Advertising questo articolo è scritto in collaborazione con l'Erboristeria L'Ortensia
Oggi ho voluto sperimentare nuove erbe per il mio cowash a impacco, ho scelto alcune erbe ricevute da Sara per la collaborazione con la sua erboristeria. Così eccomi qui a condividere su queste pagine la primissima impressione di questo nuovo shampoo.
Nell'articolo di oggi voglio condividere con voi una ricetta di mia creazione per realizzare uno shampoo total natural da utilizzare quando effettuiamo un impacco pre-shampoo nutriente.
In tutti questi anni in cui mi prendo cura dei mei capelli, ho apportato tutta una serie di variazioni alla mia routine tricologica così da rispondere al meglio alle esigenze della mia capigliatura (che come ben sapete non è una chioma disciplinata e semplice da gestire per natura) e mantenerla bella, sana, forte e lucente.
Essendo abbastanza soddisfatta delle modifiche apportate all'inizio di questo 2019, ho pensato fosse giunto il momento di aggiornarvi seriamente riguardo la mia attuale haircare routine.
Materie prime
Balsamo Total Natural
Da Gennaio questo balsamo homemade (di cui puoi recuperare le due varianti della ricetta QUI e QUI) è il mio migliore amico.
Lo utilizzo con due cucchiai di farina di ceci per il mio cowash, oppure senza l'aggiunta di farina di ceci come base fluida per l'henné.
Decotto di Rosmarino
Un litro di decotto di rosmarino sono la base per il mio risciacquo acido (aggiungo 1-2 cucchiai di aceto di mele o di vino bianco). Utilissimo per favorire la lucentezza dei capelli, disciplinarli e lasciare la chioma con un profumo buonissimo.
Olio di cocco, olio di sesamo e burro di karité
Per il mio leave-in con il metodo GOG - pensato per le ricce, ma utilissimo anche a chi vuole idratare al massimo - utilizzo la punta scarsa di un cucchiaio di olio di cocco, mixato alla stessa quantità di burro di karité.
Utilizzo l'olio di cocco anche per l'impacco nutriente pre-shampoo nella quantità di mezzo cucchiaio circa.
Quando realizzo il leave-in standard, invece, utilizzo 4-6 gocce di olio di sesamo.
Acqua di rose
L'idrolato di rose è l'ingrediente dei mio leave-in standard, lo applico dalle spalle in giù più volte per idratare i capelli prima di applicare l'olio.
Gel di fieno greco
Questo ingrediente è un mio mai più senza da quando l'ho scoperto. Le sue elevatissime proprietà idratanti lo rendono essenziale per la mia routine. Lo utilizzo in quantità piuttosto abbondanti (1 o 2 cubetti da ghiaccio) come fase acquosa per il metodo GOG, e spesso lo applico dalle radici alle punte quando mi accorgo che i capelli necessitano di idratazione supplementare. Qualche volta ne ho aggiunto un paio di cubetti al mio balsamo, lo uso sempre nelle hennate e talvolta ne applicoho un po' in cute come sostanza follicolostimolante prima di praticare il massaggio indiano.
Lawsonia Inermis
L'hennè è una sostanza che, per la mia tipologia di capelli, non dovrei vedere neanche dal binocolo in quanto proteinizza i capelli.
La utilizzo comunque perché ne adoro le proprietà protettive e perché ormai non so vedermi bene se non con i suoi meravigliosi riflessi rossi.
La utilizzo per un'hennata pura in cui uso 150-200 gr di polvere mescolati al fieno greco, oppure faccio una sherazade usando 50 gr di hennè nel mio balsamo naturale.
Trattamenti
Impacco pre-shampoo
Faccio l'impacco nutriente una volta al mese, utilizzo mezzo cucchiaio di olio di cocco distribuito a capelli asciutti dalla cute alle punte, massaggiando con cura la cute e tengo in posa 2 ore circa.
Ho notato che ai miei capelli gli oli non piacciono particolarmente, e che non necessitano di molto nutrimento, per cui non faccio più di un impacco nutriente al mese, prediligendo focalizzare l'attenzione sul processo di idratazione.
Cowash
Da quando utilizzo questo cowash, pensato per massimizzare l'idratazione, ho la necessità di lavare i capelli molto meno frequentemente di prima, nonostante i capelli reggano bene fino a 15 giorni, però, li lavo comunque al massimo ogni 10 giorni, preferibilmente ogni 7, soprattutto quando vado spesso in centro e i capelli entrano a contatto con smog e particelle inquinanti sospese nell'aria.
Il cowash richiede una posa di 40-50 minuti circa.
