, però, sono conservati in flaconi di vetro trasparente, è necessario ovviare al problema "imbrunendo" le bottiglie.
Potete dipingere l'esterno delle bottiglie con un colore scuro per vetro, oppure optare per una più pratica applicazione, intorno alla boccetta, di uno o più strati di carta da pane, fermata con del nastro adesivo.
Sconsiglio il travaso dell'olio in un'altra bottiglia perché in casa è piuttosto difficile sterilizzare correttamente e rischieremmo di ottenere l'effetto opposto, ossia travasare un olio in una bottiglia non correttamente sterilizzata e contaminare l'olio, abbattendone drasticamente la durata.
Un secondo accorgimento è, ovviamente, quello di non esporre mai gli oli alla luce diretta del sole e di conservarli in un luogo dove batta poca luce, quindi lontano dalle finestre e in mobili con le ante piene (niente credenze a vetri, niente mensole aperte).


ARIA

Un terzo fattore (quasi inevitabile) è il contatto con l'aria. Ogni volta che apriamo il flacone d'olio, esso entra in contatto con l'aria e la parte superficiale del liquido subisce delle micro-ossidazioni. Per questo è IMPORTANTISSIMO chiudere bene il tappo e tenere i flaconi aperti il minimo indispensabile all'utilizzo degli stessi.
Se il tappo di un flacone dovesse rompersi o non chiudere bene, cercate una sostituzione o applicate una pellicola trasparente all'imboccatura della bottiglia e avvitate saldamente il tappo così da ridurre la penetrazione dell'aria all'interno.

BATTERI E CONTAMINAZIONI

I due seguenti fattori che distruggono la vita di un olio sono la carica batterica e le contaminazioni esterne. Li metto insieme perché questi sono fattori determinati non solo dalla conservazione scorretta, ma soprattutto dall'uso sbagliato che facciamo dei nostri oli.
Innanzitutto, per evitare le contaminazioni cosiddette "ambientali" è importante che il luogo di conservazione, oltre ad essere fresco e riparato dalla luce diretta, sia asciutto. Un luogo umido e tendente a formare la muffa potrebbe causare contaminazioni all'olio contenuto nel flacone o nel barattolo, perché dopo la prima apertura si perde l'ermeticità del contenitore.
In secondo luogo, è importantissimo maneggiare gli oli con le dovute cautele:

  • Mai mettere le mani nel barattolo dell'olio o versare l'olio in mano appoggiando il palmo all'imboccatura della bottiglia. L'olio si preleva col cucchiaio, o si versa nel palmo della mano senza creare contatto tra la pelle e l'olio contenuto nel flacone. Anche quando avete le mani perfettamente pulite e appena lavate, infatti, sulla pelle c'è una naturale carica batterica (protettiva per la nostra pelle dagli attacchi esterni, ma dannosa per gli oli).
  • Mai versare nuovamente nel flacone l'olio non utilizzato che sia già entrato in contatto con fattori e strumenti esterni. Se ve ne avanza un pochino, distribuitelo sulle mani come fosse una crema e massaggiate, oppure conservatelo in quei piccoli contenitori da tester che si trovano sia nei negozi di cosmetici sia in tutti i negozietti cinesi di cianfrusaglie varie a prezzi più che abbordabili
  • Utilizzare SEMPRE strumenti perfettamente puliti e di materiale non poroso, quindi evitiamo cucchiai e spatole in legno, nelle cui fibre possono annidarsi batteri e funghi
  • Evitare di prelevare gli oli con cucchiai di metallo, in quanto esso influisce accelerando il processo ossidativo a opera dell'aria. Prediligiamo strumenti in plastica o vetro che non sono porosi e non interagiscono chimicamente con gli oli.

Altri consigli generici:

  • Non aprire dieci tipi di oli alla volta, per non ritrovarci poi a dover eccedere con gli impacchi e l'uso in una corsa contro il tempo prima dell'irrancidimento naturale degli stessi.
  • Quanto più delicato è un olio, tanto più breve sarà la sua durata. Gli oli termolabili naturalmente durano intorno ai 6-7 mesi a causa dei naturali cambi di temperatura tra stagioni, quindi evitiamo di acquistarne grandi quantità da tenere come scorta, perché rischiamo solo di perdere soldi e sprecare importantissima materia prima. Gli oli non termolabili hanno una durata che varia dai 2 ai 4 anni, se correttamente conservati.
  • Non scaldare assolutamente gli oli termolabili, si perdono tutte le proprietà e diventano materia pressoché inerte, oltre a irrancidire molto prima. Gli oli non termolabili, per quanto possano essere scaldati, è bene scaldarli il meno possibile per aiutarli a durare più a lungo. Anche l'olio di cocco nel suo aspetto solido, ad esempio, è meglio prelevarlo con un cucchiaino dal barattolo e poi scaldarlo strofinandolo tra le mani fino a farlo sciogliere, in questo modo non andremo minimamente a toccare la parte contenuta nel flacone, che resterà il più inalterata possibile e durerà al massimo delle sue possibilità

Da cosa si capisce che un olio è irrancidito?

Innanzitutto, cambia il suo odore, assume un sentore acidulo, sgradevole e "avariato". In secondo luogo tende ad opacizzare, non sarà limpido e trasparente, ma opaco e simile ad acqua sporca. In terzo luogo, spesso presenterà variazioni di colore o grumi che non dovrebbe avere (da questo è escluso l'olio di cocco, che opacizza e raggruma mano a mano che, col calo delle temperature, tende a solidificarsi, quindi non spaventatevi quando gli vedete prendere un aspetto strano e per diagnosticarne l'integrità basatevi sul suo odore).