Risciacquo acido
La sera prima dello shampoo preparo il decotto di rosmarino, facendo cuocere due rametti di rosmarino di circa 10 cm in 1 litro d'acqua a fuoco dolce. Giunto a ebollizione, lascio sobbollire per 10-15 minuti finché i sali presenti nell'acqua precipitano, quindi spengo e lascio raffreddare.
Il mattino dopo filtro tutto con un colino di stoffa e prima dello shampoo aggiungo l'aceto.
Leave-in GOG
La versione total natural del metodo LOC per le chiome ricce.
Applico gel di fieno greco in abbondanza dalle radici alle punte a capelli districati, bagno letteralmente i capelli di gel, quindi lascio asciugare fino a che i capelli sono leggermente umidi e applico dalle clavicole in giù la punta di un cucchiaio di olio di cocco e burro di karité che vado a distribuire uniformemente con l'uso della cinghialina. Infine strofino tra le mani con i residui di olio e burro dell'altro gel di fieno greco, così da ottenere una sorta di emulsione che vado a ripassare sulla zona oliata.
Pratico questo tipo di leave-in, molto pesante e corposo, soltanto dopo lo shampoo.
Leave-in leggero
A metà settimana, se occorre, faccio un leave-in leggero inumidendo i capelli dal seno in giù con acqua di rose e poi oliando con 4-6 gocce di olio di sesamo che distribuisco con una cinghialina.
Hennata
Ogni mese (esclusi i mesi estivi) faccio un impacco di henné per mantenere i capelli forti e protetti.
Sono intollerante al Lawsone, quindi non posso fare pose superiori alle due ore.
L'unico periodo dell' anno in cui abbandono la lawsonia è l'estate. Da Giungno a Settembre mi scoccia troppo tenere l'impacco in posa, soprattutto quello molto pesante dell'hennata pura.
Nei mesi invernali sostituisco l'hennata pura con una sherazade, più leggera e pratica in quanto il tempo di posa può essere anche semplicemente di un'ora.
Massaggio Indiano
Tutte le sere pratico il massaggio indiano, un massaggio follicolostimolante per favorire la crescita dei capelli e l'infoltimento della chioma che mi è stato insegnato da un'amabile signora indiana (mentore di moltissimi altri segreti indiani che trovate sul canale o qui nel sito).
Qualche sera mi capita di dimenticarmene, nonostante ciò ormai ho una crescita standard che si aggira tra i 4 e i 4,5 cm al mese, e un esercito di capellini nuovi che stanno rimpolpando il girocoda.
Spuntate
Sono una spuntatrice seriale. Per tutto il 2019 sono praticamente stata con le forbici in mano, all'inizio dell'anno addirittura spuntavo 1 cm a settimana (grazie alla super crescita dovuta al massaggio indiano), poi gradualmente sono passata a spuntare ogni 15 giorni e infine una volta al mese, sempre 1-2 cm al massimo. In questo modo ho potuto eliminare oltre 20 cm di punte vuote e deteriorate senza andare al di sotto del metro di lunghezza.
Generalmente spunto poco prima di hennare, così l'effetto filmante dell'henné si ha sulle punte nuove di taglio.
Search and destroy
Il 2019 è l'anno della lotta alle doppie punte. Il freddo del banco quando lavoravo in gelateria ha fatto molti danni e l'anno scorso avevo le punte piene di fratture. Pratico il search and destroy per 2-3 giorni di fila ogni 2-3 mesi e gradualmente le piccole malefiche stanno riducendosi.
Acconciature protettive
Il miglior modo per favorire il recupero della chioma è ridurre al massimo gli stress meccanici e ambientali.
Questo significa portare i capelli raccolti il più possibile, in particolar modo i raccolti con stick sono l'ideale per proteggere i capelli senza stressarli.
In questo 2019 ho portato i capelli raccolti per il 90% del tempo, tra raccolti quotidiani di vario tipo e treccia notturna.
Programmi futuri
Ovviamente questa non è ancora la mia routine definitiva (e credo che nessuno possa mai trovare effettivamente una routine definitiva, perché col tempo le esigenze dei capelli possono cambiare) e intendo continuare a sperimentare e ampliare la rosa di trattamenti, così da scegliere quale aggiungere, quale sostituire, quale modificare per ottenere il massimo dalla mia chioma.
Ci sono diversi ingredienti che vorrei provare e che vi elenco di seguito:
Erbe ayurvediche (shikakai, sidr, neem, fieno greco in polvere, psillio)
Legno di Campeggio (per far virare il colore al viola)
Olio di Amla
Gel di Katira
idrolato di amamelide
E una serie di trattamenti:
scrunching alle punte per assecondare il ritorno delle onde in punta
impacchi pre-shampoo al burro di karité
risciacquo acido senza aceto
messe in piega senza calore di vario tipo
Inoltre voglio imparare nuove acconciature sia di tipo storico, sia di tipo protettivo o semplicemente estetico.
Nello scorso articolo abbiamo scoperto i principali ingredienti usati dalle donne vittoriane per lavare i capelli.
E' dunque più che naturale andare alla scoperta, oggi, di come la dama vittoriana praticasse lo shampoo.
Prima di entrare effettivamente nell'argomento, però, vorrei ribadire di nuovo un fattore importantissimo: il concetto di igiene in epoca vittoriana era molto differente dal nostro, mancavano tutte quelle conoscenze mediche e scientifiche che noi oggi diamo per scontate (non si conosceva l'esistenza dei batteri, ad esempio) e la medicina e la scienza erano ancora fortemente influenzate da luoghi comuni e deduzioni errate dei secoli precedenti, tutte cose che non potevano ancora essere confutate a causa di mancanza di strumenti adeguati. Per questo motivo quelle che i vittoriani definivano direttive igieniche a noi oggi appaiono decisamente antigieniche, ma i vittoriani erano poco puliti non per mancanza di volontà, solo a causa di conoscenze sbagliate e di mancanza di mezzi.
Origine della parola shampoo
Il secolo vittoriano è quello che ha dato al lavaggio dei capelli il termine con cui lo conosciamo oggi. La parola shampoo deriva da un termine indiano: champo hindi, un massaggio indiano che si pratica ancora oggi sulla cute per favorire l'attività follicolare. Il massaggio poteva essere effettuato a secco (come si vede nel video postato a fine paragrafo) oppure con l'aiuto dell'applicazione di un olio.
In origine, questo massaggio non servita a lavare i capelli, ma solo a favorire la crescita e prevenire la caduta dei capelli. E' proprio in questo periodo che lo champo hindi viene associato ai prodotti detergenti, dando al lavaggio dei capelli il nome shampoo.
Come si faceva lo shampoo
Abbiamo già visto nel primo articolo di questo viaggio nella capellitudine vittoriana che le donne del tempo lavavano i capelli molto meno frequentemente di quanto accade al giorno d'oggi.
Gli stessi medici sconsigliavano di lavare i capelli più di una volta a settimana, per cui l'intervallo di shampoo di una dama vittoriana andava da una a tre settimane, nel caso di donne benestanti, ed aveva tempi molto variabili e imprecisi nel caso di donne meno abbienti, le quali non avendo una fonte d'acqua in casa e pochi mezzi per riscaldarla, più frequentemente facevano lo shampoo al fiume e dipendevano dunque dalle condizioni climatiche e dalle temperature ambientali.
La maggior parte delle case era sprovvista di acqua corrente, e solo le dimore più ricche potevano usufruire di un pozzo personale. Per questo motivo i capelli venivano lavati in un catino, versando sul capo l'acqua, precedentemente riscaldata sul fuoco, con una brocca.
I manuali di bellezza del tempo suggerivano di massaggiare a lungo e con cura la cute con i polpastrelli per andare a purificare il cuoio capelluto, rimuovendo sebo e cellule morte, perché se da un lato è vero che la presenza di sebo sui capelli fosse considerata una protezione per i fusti, è anche vero che parzialmente si era compreso che troppo sebo (che però superava di gran lunga quello che noi attualmente consideriamo "troppo sebo") andasse a soffocare la cute causando un rallentamento e una discontinuità della crescita dei capelli. Soprattutto, in epoca vittoriana si dava particolare attenzione al massaggio, più che al prodotto detergente, in quanto si riteneva che la chioma non potesse venire fuori sufficientemente pulita se non veniva stimolato a dovere il circolo sanguigno su tutta la testa.
Lo shampoo vittoriano era un processo lungo e laborioso, in cui le donne avevano bisogno dell'aiuto di un'altra donna (la cameriera o la parrucchiera personale, oppure nel caso di donne meno ricche una parente o un'amica) soprattutto quando si aveva una chioma particolarmente lunga.
Generalmente, almeno per le donne benestanti, l'ora migliore per lavare i capelli era dopo cena (tra le diciassette e le ventuno).
Impacco pre-shampoo
La donna vittoriana praticava l'impacco nutriente pre-shampoo, oleando accuratamente i capelli dalle radici alle punte il giorno prima di lavare i capelli.
All'inizio dell'epoca vittoriana si usava ancora applicare grassi di origine animale come grasso d'orso (ritenuto al tempo anche un ottimo rimedio anticaduta), o burro vaccino. Successivamente si comprese che questi prodotti, troppo pesanti, risultavano eccessivamente occlusivi nei confronti della cute, e ad essi si preferirono oli vegetali come l'olio di macassar, l'olio di semi di lino, l'olio di ricino.
L'olio veniva applicato dalle radici alle punte e spazzolato con l'ausilio della cinghialina per circa venti minuti prima di andare a dormire, quindi la chioma veniva intrecciata e l'olio restava in posa fino al momento dello shampoo, effettuato il giorno successivo, generalmente la sera.
Esistevano inoltre già tutta una serie di ricette per i più svariati problemi tricologici, in particolar modo incanutimento e diradamento.
In un numero del 1873 del Young Ladies Journal a un lettore si suggeriva un impacco pre-shampoo anticaduta ottenuto mescolando olio di ricino e rum in parti uguali da frizionare accuratamente sulla cute la notte prima di lavare i capelli.
Il lavaggio dei capelli
Per consuetudine, l'ora dello shampoo era dopo cena (tra le 18:00 e le 20:00; vi ricordo che i vittoriani cenavano abbastanza presto) perché era l'ora in cui una dama aveva abbastanza tempo libero da dedicare ai capelli. Il resto della giornata, infatti, era sempre oberato di impegni familiari e sociali, e il tempo richiesto dallo shampoo era piuttosto corposo. Le donne povere invece lavavano i capelli a metà mattinata, quando potevano sfruttare la luce del sole per asciugare i capelli più in fretta.
Come abbiamo visto nell'articolo precedente, lo shampoo vittoriano era realizzato in casa con ricette tramandate di generazione in generazione e l'unico elemento industriale, quando lo si utilizzava, era il sapone di Castiglia.
Lo shampoo vittoriano, inteso come prodotto, era un composto che veniva prodotto homemade, personalizzando la ricetta a seconda delle necessità dei capelli.
I capelli potevano essere lavati in due modi: sciogliendo il preparato nell'acqua che poi veniva versata sui capelli (da una parente o da una domestica, in genere la cameriera personale), oppure spalmato direttamente sui capelli e lasciato in posa dai dieci minuti all'ora intera come fosse un impacco.
La maggior parte delle donne nobili poteva permettersi la seconda tipologia di shampoo, considerata anche più efficace. In questo caso l'ora dello shampoo poteva essere spostata anche al mattino. Sissi, ad esempio, faceva lo shampoo alle nove del mattino, anche perché la sua lunghezza smisurata richiedeva tempi di asciugatura molto lunghi.
Il punto focale dello shampoo era il massaggio. Moltissimi manuali di bellezza del tempo riportano l'importanza di massaggiare accuratamente e a lungo il cuoio capelluto così da purificarlo da tutti i residui di sebo, di pelle e di sporco che si erano andati ad accumulare in radice dallo shampoo precedente. Anche quando lo shampoo richiedeva una posa era importante massaggiare con cura la cute.
Le lunghezze venivano strofinate come si farebbe con una pezzuola in un lavaggio a mano, ma con delicatezza, affinché anche loro venissero perfettamente pulite.
Non essendoci l'acqua corrente (se non in rari casi eccezionali come alcuni grandi palazzi reali) i capelli venivano lavati separatamente dal corpo, piegandosi in avanti e raccogliendo i capelli in un catino. La cameriera o una parente avrebbero poi provveduto a versare sul capo della dama i prodotti detergenti e l'acqua del risciacquo.
Il risciacquo
Durante la fase del risciacquo le donne vittoriane avevano una pratica molto interessante, ossia partivano da un'acqua con una temperatura piuttosto calda e poi andavano via via utilizzando acqua sempre più fredda. I manuali consigliavano di raggiungere la temperatura più fredda che si era capaci di sopportare per dare compattezza e una sferzata di vita alla chioma.
Dopo l'accurato massaggio e lo strofinamento delle lunghezze, si versava l'acqua tiepida sulla nuca della dama che provvedeva a massaggiare i capelli dalle radici alle punte così da rimuovere tutti i residui di shampoo.
Il risciacquo era la fase più importante del lavaggio, in quanto tutte le donne sapevano che, se non avessero risciacquato a fondo e fosse rimasto qualche residuo, i capelli sarebbero rimasti appiccicosi e brutti da vedere.
Così si continuavano a versare brocche su brocche finché l'acqua usciva perfettamente limpida e si aveva la certezza che tutto l'impacco fosse stato rimosso dai capelli.
Talvolta per il risciacquo (come nel caso del lavaggio con le uova) si ricorreva a risciacqui originali, come idrolato di rose e rum, acqua di amamelide, vino bianco.
Il risciacquo acido
Sono certa che adesso le più navigate staranno ridacchiando sotto il baffo, perché sì, il risciacquo acido è un lascito dell'epoca vittoriana.
Molto spesso si utilizzavano infusi e decotti, cui venivano aggiunti pochi cucchiai di aceto aromatizzato (aceto in cui erano stati lasciati macerare per un certo periodo di tempo fiori o erbe aromatiche) di cui il più famoso è l'aceto alle violette o alle rose.
Le tisane realizzate per il risciacquo acido avevano scopi precisi.
camomilla per ravvivare i riflessi biondi e rendere i capelli morbidi
rosmarino per prevenire l'incanutimento e lucidare i capelli
tè nero per rinforzarli
Non tutte le donne praticavano il risciacquo acido come risciacquo conclusivo, come abbiamo visto nel paragrafo precedente, in alcuni casi si utilizzavano sostanze acide per favorire la rimozione dello shampoo dai capelli.
L'asciugatura
Questa fase era il vero dramma della donna vittoriana. Il phon non esisteva (sarebbe stato inventato soltando nel 1890) e non esistevano mezzi per velocizzare l'asciugatura, che doveva avvenire naturalmente, sia in Estate sia in Inverno.
Al termine dello shampoo, i capelli venivano strizzati accuratamente per rimuovere quanta più acqua in eccesso possibile, e quindi avvolti strettamente in un telo di lino. Quando il telo si impregnava, veniva sostituito con un secondo, e se necessario terzo telo.
A questo punto la dama indossava una mantellina impermeabile e iniziava a pettinare i capelli, perché districandoli velocizzava l'asciugatura.
Questa operazione veniva effettuata in una camera protetta dalle correnti d'aria, possibilmente riscaldata dal camino, ma non nei pressi dello stesso perché l'eccessivo calore del fuoco avrebbe danneggiato i capelli.
Asciugare i capelli richiedeva moltissimo tempo, e spesso le dame andavano a dormire con la capigliatura ancora umida. Questo è il principale motivo per cui moltissime donne si ammalavano molto facilmente, a volte rimettendoci la vita.
Lo shampoo di Sissi
Sissi dedicava un giorno ogni tre settimane interamente allo shampoo. Il suo rituale iniziava alle nove del mattino e terminava all'incirca sei-otto ore dopo. La sua fantomatica ricetta a base di tuorli d'uovo e cognac veniva spennellata dalle radici alle punte dalle laboriose mani delle cameriere, che poi raccoglievano la chioma e lasciavano in posa l'impacco per il tempo necessario (alcune fonti dicono trenta minuti, altre addirittura due ore).
Durante la posa, Sissi studiava o scriveva lettere a parenti e amici.
Al termine della posa i capelli venivano sciolti e adagiati in un catino, e risciacquati con cura con acqua e aceto alla violetta fino a rimuovere ogni residuo.
L'asciugatura della chioma chilometrica di Sissi era uno strazio. Fonti del tempo ricordano l'Imperatrice che, a capelli sciolti, andava avanti e indietro in una stanza, tra le finestre spalancate e il camino acceso (sia che fosse Inverno, sia che fosse Estate) finché i suoi lunghi capelli non erano perfettamente asciutti. Con una massa che probabilmente raggiungeva i 16 cm di girocoda, possiamo ben immaginare perché uno shampoo richiedesse all'Imperatrice un'intera giornata.
Anche oggi il nostro viaggio nella capellitudine vittoriana si ferma qui, ma nessun timore, riprende nel prossimo articolo della rubrica.
Nello scorso articolo abbiamo scoperto il bon ton del cappello in epoca vittoriana e i modelli per tutte le occasioni e le stagioni.
Oggi torniamo tra le mura domestiche e andiamo alla scoperta degli ingredienti uno dei rituali cosmetici più importanti per la dama vittoriana: lo shampoo, è infatti in questo secolo che lo shampoo inizia a prendere le sembianze di quello che conosciamo noi oggi.
In questo articolo vedremo insieme quali erano gli ingredienti principali che venivano utilizzati per realizzare gli shampoo domestici.
Alcuni di essi hanno proprietà detergenti, altri nutrienti, altri ancora lucidanti ed emollienti. Purtroppo questo elenco è ben lontano dall'essere esaustivo (le ricette del tempo erano tantissime, variavano da famiglia a famiglia, e molte di esse non ci sono pervenute), ma potrà esservi d'aiuto ad avere un'idea più chiara della cosmesi tricologica del tempo.
Borace
Il tetraborato di sodio è un composto naturale che si presenta sottoforma di cristalli bianchi (simili allo zucchero) solubili in acqua. Si forma dalla reazione tra boro e soda e questo lo rende a tutti gli effetti un detergente.
Questa sostanza a contatto con l'acqua sprigiona schiuma, e le sue proprietà antisettiche e antifungine la portarono a essere eletta detergente universale per molti secoli. Ancora oggi il borace è utilizzato in moltissimi ambiti industriali, dalla fabbricazione di detergenti per la casa e il bucato all'industria alimentare, che lo annovera tra gli additivi alimentari con la sigla E 285.
Attualmente sappiamo che il borace è una sostanza che può causare problemi riproduttivi e irritazioni agli occhi, ma in epoca vittoriana non erano conosciute queste controindicazioni e quindi era spesso usato anche per l'igiene personale, incluso il lavaggio dei capelli.
La cameriera della dama vittoriana preparava lo shampoo al borace riempiendo una brocca d'acqua e sciogliendovi all'interno due o tre prese di borace.
Questa soluzione veniva versata lentamente sulla chioma della dama e raccolta in un catino cosicché la chioma potesse restarvi immersa e venire delicatamente strofinata e pulita. Il tutto veniva infine risciacquato con abbondante acqua a temperatura ambiente o tiepida.
Più frequentemente, comunque, il borace veniva aggiunto a preparati a base di sapone per rendere quest'ultimo più facile da rimuovere durante il risciacquo.
Ammoniaca
Non sono riuscita a reperire una ricetta specifica dello shampoo all'ammoniaca, ma essa era utilizzata come ingrediente base in uno shampoo schiarente così da conferire ai capelli uno o due toni più chiari di quello naturale.
Inoltre si suggeriva l'aggiunta di ammoniaca in preparati detergenti destinati ai capelli a chi soffrisse di cute eccessivamente grassa.
L'ammoniaca è una sostanza tossica, altamente allergizzante ed irritante, può causare forti irritazioni all'apparato respiratorio e gravi ulcerazioni agli occhi, ma queste cose all'epoca non si conoscevano, per cui la si suggeriva come componente cosmetico.
Uovo
Lo shampoo vittoriano più famoso, e anche più sano e naturale, è quello di Sissi, che veniva praticato da moltissime dame del tempo. Questo shampoo aveva come base l'uovo (il tuorlo, l'albume o entrambi a seconda degli effetti che si volevano ottenere). L'uovo ha moltissime proprietà cosmetiche, perché è nutriente, emolliente, ricco di elementi utili ai follicoli, è grasso quindi è liposolubile e scioglie i grassi del sebo.
In genere l'uovo veniva utilizzato mixato al limone oppure a una sostanza alcolica (vino, liquore, aceto). Sissi, in particolare, lo utilizzava miscelandolo con del cognac.
Le proporzioni della ricetta variavano a seconda della lunghezza e della massa dei capelli.
Sissi utilizzava:
14-15 tuorli d'uovo (alcune fonti citano trenta tuorli, ma mi pare un'esagerazione, per cui ci atteniamo al dato più diffuso)
cognac.
Gli ingredienti venivano mescolati in modo omogeneo e lasciati riposare per circa mezz'ora, quindi il composto veniva spennellato su tutta la chioma dalle radici alle punte e lasciato in posa per almeno un'ora.
Alla fine della posa si procedeva con il risciacquo.
Confrontato con altre sostanze presenti in questo elenco, comprendiamo anche perché l'uovo fosse già al tempo considerato il migliore amico dei capelli.
Per capelli particolarmente delicati, chiari, sottili, che sarebbero risultati eccessivamente appesantiti dai tuorli, si suggeriva di praticare lo shampoo utilizzando gli albumi battuti a neve e strofinati con cura sulla cute per una purificazione profonda ma delicata del cuoio capelluto.
Sapone di Castiglia
Uno dei più antichi saponi esistenti al mondo è il sapone di Castiglia, che si realizza utilizzando olio e cenere di erba Kahdi. Si tratta di uno dei primi saponi solidi della storia ed è estremamente delicato nei confronti di corpo e capelli (lo si suggerisce, infatti, come cosmetico per l'igiene quotidiana a chi soffre di dermatite atopica). Le saponette di sapone di Castiglia erano molto in voga in epoca vittoriana come cosmetici per i capelli e per il corpo in generale perché detergono senza essere aggressive nei confronti dell'organismo. Questo tipo di sapone, inoltre, era spesso alla base di ricette per shampoo casalinghi.
Generalmente non lo si utilizzava solido ma "in gelatina".
1 saponetta di Sapone di Castiglia
1 litro di acqua bollente
Si grattugiava l'intera saponetta in un recipiente e vi si versava sopra l'acqua bollente. Si copriva e si lasciava risposare fino al totale scioglimento del sapone.
A questo punto il preparato veniva conservato in un barattolo e utilizzato a cucchiaiate ogni volta che occorreva.
Sali di Tartarico
Si tratta di acidi bicarbossilici diffusamente presenti in natura e precipitati in sali mediante appositi trattamenti (uno di essi, il sale di potassio, si forma naturalmente sul fondo delle botti durante la fermentazione del vino ed era quello più utilizzato), molto solubili in acqua, e si consigliava l'aggiunta di questi sali ai preparati detergenti per mantenere lucente e vivo il colore dei capelli chiari.
Una ricetta per lavare i capelli chiari e sottili è:
5 cucchiaini di sale di potassio
1 pinta di acqua tiepida
Si bagnavano completamente i capelli in questa miscela, massaggiando finché faceva schiuma. Si lasciava in posa circa cinque-dieci minuti, e poi si procedeva con il risciacquo con acqua tiepida.
Limone
Anche il limone, come i sali di tartarico, era suggerito alle chiome bionde per accentuare i riflessi dorati. Di contro, lo si sconsigliava alle chiome scure.
Generalmente questo ingrediente veniva utilizzato in preparati a base di uovo in quanto gli acidi del limone riescono a neutralizzare l'odore sgradevole di un uovo che potrebbe non essere freschissimo
Crusca di grano
La crusca era considerata un elemento importantissimo nella cosmesi tricologica vittoriana, era considerata l'ingrediente di base per lavare i capelli e nel contempo ammorbidirli e ispessirli.
Una ricetta presente nel manuale The Woman’s Own Book of Toilet Secrets che risale agli anni '90 del secolo vittoriano, troviamo questa interessante ricetta:
1 presa di crusca
1 litro di acqua dolce
1 pezzetto di sapone bianco
1 tuorlo d'uovo
In questo preparato l'elemento detergente è il sapone bianco (all'epoca si usava chiamare così il sapone di Castiglia), il tuorlo d'uovo ha proprietà nutrienti ed emollienti, mentre la crusca funge da idratante e da fattore "proteinizzante" (non possiamo propriamente definirla una sostanza in grado di proteinizzare nel senso che intendiamo noi oggi).
La crusca veniva fatta cuocere in acqua per circa trenta minuti, quindi si filtrava l'acqua ottenuta e la si lasciava riposare fino al completo raffreddamento. A questo punto si aggiungeva il sapone grattugiandolo in scaglie minute più facili da sciogliere.
Questo shampoo prevedeva due passaggi. Il primo consisteva nel bagnare una pezza di lino nel liquido ottenuto dalla cottura della crusca e strofinare per bene il panno sulla cute, tirando con accuratezza le file dei capelli affinché il prodotto fosse distribuito uniformemente. Il secondo passaggio consisteva nel battere il tuorlo d'uovo e massaggiarlo sulla cute e il resto dei capelli con le mani.
A questo punto si lasciava in posa per circa quindici minuti e si procedeva col risciacquo.
La crusca veniva anche utilizzata, mischiata alla cipria, come shampoo a secco.
Bicarbonato di Sodio
Il Carbonato Acido di Sodio (è questo il suo vero nome) non ha proprietà detergenti, ma in epoca vittoriana era un ingrediente molto usato da aggiungere ai preparati casalinghi. Si reputava ne migliorasse la resa, e ancora oggi ci sono persone convinte che il bicarbonato possa effettivamente sgrassare e purificare i capelli.
In realtà il bicarbonato non sgrassa, e usarlo da solo per lavare i capelli significa non lavare nulla, sprecare materia prima e col tempo rischiare di incorrere in dermatiti e disidrosi, senza contare che sul lungo periodo questa sostanza rovina i capelli e ne favorisce la disidratazione.
Il bicarbonato è una sostanza a pH alcalino, e questo, come ben sappiamo, favorisce il sollevamento delle lamelle della cuticola, permettendo al sapone di pulire i capelli più in profondità. E' però a causa del pH alcalino che il bicarbonato, tanto proposto oggi come shampoo no-poo, è qualcosa che io sconsiglio.
Le donne vittoriane lo sapevano meglio di noi al giorno d'oggi che il bicarbonato servisse a poco, da solo, infatti lo utilizzavano solo come ingrediente aggiuntivo in caso di capelli particolarmente sporchi e grassi, perché ne avevano intuito le proprietà seboregolatrici.
Miele
Il miele veniva aggiunto a molte ricette destinate ai capelli biondi o rossi per ravvivarne il colore, idratare e condizionare le chiome sottili e ricce senza appesantire.
Noi al giorno d'oggi potremmo domandarci il senso di utilizzare sostanze condizionanti, idratanti o proteinizzanti in preparati di lavaggio, ma la realtà è che i prodotti industriali attualmente a disposizione ci hanno abituati a un lavaggio estremamente veloce (spesso troppo, che ci induce a lavare male i capelli e poi dare la colpa al prodotto e non alle nostre incapacità), che impedisce a qualsiasi sostanza utile aggiuntiva di venire assorbita. Ma lo shampoo vittoriano era uno shampoo-impacco, che talvolta restava in posa anche una o due ore, e questo permetteva il completo assorbimento da parte della chioma degli ingredienti cosmetici aggiuntivi a quelli detergenti.
Gli idrolati
Amati ancora oggi, i distillati vegetali divennero un must in epoca vittoriana. I più amati erano gli idrolati di rose e di amamelide.
L'uso degli idrolati aveva lo scopo di utilizzare acqua pura, profumata e dotata di tutte le proprietà che la distillazione aveva trasferito dalle piante all'acqua.
Le tisane
Un'importanza cruciale nella cosmesi tricologica vittoriana era rivestita dalle tisane, ma non da bere, da utilizzare come acqua di risciacquo.
Tutte le donne vittoriane che potevano permetterselo, infatti, chiudevano il risciacquo utilizzando una tisana così da ottenere un triplice effetto:
lucidare i capelli
rinvigorire il colore
profumare la capigliatura
Le tre tisane più quotate dell'epoca vittoriana erano:
tè nero
decotto di rosmarino
camomilla (per le chiome chiare)
Ma possiamo trovare anche infusi di violetta, di rosa, di mughetto e di altri fiori dal delicato profumo. Generalmente si preparavano uno o due litri di tisana così da risciacquare abbondantemente tutta la chioma.
Spesso queste tisane venivano utilizzate anche tra un lavaggio e l'altro per andare a rinfrescare i capelli e recuperare lucentezza e vigore.
Gli aceti profumati
Il risciacquo finale della dama vittoriana però non poteva dirsi completo se alla tisana non veniva aggiunto qualche cucchiaio di aceto profumato.
Perché sì, sono state le capellone vittoriane a inventare il risciacquo acido.
Generalmente si utilizzava l'aceto di mele cui venivano aggiunte diverse prese di fiori freschi accuratamente lavati e asciugati.
Si lasciava il composto a riposare dai dieci ai quaranta giorni, quindi si filtrava e l'aceto per capelli era pronto per preparare l'ultimo risciacquo dei capelli.
Gli oli profumati
Mancando le competenze e i mezzi per avere un'igiene adeguata, i cattivi odori erano all'ordine del giorno. Ciò rendeva necessario ricorrere a sistemi per nascondere le puzze, e un grande alleato per mantenere i capelli profumati era l'olio profumato.
L'olio profumato non è l'oleolito (di cui abbiamo parlato QUI), ma un olio emulsionato con un idrolato e applicato ciocca per ciocca dopo lo shampoo, quindi accuratamente spazzolato con la cinghialina.
Emulsionare l'olio con l'idrolato garantiva l'idratazione dei capelli e la protezione dei fusti dagli agenti atmosferici, oltre a migliorare la resa delle elaborate acconciature.
In pratica dalla necessità di coprire i cattivi odori è nato il fantastico trattamento panacea di tutti gli inestetismi tricologici che noi chiamiamo leave-in.
Le emulsioni venivano applicate tutte le sere e tutte le mattine e i capelli spazzolati con cura con una cinghialina per distribuire uniformemente il prodotto, garantendo una protezione dei capelli costante nel tempo.
Gli oli prediletti erano quello di Macassar, l'olio di semi di lino e quello di visone (sì, il povero tenero animaletto), e se ci fa inorridire l'idea di usare grasso animale sui capelli, ricordiamo sempre che nel '700 applicavano il grasso d'orso sotto le parrucche per combattere i pidocchi, per fortuna i vittoriani iniziarono a comprendere che l'uso di grassi di origine animale era controproducente alla salute dei capelli e col tempo furono prediletti sempre di più oli di origine vegetale,
Questo lunghissimo articolo si conclude qui, ma il viaggio nella capellitudine vittoriana prosegue.